Volevo informare sua eccellenza che abbiamo chiuso la vertenza Innse... A mezzanotte passata dell'11 agosto il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, chiama Gianni Letta per dargli la buona novella: è stato trovato un cavaliere bianco per la storica fabbrica milanese. I cinque operai che da giorni stavano sulla gru e avevano commosso mezza Italia possono scendere (vedere l'articolo a pag. 57). Il Ferragosto è santificato da una bella storia a lieto fine, sulla quale sindacati, imprenditori e governo faranno a gara a mettere il cappello. Peccato però che la realtà delle carte firmate sia molto più complessa e insidiosa di quella apparecchiata per i telegiornali della sera. Il protocollo di intesa, firmato dopo una maratona di 12 ore in Prefettura, non fa i conti con l'oste, che nella fattispecie sono il Comune di Milano e l'Aedes. Già, perché tutta l'operazione si regge su una complessa partita immobiliare che ha bisogno di una deroga al piano regolatore meneghino. Lo rivela un documento che 'L'espresso' ha ottenuto e dalla cui lettura si capisce perfettamente perché gli uomini della giunta Moratti si sono ben guardati dal mettere qualsiasi firma.
Le tre paginette, scritte con magistrale vaghezza, rimandano la soluzione della vertenza ad accordi successivi. E il nodo che rischia di mandare per aria il salvataggio Innse è nella parte immobiliare dell'operazione, il cui valore economico è infinitamente superiore a quello della parte industriale. La Insse appartiene a Silvano Genta e il compratore è una cordata di industriali capitanata dal bresciano Attilio Camozzi, assai lesto a presentarsi come l'imprenditore illuminato che salva 49 posti di lavoro. Il capannone della Innse di via Rubattino sorge però su 15 mila metri quadrati, all'interno di un'area industriale di 300 mila metri quadrati che non sono di Genta, ma del gruppo immobiliare Aedes. Aedes ha accettato di vendere a Camozzi "a un prezzo simbolico" non solo i 15 mila metri del capannone, ma anche altri 30 mila metri che sono stati ritenuti fondamentali per il rilancio della Innse. E già qui c'è la prima sorpresa, perché quell'ulteriore regalino di 30 ettari aiuta a descrivere meglio l'eroica impresa del cavaliere bianco. Neppure Aedes, però, è una società di mutuo soccorso e se i suoi legali hanno accettato di firmare il protocollo non è stato soltanto per il pressing del prefetto di Milano, ma perché a loro volta sperano di valorizzare i restanti 270 mila metri quadri intorno a via Rubattino. Per farlo, è necessario che Comune, Provincia e Regione accettino alcune varianti.
Quella notte, in Prefettura, erano presenti un assessore e alcuni dirigenti di Palazzo Marino, i quali si sono rifiutati di firmare il verbale d'accordo perfino per semplice presa d'atto. Non solo, la quadratura del cerchio immobiliare va trovata entro il 30 settembre, termine capestro. E si può aggirare questo ostacolo mantenendo valida la parte industriale dell'accordo? La risposta è al punto F di pagina 3: "Tutte le intese contenute ai punti A B C D sono intimamente connesse tra loro ed il venir meno di una delle stesse comporterà la caducazione di tutte le altre". Interpellato da 'L'espresso', l'avvocato Franco Casarano, partner dello studio Lexjus Sinacta e legale di Aedes, conferma che "il salvataggio Innse si regge su un equilibrio molto delicato, all'interno del quale basta che salti un elemento per far cadere tutto il resto". Significa che Aedes considera carta straccia quel che ha firmato alla vigilia di Ferragosto? Casarano ovviamente non è così tranchant e si limita a osservare che "sicuramente si tratta di un'operazione molto complessa e sulla quale certi trionfalismi sono stati fuori luogo". Come andrà a finire si capirà già nelle prossime settimane, quando il cda di Aedes sarà chiamato ad approvare il protocollo d'intesa. Con l'obbligo, essendo la società quotata, di giustificare l'eventuale regalo di un'area così vasta in piena Milano. E non a una onlus, ma a un gruppo di privati imprenditori.