Per accedere alla scalinata di quest'edificio neoclassico, che il granduca di York ha fatto costruire nel 1825, si passa per i controlli dei bobbies e degli agenti di sicurezza di turno. C'è da dire che l'erede del trono, il principe Carlo, discendente diretto della regina Vittoria, abita nell'edificio adiacente insieme alla consorte, la duchessa di Cornovaglia, e ai suoi due figli, i principi William e Harry. Nel cortile, intorno a un tavolo montato su cavalletti dove troneggia un bidone di tè e una piramide di biscotti, gruppi di tecnici e operatori in giacca fluorescente e orecchini avvitati si confondono con i maggiordomi e i camerieri in livrea di gala. Un gran ciambellano in parrucca e collant, seduto al sole, legge il tabloid 'The Sun'. È l'intervallo tra due riprese; l'aiuto-regista ha raggiunto il gruppo delle comparse per fumarsi una sigaretta. "Oggi è una giornata tranquilla. Ieri abbiamo girato la scena dell'incoronazione, con 200 comparse. E per di più abbiamo avuto la visita della duchessa di York col suo seguito". La duchessa di York è Sarah Ferguson, ex nuora di Elisabetta II, ed è lei l'executive producer del film. Quella di 'Young Victoria' è stata infatti un'idea sua. Ne ha parlato un giorno a un suo amico, Julian Fellowes, vincitore dell'Oscar per la sceneggiatura di 'Gosford Park' e autore del bestseller 'Snob' (in Italia pubblicato da Neri Pozza). L'aristocrazia inglese è la sua passione, e non chiedeva di meglio che scrivere questa storia di intrighi di corte, amore e potere. E a quel punto Martin Scorsese e Graham King hanno deciso di prendere le redini della produzione. Per la regia hanno pensato a Jean-Marc Vallée, canadese del Québec, autore della commedia 'Crazy', una rivelazione alla Mostra di Venezia dell'anno scorso. Scelta originale: uno sguardo dall'esterno, quello di un outsider.
"Outsider, sì, ma a conoscenza dei fatti", precisa Vallée, mentre prepara la prossima ripresa nel salone Veronese. Vallée è cittadino del Commonwealth, un'invenzione che più vittoriana non si può. "In Canada la regina Vittoria è onnipresente: le strade, le piazze, gli edifici pubblici e le scuole intitolate al suo nome si contano a migliaia. C'è persino una città chiamata Prince Albert. Detto questo, non ero particolarmente interessato a fare un film in costume sulla regina Vittoria. Ma mi è piaciuta la sceneggiatura di Fellowes, il racconto di questa storia assurda: un'adolescente che diventa imperatrice. Una ribelle che riesce a sventare gli intrighi del parentado, prende in mano il governo e chiede al suo innamorato di sposarla, e tutto questo nell'arco di un anno". E poi precisa: "Per me Vittoria è una regina rock, nella più pura tradizione britannica: Elisabetta I, Vittoria, Margaret Thatcher e Vivienne Westwood". Vittoria, regina rock. Riuscirà Jean-Marc Vallée dove Sofia Coppola ha fallito con Maria Antonietta? Sarà il futuro a dirlo.
Intanto il regista ha scelto il suo cast con ogni cura. "Volevo avere accanto a me anche qualche tedesco, dato che Alberto era del casato di Sassonia-Coburgo. Per la fotografia ho pensato subito a Hagen Bogdanski, perché sono stato molto colpito da quello che ha saputo fare in 'Le vite degli altri' (l'Oscar per il miglior film straniero quest'anno). Abbiamo scelto di lavorare il più possibile con la luce naturale, per non soffocare l'autenticità dei sentimenti. Bogdanski, che è di origine berlinese, conferma: "Ci siamo ispirati al lavoro della fotografa Annie Leibovitz, che la primavera scorsa ha pubblicato su 'Vanity Fair' un servizio sulla regina Elisabetta II. Non vogliamo un look hollywoodiano, ma qualcosa di più realista: un'immagine scura, alla 'Barry Lyndon' di Kubrick". Difatti, nella scena in preparazione, quella del primo ingresso della regina nella sua nuova dimora di Buckingham Palace, la fonte di luce è una sola: quella delle due ampie finestre aperte sul giardino di St. James.
Il cambiamento che ha suggerito è quanto mai sottile: quel 'non è vero?' pronunciato dalla duchessa è anacronistico. "Il mio ruolo in questo film è di prestare attenzione anche ai dettagli infinitesimali; sono le sfumature a convincere lo spettatore della qualità di una ricostruzione storica. Ho insistito, ad esempio, per far riprodurre fin nei minimi dettagli la tenuta del principe Alberto, cavaliere della Giarrettiera: mi è sembrato importante, anche se lo si vede per un attimo, e in una sola scena". Bruce, sempre cortese, ci lascia improvvisamente per accogliere un visitatore di riguardo, in redingote di cachemire beige: è il supervisore della casa della regina Elisabetta II, arrivato sul set senza preavviso: "Una sorta di intendente generale", precisa Bruce: "Le sue mansioni potrebbero essere paragonate a quelle del direttore di un albergo di lusso. È lui che organizza i ricevimenti della regina e si prende cura del benessere dei suoi ospiti, dal momento del loro arrivo sul suolo britannico fino alla partenza. Quando è la regina a dare un ricevimento tutto dev'essere perfetto".
Poco lontano il decoratore capo Patrice Veremette è affaccendato con un immenso vaso colmo di gigli bianchi. "Abbiamo la fortuna di poter girare nelle più belle dimore del paese, a Wilton House e Arundel Castle, o nei giardini di Blenheim. C'è un solo ambiente che abbiamo ricostruito pezzo per pezzo negli studios di Shepperton: il palazzo di Kensington, dove la giovane Vittoria aveva trascorso l'infanzia, un palazzo che considerava una prigione. Delle dimore esistenti nessuna mi è sembrata abbastanza tetra e sinistra".
Torniamo nel salone Garibaldi, al primo piano di Lancaster House, dove si sta preparando una delle scene finali del film. Il regista infila nello stereo l'ultimo album dei Sigur Røs, un gruppo rock islandese. "Quando giro sento il bisogno di un sottofondo musicale, per creare la giusta atmosfera emotiva per gli attori e per tutto il team. Ho scelto fin dall'inizio la musica di questo gruppo, di ispirazione classica, alternata ai brani che si ascoltavano nell'800, come l''Elisir d'amore' di Donizetti, il 'Re Arturo' di Henry Purcell o 'I puritani' di Bellini. I Sigur Røs sono venuti sul set e hanno accettato, con mia grandissima gioia, di scrivere la musica del film. Le note che risuonano nel salone dove l'azione sta per cominciare sono cristalline e misteriose a un tempo. Costumisti e truccatori fanno ressa intorno a Emily Blunt e a Rupert Friend, che interpreta il principe Alberto: lo ha rivelato il film 'Orgoglio e pregiudizio' di Joe Wright. Devono essere entrambi impeccabili: li spolverano come oggetti preziosi. In un'ora siamo alla terza spruzzatina di lacca sui sottili baffetti, sui favoriti e sui riccioli del principe; e un assistente particolarmente scrupoloso lucida un'ultima volta i bottoni dorati della sua uniforme. È un momento cruciale del film: una tenera schermaglia tra la giovane Vittoria e suo marito, il principe Alberto, mentre i due si preparano a raggiungere la corte. Ridono come adolescenti, quando all'improvviso la porta si socchiude; e i loro volti si compongono nell'espressione grave che si conviene al loro ruolo di onnipotenti sovrani. L'obiettivo si fissa su quest'immagine: è subentrato il potere.
traduzione di Elisabetta Horvat