Hereafter", nell'aldilà. Pattina su ghiaccio sottile, stavolta, Clint Eastwood. È vero che il suo cinema ha avuto sempre a che fare con le tenebre: da certe figure di pistoleri o di ruvidi poliziotti, sino a quel senso di lutto, d'ineluttabilità proprio dei suoi film più recenti. Ma mai il regista s'è spinto nella zona ipotetica che segue il trapasso. Lo fa ora, raccontando tre storie che - come già è stato fatto di recente in altre pellicole, da "Babel" a "Crash" - fanno incontrare, nel finale, i tre diversi protagonisti.
A Parigi, una giornalista scampata per miracolo allo tsunami del 2004 in Indonesia, vede sconvolte le proprie certezze di laica; a San Francisco, un giovane operaio che ha un tempo ricavato danaro dalle proprie doti di rabdomante del passato, vorrebbe solo esser normale; a Londra, un ragazzino che ha perso il fratello gemello in un incidente, desidera a ogni costo entrare in contatto con lui. Il regista non sposa nessuna tesi e si concentra su dettagli, visi, luce; suggerisce la possibilità di immagini prodotte dalla coscienza che si spegne, ma non va oltre. Sottolinea che l'aldilà è terreno di caccia per ciarlatani, invita a vivere la vita che abbiamo.
Eastwood mostra tutta la propria maestria nelle trame laterali. Come l'incontro, in una scuola di cucina, tra il sensitivo e una ragazza delusa in amore. Si piacciono, stanno bene assieme. Poi la ragazza, apprese le doti di lui, vuole metterlo alla prova: e viene alla luce un segreto straziante di lei. Lei se ne va ferita, promette che si rivedranno. Ma il dolore la spezza, si accascia piangente, poi si rialza, piano. Come in un racconto di Raymond Carver, nulla sarà più come prima.
Herafter di Clint Eastwood, con Matt Damon, Cécile De France, Bryce Dallas Howard