Venti musicisti da tre continenti. Magnifico sound. Esperimento sociale d’avanguardia
Un esperimento sociale più che un gruppo musicale. L'Orchestra di Piazza Vittorio è molto più di una banda di musica etnica. È un crocevia di razze, di linguaggi, di musiche diverse. E anche un modello di integrazione: una ventina di musicisti da tre continenti, che parlano otto lingue e portano con sé i loro strumenti, la loro umanità, il loro background. Risultato di questo incontro, avvenuto non a caso all'Esquilino, il quartiere multietnico della capitale, è world music nel senso più alto del termine.
"Sona" è il frutto di questo crogiuolo di culture. Un disco splendido in cui, attraverso nove brani, l'Italia incontra l'Africa, il Sudamerica, il lontano Oriente. Convivono felicemente la malinconia di
"Ena Fintidaarh'k" e il dinamismo di
"Ena Andi", il mix di sensibilità occidentale ed araba di
"Laila", il divertissement di
"Balesh Tebsni", la spiritualità di
" S a n d i n a " e l'omaggio a Cuba di
"Vagabundo Soy". A chitarre e fiati si uniscono flicorno, kora, marimba, oud, congas...