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Opinioni
giugno, 2008

Alla scoperta dell'India vera

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Alcuni consigli per chi intende visitare Bombay o Delhi. Vincete l'imbarazzo e andate in uno slum

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È estate ormai e molti italiani si ripropongono di viaggiare verso lidi lontani. Agli occhi degli europei sono pochissimi i paesi esotici come l'India. 'Incredible India!' è lo slogan coniato dalla Commissione governativa indiana per la promozione del turismo, ma non reputo che sia efficace.

L'India è scelta soltanto dallo 0,5 per cento dei turisti di tutto il mondo: pur avendo il Taj Mahal e la catena dell'Himalaya, è visitata dalla metà dei turisti che prediligono invece paesi quali l'Arabia Saudita e la Croazia. Nel 2006, hanno visitato l'India 4,44 milioni di turisti e in quello stesso anno ben 41 paesi sono stati visitati da un maggior numero di turisti. Nonostante aeroporti, alberghi, mezzi di trasporto e altre infrastrutture destinate al turismo siano apprezzabilmente migliorati, l'India resta tuttora un paese poco 'tourist-friendly'. Buona parte di ciò dipende dal fatto che non appena si sbarca da un aereo, in India si entra in contatto diretto con la povertà estrema.

Ricordo l'episodio vissuto dalla madre di un mio amico francese che lavora come assistente sociale alla periferia di Parigi: arrivata a Bombay per la prima volta, ancora all'aeroporto fu circondata da un'orda di bambini di strada. Sopraffatta dalla loro tenera età e dalla loro disperazione, aprì immediatamente le proprie valigie, lì sul marciapiede, e lasciò che nel volgere di pochi minuti fossero completamente svuotate. Poi, senza più bagagli, si alzò in piedi e si avviò a visitare l'India.

Se avete una coscienza sociale, la prima volta che metterete piede in India dovreste sentirvi come minimo travolti - umiliati e sdegnati può andare altrettanto bene - e non soltanto per la povertà che vi si paleserà agli occhi ovunque andrete, ma anche perché in mezzo a tanta miseria scoprirete che i ricchi vivono benissimo. Vivono benissimo proprio grazie ai poveri: fuori da ogni edificio c'è in perenne attesa un raggruppamento di inservienti, composto da camerieri, elettricisti, lavandai, autisti, babysitter, cuochi. L'albergo nel quale soggiornerete sarà circondato da una baraccopoli, dalla quale proviene tutto il personale sempre sollecito a soddisfare ogni vostro capriccio. Per rendervene conto, vi basterà osservare quanti camerieri sono pronti ad accorrere al vostro tavolo quando vi serve qualcosa: tutto ciò che dovrete fare sarà alzare una mano e subito apparirà qualcuno. A ogni incombenza sono addette come minimo tre persone.

Sorseggiando il vostro cocktail da 20 dollari in un albergo a cinque stelle, potreste convertirne mentalmente il prezzo in rupie e mettere a confronto tale cifra con le 900 rupie che costituiscono lo stipendio medio mensile della maggior parte degli indiani. Vi sentirete delle merde quando il vostro taxi passerà accanto ai poveri, o quando i mendicanti vi metteranno sotto gli occhi i loro bambini deformi e sciancati. Quando sono tornato a vivere a Bombay mi sono sentito una merda anch'io. E io ci sono nato.

Ma allora: è opportuno vivere in un'opulenza da gaudenti quando proprio alle porte del vostro albergo si vive nello squallore? Si potrebbe sostenere che il denaro lì speso finirà con lo scorrere in mille rivoletti: dopo tutto, infatti, ogni albergo ha alle proprie dipendenze vere e proprie schiere di impiegati, inservienti, camerieri, sorveglianti e così via, e tutti costoro finiranno col ricevere una modesta percentuale delle centinaia di dollari che spenderete per ogni pernottamento, e intascheranno di che far vivere le loro famiglie allargate. Gli indiani - tanto i ricchi quanto i poveri - hanno bisogno dei dollari dei turisti.

Sì, dovreste fare l'elemosina, ma non ai mendicanti che esibiscono i loro figlioletti, ancorché non sarebbe certo la fine del mondo - che diamine! - se donaste loro 50 rupie. I vostri soldi dovreste darli a una qualsiasi delle centinaia di organizzazioni che cercano di rendere migliore la vita dei più poveri. Alcuni turisti lavorano come volontari nei lebbrosari di Calcutta di madre Teresa, altri preferiscono recarsi in luoghi come Bhopal a dare una mano al Sambhavana Trust, che presta assistenza e cure mediche ai sopravvissuti del massacro provocato nel 1984 da una grande corporation, noto come 'fuga di gas dagli stabilimenti dell'Union Carbide'.

La cosa più importante, tuttavia, è che il vostro profondo imbarazzo vi induca a uscire dal vostro albergo a cinque stelle, dalla vostra limousine con l'aria condizionata, e a mettere piede in qualche slum. Forza, fatelo, non abbiate timore, nessuno vi farà del male. Diversamente da quanto accade, per esempio, in Brasile o in Sudafrica, in India la povertà non è associata a crimini violenti di strada, aggressioni, rapine in automobile. Se preferite, potete scegliere un tour organizzato negli slum di Bombay o di Delhi, di solito offerto da agenzie non indiane che soddisfano le esigenze dei turisti desiderosi di conoscere una realtà più veritiera. Altrimenti, risparmiate i vostri soldi e invece di darli ai tour operator distribuiteli agli abitanti stessi degli slum. Visitare uno slum è la cosa più facile del mondo: vi basterà chiedere a un cameriere o a un portiere dell'albergo nel quale soggiornate di accompagnarvi a casa sua. È lì che scoprirete l'India vera, quella credibile.
traduzione di Anna Bissanti

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