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dicembre, 2006

Abbasso i Casinisti

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Rabbia "Se c'è un ritorno, bisogna che si manifesti in tempi rapidi". Il 3 dicembre Silvio Berlusconi intima all'Udc di rientrare con la coda fra le gambe nella fu Casa delle libertà. Il tono minaccioso è lo stesso usato da Roberto Calderoli prima dell'adunata romana del 2: "Chi c'è c'è, chi non c'è non ci sarà più né per le politiche né per le amministrative". La convinzione del Cavaliere è che l'elettorato dell'Udc stia con lui, non con Pier Ferdinando Casini. Ma è un'illusione, perché esiste anche un antiberlusconismo di centrodestra. Lo dimostrano i risultati di tutte le elezioni dal 2002 in poi: crollo di Forza Italia, tenuta di An, leggeri incrementi della Lega, continui balzi in avanti dell'Udc. Quando Rocco Buttiglione disconosce la leadership di Berlusconi, dichiarando che "bisogna aiutarlo a uscire di scena con grazia e non con un capitombolo", sa di scommettere su un sentimento che nel popolo dei moderati c'è, pur se minoritario.

Colpi bassi Berlusconi ha sempre pensato di poter svuotare i partiti alleati non abbastanza docili. Innumerevoli volte ha sostenuto di voler conquistare da solo il 51 per cento. Nella campagna per le europee del 2004, coerentemente, inviò a milioni di italiani una lettera con la richiesta perentoria di convergere su di lui: "È necessario che gli elettori non disperdano i propri voti sui piccoli partiti che con uno, due, tre deputati finiscono per non contare nulla". Ma fu una catastrofe. Rispetto al 2001 Forza Italia perse ben otto punti percentuali, mentre gli altri della Cdl crebbero.

Bugie Nella lotta contro i frondisti dell'Udc un'altra arma di frequente impiego è quella dei sondaggi terroristici sventolati sotto il naso di Lorenzo Cesa. Berlusconi ama proclamare che le intenzioni di voto per Forza Italia vanno "oltre il 31 per cento", con i centristi condannati a un deprimente 4,7. Ma sono numeri inattendibili: nessun istituto vede un'Udc in calo rispetto al 6,7 per cento delle politiche di otto mesi fa. Nell'unico test recente, le regionali in Molise, il partito di Casini è andato benissimo. In Italia distinguersi da un aspirante ducetto di solito conviene. Nel '94 Umberto Bossi ruppe con Berlusconi: pareva finito, Giuliano Ferrara già lo sfotteva come "la cara salma"; invece sopravvisse, e nel '96 la Lega conquistò un favoloso 10,5 per cento. Se dà l'Udc per spacciata, Calderoli non fa onore alla sua sanguigna intelligenza.

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