Le incursioni nella storia della moda e del costume dei più grandi stilisti sono sempre più frequenti, specialmente in tempi di crisi, in cui i più visionari fra i demiurghi dello stile non smettono di alimentare il sogno di una grande rinascita.
Un po' come capita per gli artisti del Rinascimento, che in questo momento sta vivendo un ritorno di fiamma. Colpa del clima endemico di incertezza o di una voglia di opulenza e di edonismo che, in barba al neo minimalismo, é sempre più diffusa? La parola alla semiologa Patrizia Calefato, docente all'ateneo di Bari che della moda e delle sue motivazioni sociologiche si é occupata a lungo: "Il richiamo al Rinascimento è fortemente simbolico, e la moda è fatta e vive di simboli - spiega la studiosa - attendiamo in modo quasi messianico l'uscita dalla crisi nordamericana ed europea, e quindi i sistemi di segni che più sono in grado di prefigurare il futuro (o illuderci che sia così), come la moda, si riferiscono al rinnovamento della cultura e dell'umanità".
Di sicuro non é la prima volta che le corti del Rinascimento italiano, francese e inglese attraggono l'interesse de big della moda. Basti pensare a John Galliano che nel 1998 in una memorabile collezione invernale per Christian Dior ha rivisitato i costumi dei lanzichenecchi contaminandoli con i piumaggi e i decori tribali degli Indios e degli Apache.
Oppure Yves Saint Laurent che ha celebrato almeno due volte i fasti del XVI secolo. Nel 1980 ha reso omaggio, con una sposa riccamente ammantata d'oro, a William Shakespeare e all'età elisabettiana e nel 1997 ha dedicato un'intera collezione di alta moda alla ritrattistica di Hans Holbein che immortalò con una certa intensità espressiva i protagonisti della turbolenta vita di palazzo all'epoca dei Tudor: da Enrico VIII ad Anna Bolena fino a Jane Seymour e alle altre mogli del re inglese artefice dello scisma anglicano e riportato sullo schermo da Jonathan Rhys Meyers in una serie televisiva di successo intitolata "I Tudor".
Un esempio illustre, quello del maestro di Orano, oggi seguito da una ridda di creativi: da Valentino e Moschino che hanno rispolverato la gorgiera, il collare increspato a nido d'ape che nel Cinquecento comparve al collo di dame e regine, passando per il giovane designer Marco De Vincenzo e Viktor & Rolf che hanno addirittura esasperato la gorgiera con tocchi magici di lurex e zip trasformiste, fino alle scultoree plissettature di Roberto Capucci e ad Alexander McQueen.
Lo stilista prematuramente scomparso ha definito con pochi ma strepitosi acuti di stile l'identikit di una moderna e sontuosa castellana stregata dalla lezione di pittori del calibro di Sandro Botticelli, Hieronymus Bosch e Jean Fouquet. Di sicuro la proliferazione di esposizioni dedicate a illustri artisti rinascimentali in Italia, in Francia e negli Stati Uniti non ha mancato di influenzare l'immaginario degli stilisti legati a doppio filo al Rinascimento italiano, all'iconografia aulica dei duchi d'Urbino, dei mecenati fiorentini, della Roma michelangiolesca e papalina, nella speranza forse di una rinascita del Made in Italy.
Basti pensare ai magniloquenti ritratti di Agnolo di Cosimo detto il Bronzino le cui opere rappresentative del Manierismo italiano sono attualmente in mostra a Palazzo Strozzi a Firenze, o alle dame sensuali e un po' beffarde di Lucas Cranach, amico e partigiano di Lutero e protagonista di un'originale mostra monografica aperta fino al prossimo febbraio alla Galleria Borghese di Roma. Qui, fra ori e stucchi, i gentiluomini fiamminghi, borghesi e risparmiatori, diventano i primi soggetti del ritratto moderno. Entrambi i pittori, oltre che interpreti d'eccezione dell'estetica rinascimentale, hanno minuziosamente documentato l'evoluzione della moda dell'epoca-perché di moda si può parlare in un'accezione squisitamente moderna-soprattutto nello sfarzo dei velluti (non a caso tornati in auge sulle passerelle invernali) e nel tripudio dei broccati tessuti d'oro e d'argento, riscoperti da McQueen che ha attinto ai fasti del Campo del Drappo d'oro di Enrico VIII, ma anche da Max Mara e Roberto Cavalli, che non per niente vanta radici fiorentine.
Ed é proprio alla Firenze dei Medici e ai suoi opulenti tesori che guarda sia la mostra "Le trésor des Médicis" aperta fino al 31 gennaio al Musée Maillol di Parigi che l'esuberante e dovizioso linguaggio decorativo di Christophe Decarnin, direttore creativo della maison Balmain che, come Cavalli, in omaggio alle signore della nuova plutocrazia cosmopolita si é ispirato alle ricche gualdrappe e alle ridondanti zimarre di broccato e damasco sfoggiate dai nobili francesi di Amboise e Blois e dai principi italiani del Cinquecento che nella loro galante fierezza incarnavano perfettamente il sistema di valori teorizzati ne "il Cortegiano" da Baldassarre Castiglione. "L'immaginario della moda si riempie dei simboli di quei rinascimenti in atto in questo momento storico in società e culture del nostro tempo - conclude Calefato - la Cina, innanzi tutto, e tutto ciò che possono dire i broccati pesanti da ultimo imperatore, in realtà nuovo imperatore, come è stato definito Hu Jintao da 'Forbes'; oppure l'India e i suoi colori sgargianti, non più 'mistero', ma tecnologia e nuovi media".