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Politica
dicembre, 2007

Erano spiati pure i carabinieri

Tavaroli controllava i telefoni del comandante generale dell'Arma e dei suoi collaboratori. È la nuova inquietante scoperta dei pm milanesi

Una sfilza di numeri fissi che iniziano allo stesso modo, '068098', e proseguono con le quattro cifre di vari interni. Tutti riservatissimi. Ma solo in teoria. Perché nel 2004 sono finiti come pesciolini qualsiasi nella gigantesca rete di Giuliano Tavaroli, l'ex responsabile della sicurezza Telecom. Nei giorni scorsi, quando hanno scoperto a che 'ditta' sono intestati quei numeri del quartiere Parioli, i magistrati della Procura milanese che indagano sullo scandalo Sismi-Telecom sono rimasti senza parole. Sono utenze dell'Arma dei carabinieri. E secondo quanto 'L'espresso' è in grado di rivelare, si tratta di linee in uso al comandante generale, ai suoi più stretti collaboratori e alla prima linea di comando di viale Romania. Si sta così aprendo un nuovo e delicatissimo filone d'indagine dagli esiti imprevedibili, ma che intanto ha un punto di partenza sconcertante: in Italia perfino i telefoni dei carabinieri sono stati spiati.

I tabulati relativi ai numeri dell'Arma sono stati ritrovati nel maxi-archivio sequestrato a Telecom Italia nei mesi scorsi. E la Procura di Milano si prepara a chiedere al Comando generale a quali singoli ufficiali corrispondano i vari interni spiati. Nel corso di alcuni interrogatori svolti in gran segreto nell'ultimo mese, alcuni numeri sarebbero già stati identificati. Alla curiosità della Telecom non sarebbero sfuggiti l'allora comandante Guido Bellini, i suoi aiutanti di campo, il capo di stato maggiore e l'ufficio Operazioni. Il periodo nel quale risultano più controlli è la primavera del 2004 e in particolare il mese di aprile. Che stava succedendo di così importante in viale Romania da scatenare tanta curiosità? Prima di ricostruirlo, occorre capire come si è svolto lo spionaggio.

I tabulati sono usciti dal centro Telecom di via di Torre Rossa, a Roma. Per questa ragione, nei giorni scorsi, è stata nuovamente interrogata Caterina Plateo, la dipendente di Tim che aveva già testimoniato sui primi tabulati illeciti. La Plateo ha sempre indicato in Adamo Bove colui che le passava i numeri da 'ispezionare'. Bove, ex capo della sicurezza Tim, non si può più difendere né spiegare agli inquirenti se a sua volta ricevesse quelle disposizioni da Tavaroli o da altri supermanager. Nell'estate del 2006 è morto cadendo da un cavalcavia sulla tangenziale di Napoli ed ora è fin troppo facile addossargli qualunque colpa. Ma sulle agende della scrupolosa signora Plateo sono scritti anche i nomi di battesimo di coloro che dovevano venire a ritirare quei tabulati così scottanti. Appartengono a due alti dirigenti del Sismi tra i più fedeli dell'ex direttore Nicolò Pollari. Insomma, nel 2004 Telecom ha spiato i vertici dell'Arma e avrebbe passato i tabulati al Sismi, dove al fianco di Pollari lavorava Marco Mancini, inseparabile amico e sodale di Giuliano Tavaroli. Per l'Arma, il tradimento forse più difficile da digerire è che sia Tavaroli che Mancini hanno portato gli alamari.

Se il destinatario dei tabulati era ai vertici dell'intelligence, allora risulta più agevole ipotizzare che ci fosse da spiare in Viale Romania. Una prima pista porta a Nassiriya, dove nel novembre 2003 avevano perso la vita dodici carabinieri e quattro soldati. Nel 2004 le tensioni tra carabinieri e Sismi erano altissime perché l'Arma sospettava che una serie di attacchi mediatici sulla prevedibilità dell'attentato e sulla sicurezza della base arrivassero proprio dai servizi. Tanto che quando due anni dopo si scoprì l'esistenza di Pio Pompa e del suo 'ufficio patacche', molti, in viale Romania, fecero due più due. Una seconda pista punta invece sul delicato giro di poltrone ai vertici delle forze armate e di polizia che era allora alle viste. Proprio ad aprile 2004 era in scadenza la nomina di Bellini e l'Arma si preparava ad avere il suo primo comandante 'interno' dal 1943, Luciano Gottardo. La vicenda era seguita con molto interesse anche da Pollari, che sognava a sua volta di diventare il primo finanziere a guidare le Fiamme gialle. Ma per centrare l'impresa non gli bastavano solo la stima incondizionata dell'allora premier Berlusconi e del suo braccio destro Gianni Letta. Servivano anche una leggina ad hoc e che arrivasse a scadenza l'incarico di Roberto Speciale. Insomma, ci voleva un anno e non a caso Pollari perorava una proroga di Bellini. Perse la partita, nonostante qualche asso di troppo nella manica.

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