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Politica
settembre, 2008

Scooter rosso sangue

Quattro morti al giorno su moto e ciclomotori. Cresce il pericolo nelle città. E l'età delle vittime. Perché il caro benzina spinge sempre più adulti a lasciare l'auto

Il sogno di ogni adolescente e l'incubo di ogni genitore era il ciclomotore. Ma da qualche tempo, a stare in pensiero, sono i figli. In Italia le due ruote sono ancora la prima causa di mortalità tra i giovanissimi. La strage sembra inarrestabile ma a morire non sono più solo i ragazzi, ora anche i papà. Le stime ufficiali parlano chiaro: dopo l'inasprimento delle sanzioni per le infrazioni al codice della strada, l'asfalto fa meno morti (meno 5,7 per cento nei primi sette mesi del 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007). Ma i centauri continuano a morire e, se pure si registra un lieve calo, tra gennaio e luglio di quest'anno ci sono stati 392 incidenti mortali soltanto sulle strade extraurbane, con due vite stroncate al giorno per un totale di 413 morti.

È nelle città che si registrano i numeri più impressionanti, per colpa di sorpassi azzardati, delle rotaie dei tram, degli auricolari con la musica nelle orecchie e di mille altre infinite occasioni di caduta o di scontro che, per un'auto, comporterebbero brusche frenate o semplici ammaccature, ma che per il centauro possono diventare fatali. L'ultimo dato censito dall'Istat risale al 2006 ed elenca 1.559 moto-scooteristi deceduti, più di quattro ogni giorno, tutti i giorni dell'anno. Nel confronto agli anni passati poi, sale l'età delle vittime.

I lunghi tempi per raggiungere il luogo di lavoro e le maggiori limitazioni al traffico di autoveicoli nelle grandi città hanno risvegliato un esercito di easy raider metropolitani, creando due categorie ancora più a rischio dei neofiti imberbi: i motociclisti di ritorno, quelli che avevano una moto o un motorino fino a vent'anni e che, dopo lustri passati alla guida di comode automobili, riprendono a cavalcare una due ruote; e i neoconvertiti, i più pericolosi per se stessi e per gli altri, quelli che non sanno neanche cos'è una leva del cambio e che, grazie a una patente di categoria B presa prima del 1988, possono mettersi in sella a qualsiasi bolide senza aver mai fatto una lezione di guida pratica. E tutti sembrano rivolgersi ai potenti scooter, soprattutto da quando il carico burocratico e normativo ha reso meno appetibili i piccoli ciclomotori, ambiti solo dai quattordicenni.

Il boom di centauri improvvisati si è registrato negli ultimi mesi, quando il costo della benzina ha raggiunto record assoluti. Il mensile 'Motociclismo' ha confrontato, su identici tracciati urbani, i consumi di carburante di veicoli a due e quattro ruote, verificando che un maxi-scooter consuma esattamente la metà rispetto a un'utilitaria e, ovviamente, arriva prima a destinazione. Se un pieno d'automobile costa 70 euro, la differenza, a fine mese, si fa sentire. L'estate poi invita ancora di più a lasciare in garage la macchina e nell'ultimo mese scooter e motociclette, che hanno segnato un più 6 per cento di vendite, sono stati al centro di tragici incidenti costati la vita a professionisti e studenti, immigrati e pensionati.

Basta poco, una buca, un po' di ghiaia o, come nel caso di Andrea Pininfarina, morto il 7 agosto scorso mentre andava al lavoro in Vespa, un furgone parcheggiato vicino all'incrocio. Sufficiente a coprire la visuale di Giuliano Salmi, l'automobilista di 78 anni che a bordo di una Ford Fiesta si è scontrato con l'industriale. Perché un impatto anche a soli 40 chilometri orari, quindi ben al di sotto dei limiti di velocità nei centri abitati, può essere letale. Le 'brevi di cronaca' dei giornali locali dicono qualcosa in più dei numeri statistici, e svelano in parte le cause di tanti incidenti.

Un giovane sul maxi-scooter a Bagheria perde il controllo del mezzo e Maria, di 19 anni, che siede dietro sulla sella, viene sbalzata nell'altra corsia mentre arriva un furgone. Un diciottenne di Torino torna da un rave ubriaco e strafatto di droga, e con la sua auto investe e uccide Juri, operaio di 28 anni che stava andando in fabbrica in moto. Nel casertano Giuseppe e Rosaria, coniugi di 53 e 52 anni, vanno al mare in scooter, tentano di sorpassare la fila e vengono travolti da un camion. A Roma Valentina, ventenne figlia di un carabiniere, invade la corsia opposta e viene investita è uccisa da un autobus di linea che non l'aveva vista. E c'è persino l'extracomunitario di 62 anni che in pieno centro a Palermo, il 29 luglio scorso, è stato investito da un calesse trainato da un cavallo ed è finito in rianimazione. Di troppi altri incidenti mortali le notizie si concludono con la frase: "Le cause sono in corso di accertamento".

Riccardo Forte, presidente del Coordinamento motociclisti, elenca una serie di responsabilità che assolvono i centauri e che chiamano in causa la scelleratezza degli automobilisti: "Chi guida un'auto", sostiene, "ha un atteggiamento superficiale nei confronti dei ciclomotori e dei motocicli, non rispetta la distanza di sicurezza, agli incroci non si ferma, pensando che lo farà l'altro, perché ha da rimetterci, oppure concede allo scooterista solo un colpo d'occhio, senza valutarne la velocità e la direzione. Ben diverso è quando si confrontano con un autobus o un camion, allora sì che si fermano".

A fronte di questi comportamenti, secondo Forte, non ci sarebbe un'adeguata risposta delle forze dell'ordine: "Proviamo a contare quante infrazioni commettiamo ogni giorno mentre guidiamo la macchina, dall'uso del telefonino, al sorpasso azzardato, all'eccesso di velocità, fino al rosso 'bruciato'. Poi moltiplichiamo il numero delle nostre infrazioni per tutti i giorni dell'anno e confrontiamo il risultato con il numero di volte che siamo stati fermati da una pattuglia". Per il presidente dei motociclisti l'imbarazzante risultato è la prova che in Italia mancano i controlli e che gli utenti della strada sono un popolo di impuniti.

"Impossibile militarizzare le strade", risponde il vice questore aggiunto Rossanna Ferranti, del coordinamento Polizia stradale del ministero dell'Interno, "anche se è vero che in presenza di telecamere e autovelox gli incidenti sono diminuiti del 30 per cento, perché l'osservanza della regola è relazionata alla paura della sanzione e non alla condivisione delle norme". La funzionaria della Stradale però non è convinta che la colpa sia sempre degli altri e i numeri le danno ragione. "Il motociclista è generalmente un guidatore più specializzato degli altri", ammette la Ferrandi, "ma nel 2007 la Polizia stradale ha elevato 7.500 sanzioni per guida senza casco, 6.766 eccessi di velocità, 5.814 mancate revisioni del veicolo e ha verbalizzato 4.625 casi di velocità non commisurata alle condizioni di traffico e visibilità".

Date queste premesse non stupisce che negli incidenti mortali in cui sono coinvolti i mezzi a due ruote la Stradale abbia rilevato che la prima causa siano i sorpassi non effettuati in sicurezza, seguiti dalla velocità non moderata e dall'inosservanza della segnaletica. Uno studio dell'Associazione nazionale delle assicurazioni rivela poi che non sempre le sanzioni servono a correggere i comportamenti di guida. L'Ania ha infatti riscontrato una sorta di recidività in chi commette un'infrazione, quasi una predisposizione del pirata della strada che fa sì che chi provoca un incidente facilmente ne causi ancora.

Se la repressione non basta a ridurre significativamente la strage quotidiana, peggio ancora sembra fare la prevenzione. Secondo Roberto Serino, ingegnere al ministero dei Trasporti, spesso sono proprio gli interventi a tutela degli utenti della strada che provocano le morti dei ciclomotoristi: "I guard rail, per esempio, sono prodotti e testati per contenere l'urto dei veicoli e reindirizzarli in carreggiata, ma in nessun crash test è stato sperimentato cosa succede a un corpo inerme, non protetto dall'abitacolo di un'auto, quando impatta sulle lamiere". E il risultato è che proprio il guard rail uccide il motociclista, talvolta decapitandolo.

Sotto accusa anche i dossi rallentatori, che per legge devono essere utilizzati nei centri abitati e che, denuncia l'ingegnere Serino, molti sindaci disseminano anche nelle strade di scorrimento. Neppure le rotonde sono esenti da colpe. I comuni, grazie ai finanziamenti europei, hanno disseminato i propri incroci di rotatorie, dimenticando però che dovrebbero interessare solo una corsia di marcia. Perché se a girare in tondo sono due corsie, le traiettorie si intersecano di nuovo e si annulla l'effetto di scorrimento.

Infine, tra i responsabili di morti e feriti, ci sono anche molti rivenditori di moto e scooter senza scrupoli che per prassi, senza neanche informare l'acquirente, tolgono i cosiddetti blocchi al motore, permettendo ai veicoli che dovrebbero viaggiare al massimo a 50 chilometri orari, di raggiungere quasi i cento. Si aggiunga poi che i motorini ormai passano di mano, soprattutto tra stranieri, senza essere sottoposti a revisione, e viaggiano con le gomme lisce, senza freni, luci o frecce, ed ecco che forse l'unica soluzione è quella adottata dal vigile Roberto Bigonzetti, funzionario del gruppo Pronto intervento traffico della Polizia municipale del centro storico di Roma.

A suo figlio, che ha appena compiuto 14 anni, Bigonzetti, 23 anni di pattuglia motomontata alle spalle, il motorino non lo comprerà. "C'è troppo caos, la città sembra una giungla e questi motorini ne fanno di tutti i colori. Nel centro di Roma il 35 per cento degli incidenti riguarda ciclomotori o moto, ma i morti a due ruote sono il 50 per cento del totale. Manca l'educazione stradale e si pensa che sulle due ruote ci si possa permettere qualcosa in più, quando invece ci si rimette più degli altri. A mio figlio ho già detto che il motorino per ora non glielo compro. Anzi, l'ho pure costretto a mettere il casco per andare in bicicletta".

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