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Cultura
ottobre, 2010

Astensionismo, ecco i rimedi

Si potrebbero marcare le cabine elettorali con odori di giovani femmine o addestrare alcuni animali al voto. Gli scienziati studiano come riavvicinare i cittadini alla politica

Supponiamo che qualcuno indica le elezioni e che nessuno ci vada: ecco lo spettro inquietante che, all'ultimo momento, ha trattenuto i big della politica dall'irresistibile voglia di urne che li stuzzicava da mesi.

Già: sono proprio finiti i tempi in cui bastava la parola «elezioni» per far scattare in ogni cittadino maggiorenne una serie di riflessi pavloviani che in breve l'avrebbe condotto puntualmente in una cabina, con una scheda in una mano e una matita copiativa nell'altra. Anzi, la disaffezione degli italiani per le consultazioni elettorali sta raggiungendo livelli insondabili perfino per la statistica: alla domanda «lei vorrebbe tornare alle urne?», un italiano su tre tenta di mordere il sondaggista, mentre gli altri due si prendono reciprocamente a capocciate.

Secondo alcuni ciò dimostrerebbe che la democrazia è obsoleta, secondo altri che i sondaggi sono l'unica cosa di cui gli italiani impoveriti dalla recessione hanno le tasche decisamente piene. In tempi meno evoluti la dittatura sarebbe stata una via d'uscita. Ma un dittatore moderno, non potendo più additare come nemici interni ebrei, massoni o comunisti, ha assoluto bisogno di un Parlamento litigioso da incolpare quando tutto va in vacca. Così perfino Berlusconi ha deciso di soprassedere. Anzi, tutti i partiti, una volta tanto d'accordo, hanno appena affidato a un prestigioso pool internazionale di scienziati il compito di scoprire le ragioni della ripugnanza degli italiani al voto, e le possibili cure. Ecco le prime indiscrezioni sulle loro ricerche.

La teoria
Secondo il professor Kurt Tierwählen, il noto critico del darwinismo (secondo lui l'uomo discende dalla scimmia solo quando la scimmia si stufa), la riottosità al voto sarebbe un sintomo del rinselvatichimento dell'Elector Italicus. «La domesticazione al voto di questo ombroso mammifero è peraltro molto recente,» precisa Tierwählen, «infatti solo nel 1861, quando l'Elector Gallicus votava già da decenni e l'Anglicus addirittura dal Medioevo, in Italia un'equipe piemontese riuscì a ottenere i primi suffragi da un piccolo branco di maschi alfabetizzati e abbastanza benestanti da non divorare la matita come un grissino». Benché interrotta dal 1922 al 1946, a fine ‘900 la domesticazione poteva dirsi compiuta. L'Italia era famosa per le ingenti mandrie di elettori che si avviavano mansuete alle urne nelle domeniche primaverili. Ma il processo venne rovinato dall'incompetenza degli allevatori, che si sabotavano a vicenda spingendo gli armenti verso il mare anziché verso i seggi, oppure mungevano voti troppo spesso o per motivi incomprensibili, promettendo nuove stalle e grassi pascoli che non si vedevano mai. Così il povero Elector, confuso e disorientato, nelle domeniche elettorali cominciò a darsi alla macchia. E oggi la stessa parola «elezioni» è sufficiente a farlo imbizzarrire.

Le soluzioni d'emergenza

Ma riportare in tempi brevi al seggio il povero bipede è possibile? Juri Babushnikov, docente di caccia all'orso presso l'Università di Kamciatka, assicura di sì: «Basta scavare nel terreno una cabina elettorale profonda almeno quattro metri, coprire l'apertura di foglie, e aspettare.» In Italia le elezioni si svolgono di solito in primavera, la stagione degli amori: per questo Zhuzhang Wu, genio cinese della chimica ma insignito per errore del Nobel per la Letteratura (il traduttore svedese aveva scambiato i suoi studi per poesie liriche), suggerisce di marcare le cabine con l'odore di una femmina giovane e sessualmente disponibile. Ma l'idea è stata preventivamente bocciata dall'opposizione: sarebbe propaganda occulta per il Pdl, e poi c'è il rischio che gli elettori facciano a cornate nei seggi.

I rimedi
Per risolvere definitivamente il problema c'è chi propone di pensionare l'inaffidabile Elector e addestrare altre specie animali all'espletamento del voto. Pare che un tipo di opossum argentino, grazie al suo finissimo olfatto, sia in grado di riconoscere fino a venti liste elettorali, e addirittura di distinguere «IoSud» di Adriana Poli Bortone da «NoiSud» di Raffaele Lombardo. E il presunto suicidio di massa del lemmings sarebbe solo l'effetto combinato della forte affluenza alle elezioni del capobranco e della scelta infelice nella dislocazione dei seggi, sempre situati in fondo a profondi dirupi. Ma ci vorrà molto tempo prima che l'Elector italicus possa essere sostituito. «Nel frattempo» azzarda il professor Candide Eauchaude della Sorbona, «forse una riforma per abrogare quella schifezza del Porcellum potrebbe aiutare». Ma disgraziatamente, la seconda parola che fa più ammattire gli italiani, dopo «elettorale», è proprio «riforma».

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