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Cultura
giugno, 2010

Il futuro viene post

Battitori liberi e poliedrici collettivi, designer, compositori di musica elettronica, registi, filmaker, grafici, maghi degli effetti speciali e programmatori si danno appuntamento a Parigi per Offf, il festival internazionale per la cultura della creazione post-digitale, dal 24 al 26 giugno alla Grande Halle della Villette

Esplorano il futuro e sperimentano le meraviglie della tecnologia, si tuffano nel passato sulle ali della nostalgia, anticipano i gusti del pubblico mescolando codici estetici e linguaggi. Battitori liberi e poliedrici collettivi, designer, compositori di musica elettronica, registi, filmaker, grafici, maghi degli effetti speciali e programmatori si danno appuntamento a Parigi per Offf, il festival internazionale per la cultura della creazione post-digitale, dal 24 al 26 giugno alla Grande Halle della Villette. Tre giorni di performance, proiezioni, concerti, workshop e due mega party, per l'apertura del festival al Social Club e per la chiusura allo Showcase.

Fondato e diretto da Hector Ayuso, dal 2001 Offf riunisce una volta l'anno gli stati generali della creatività: nato a Barcellona, nel corso degli anni il festival si è spostato a New York e Lisbona, prima di approdare per la prima volta nella capitale francese per un'edizione (la decima) che almeno sulla carta si annuncia memorabile.

Nello spazio Roots, il cuore della manifestazione, si alterneranno più di venti artisti e collettivi. A giudicare da Offf, Londra e New York restano gli epicentri della creatività internazionale. Nella Grande Mela affondano le radici Joshua Davis, artista, designer, programmatore Flash ed esplosivo compositore di musica elettronica con lo pseudonimo di Bit Shifter, e Steven Heller, uno dei più autorevoli teorici internazionali della comunicazione visiva, per trentatré anni art director del New York Times.

E ancora, Firstborn, collettivo di designer e programmatori esperti di comunicazione multimediale, e Tara McPherson, che per realizzare disegni, dipinti e serigrafie attinge al passato, ai temi dell'infanzia, con un gusto retrò e intrigante. Dopo aver disegnato i manifesti per i concerti di Beck, Modest Mouse e Melvins, Elle Magazine l'ha proclamata la regina della poster art. Neville Brody, invece, è il capofila del graphic design britannico degli ultimi vent'anni. Ha disegnato le copertine di alcuni album dei Depeche Mode e di Cabaret Voltaire, è stato art director dell'Observer e ha aperto studi a Parigi, Barcellona, Berlino e New York.

Se Roots è il regno delle arti visive del festival, lo spazio Loopita è il mondo dei suoni digitali. Il duo di compositori di Chicago Roth Mobot, formato da Tommy Stephenson e Patrick McCarthy, mescola languide melodie, ronzii dark e ritmi caotici, con l'innesto di suoni e rumori estrapolati dal mondo dei giocattoli, sul filo dell'ironia. Mentre Yes, Robot duo di compositori di Barcellona, oscilla costantemente tra passato, presente e futuro. Fondato ai tempi dei primi computer Amiga, oggi intreccia i suoni del Game Boy con altri strumenti: sintetizzatori, sample e giocattoli modificati.

Perché, se la sperimentazione è affascinante, il ricordo dei tempi andati è un patrimonio inesauribile di spunti ed emozioni. "Nell'Ottocento - spiega Steven Heller nel testo che accompagna Offf - la nostalgia era una malattia. Una forma di melanconia, la voglia di rivivere un'epoca magari mai vissuta. Oggi la nostalgia è un efficace strumento di marketing. Inganna i nostri sensi, ci fa pensare in un modo mentre la realtà è diversa. Ma ne abbiamo bisogno. Se nell'Ottocento era una malattia, nel ventunesimo è come una medicina, tranquillante e stimolante. Da somministrare con cura".

OFFF Paris 2010 International Festival for the Post-digital creation culture
Parigi, Grande Halle della Villette, dal 24 al 26 giugno

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