"Lasciate che le donne tornino a usare le armi della loro femminilità" aveva sentenziato Miuccia Prada sei mesi fa mentre in pedana (quella dei suoi colleghi ma non certo la sua) marciavano falangi di temerarie guerriere dal fascino ambiguo alla Marlene Dietrich, tuttaltro che femminili. Ora finalmente al suo appello hanno risposto in tanti, almeno a giudicare dalla prima giornata di questa lunga e rutilante kermesse in cui Talitha Getty va a braccetto con Angelina Jolie.
La glamathon milanese dedicata alle passerelle femminili per l'estate 2011 riaccende lo spirito libero e il romanticismo impetuoso di donne meno virago e decisamente più bambole, votate al dolce far niente e all'easy glamour, quello che si sfoggia senza colpo ferire a orario continuato, 24 ore su 24. Donne sensuali e malandrine (più Mata Hari che Nikita) che vivono le loro giornate immerse nelle pagine dei romanzi e sulle tele degli impressionisti o dei preraffaeliti, ma sicuramente in ufficio non si fanno mai vedere. In alternativa molto apprezzati un appuntamento galante o una passeggiata in un parco. A piedi nudi? Troppo spartano. Meglio se ai piedi c'è un bel paio di sandali rasoterra, tutti foglie e listini, come quelli calzati dalle fate campestri di Alberta Ferretti che pensa a un'aristocratica dal pollice verde, reincarnazione di Maria Antonietta al "Petit Trianon": una nuvola di organza e di georgette dal cuore eco-chic.
Nonostante le sfilate siano appena cominciate la tendenza appare già piuttosto chiara: sia che si voglia fare il verso a una principessa tuareg (come da Gucci e Rocco Barocco) o che si voglia trasformare le signore in opulente cortigiane dalla vena fetish (Francesco Scognamiglio) l'androginia è rigorosamente tabù. Che la donna sia femmina. Punto. E guai a darle il potere. Semmai potrà giocare a fare la pasionaria al caviale come la musa di John Richmond. E in questa grande evasione scorrono fiumi di perle, cristalli e ricami certosini come se piovesse dal mattino alla sera, perfino sui costumi da bagno ingioiellati.
Come i bikini da lifeguard super-sexy di Pin-Up Stars che rifà il verso a Ursula Andress mentre esce dalle acque in "007-Licenza di uccidere" o anche, perché no? Ad Halle Berry. Ecco, in sintesi, alcune pillole dalla passerella: i pantaloni, svasati e anni'70 (quasi a zampa) ma a vita altissima oppure stretti a imbuto e un po' orientaleggianti stile pareo, il corto e il lungo saliscendi senza mezze misure, il pizzo a profusione sempre e ovunque persino sul giubbino di pelle effetto seta, l'enfasi sul lato B (che qui è sinonimo di schiena con buona pace dei più maliziosi), le frange voluttuose (in seta, pelle e cristalli) che volteggiano con noncuranza intorno al corpo.
C'è chi la seduzione la propugna sussurandola. Alberta Ferretti parla a cuore aperto alle sue donne-ragazze palpitanti come le "vergini suicide" di Sofia Coppola, garbate e leggiadre, quasi ineffabili nei loro veli drappeggiati e arricciati, incrostati di merletto antico. Di sicuro non faranno mai compagnia alle scatenate nottambule, assidue dei privé del Pacha di Ibiza, che solcano la passerella esibizionista di Richmond avvolte in pepli inguinali dedicati a chi possiede gambe da soubrette. E che il rock sia con voi se avete il fegato di uscire di casa con spacchi "hot couture" che svelano la gamba fino al pube.
Succede anche sulla passerella di Alessandro Dell'Acqua (che ora si fa chiamare N.21 ma niente paura, è sempre lui, fedele alla sua fama di abile complice di seduzione), in cui esattamente come da Richmond la schiena è in primo piano. Insomma per andare a colpo sicuro senza troppi giri di parole bisogna riservare al sesso forte delle vere sorprese e un po' di brividi; quindi la casacca di maglia peso piuma dovrà fare la sua parte aprendo delle generose finestre sulla schiena sapientemente profilata da pizzi intriganti.
Flirtare coi merletti è un'arte antica: lo sanno bene le patite della lingerie d'antan che trovano pane per i loro denti da Alberta Ferretti ma anche da Scognamiglio. Il ragazzo di Pompei sogna sì Versailles ma come la vedrebbero Moana o Jeff Koons: spudorata, fastosa, pop e decisamente teatrale, rivangando le pagine di Sade, di Emmanuelle Arsan, di Choderlos de Laclos e le gesta erotiche della Marchesa Von O. raccontate da Von Kleist. La collezione è un virtuoso esercizio di stile specialmente quando lei sguscia fuori da cespugli di petali di organza nera e il viso color avorio è incorniciato dai cappucci a calice delle pompose cappe da boudoir doppiate (tanto per cambiare) da pizzo chantilly.
Che questa femme fatale sia anche molto Cenerentola, magari un filo più libertina che nella favola di Perrault, lo si nota anche dalle scarpe: provocanti, feticiste, zippate sul tallone, col tacco forgiato in una boiserie di un gabinetto privato di Madame de Pompadour o della Contessa Du Barry, il che è già tutto un programma. E per chi aspirasse a diventare la "favorita" di Abramovich (più che del Re Sole) ci sono le giacche gioiello tutte un ricamo, un intreccio, un reticolo e una trina iridescente firmate Rocco Barocco che con l'atelier non riesce mai a tagliare i ponti, anche se l'alta moda ufficialmente non la disegna più da un po'. Il suo mantra è da sempre erotismo di lusso, quello che con esiti diversi e mano felice Frida Giannini porta in scena da Gucci. Qui la seduzione è corazzata da preziosi blouson di cocco sfumato e da selvaggi gilet da safari abbinati a pantaloni marocchini. Ma bisogna attendere il crepuscolo, quando lei rientra sotto la sua tenda e abbassa la guardia, per ammirarla in tutto il suo splendore. Se si addobba a festa poi chi la ferma più? Fra piume, perline, maxi-gemme sfaccettate, spille da balia e collier tribali dai colori smaglianti molto Broadway, si materializza la regina della notte a Mombasa che fugge dalla città per abbandonarsi ai paradisi artificiali. Alimentati da quell'oppio che negli anni'70 dilatò gli orizzonti creativi di un geniale enfant terrible, destinato fin d'allora a fare molto rumore (e si badi: non certo per nulla) in atelier: Yves Saint Laurent.