La moda a Milano veste il nuovo riflusso che ha decisamente voglia di sensualità e si nutre di romanticismo fintamente ingenuo. E sotto la dolce ala della giovinezza sbocciano giardini incantati e si dà spazio a un'euforia incontenibile esaltata da abiti scintillanti degni di un musical di Broadway che sdrammatizzano e stravolgono la vecchia divisa da lavoro.
Per chi ha solo voglia di folleggiare e di crescere non vuol proprio saperne.
Sulle passerelle milanesi di questi giorni c'è aria di riflusso. Giunta alla sua terza giornata la maratona di sfilate e presentazioni che stanno invadendo ogni angolo della città sancisce il disimpegno totale: niente libri, lavoro, carriera o attività che non prevedano lunghe ore di preparazione per un garden party o un ballo in una sontuosa magione del SudAmerica. In fondo, si sa, l'estate è tempo di vacanze.
E poi è anche vero che, come scriveva Roland Barthes, "la moda ha orrore del sistema". E anche se qualche trendsetter menagramo ipotizza la rimonta del minimalismo Miuccia Prada, che di questo filone negli anni'90 è stata una convinta paladina, taglia corto dichiarando: "Le donne oggi non hanno più voglia di imbruttirsi con abiti lugubri e troppo austeri" E poi prosegue chiarendo il concetto:"Ovunque vai per il mondo oggi incontri signore agghindatissime che trasudano allegria e gioia di vivere da tutti i pori e che comprano solo capi e accessori che ne esaltino la carica erotica e la femminilità". E allora semaforo verde a stampe barocche, tinte carioca, borsette in tecnicolor e a un'autentica overdose di righe, bande, barre di ogni forma e colore per animare mises mutuate dagli abiti da lavoro e realizzate in cotone giapponese(particolarmente pregiato come sottolinea la signora) che misurano il buon senso di Miuccia.
Pur assecondando la sua voglia di divertirsi con la moda, l'estetica dell'ossimoro e della contraddizione di casa Prada raggiunge un equilibrio interessante fra lungo e corto, rigore ed eccesso, design e fantasìa estrema: insomma i due poli antinomici intorno a cui si gioca la partita dello stile di questa seconda, intensa giornata di passerelle. Issata su zeppe vertiginose, molto estrose e autoironiche in corda intrecciata o in lamé argento, questa Carmen Miranda rediviva predilige infatti la gonna al ginocchio o midi, come la chiamano gli addetti ai lavori, e indossa giacche svasate o sciancrate zippate sul davanti, magari abbinate a un capriccioso boa di volpe anch'esso a strisce, che però rompe le righe con i canoni consolidati. Dimostrando che si può osare tutto e il contrario di tutto restando sé stessi, coerenti con la propria identità. Il punto é che, come al solito, Miuccia Prada balla da sola, nel senso che è un pò isolata nel panorama del prêt-à-porter e se ne va sempre dritta per la sua strada senza curarsi della corrente.
Se la sua moda anticonformista e imprevedibile predica il buonsenso pur inondando tuniche e gonne di scimmiette e banane stampate, gli altri si schierano ed esprimono statement univoci: fiori e pizzo, geometrie e tessuti tecno-glam, natura e artificio(ma sempre con una vocazione ecologista).
E in ogni caso non ce n'è: chi dimostra più di 25 anni può mettersi l'anima in pace perché nei nuovi modelli di scena sulle passerelle di Ermanno Scervino, Krizia, e D&G non entrerà mai. Il nuovo edonismo del dress code femminile under 30 cancella ogni grigiore e scongiura ogni pericolo di deriva mignottocratica, perché attenzione: il trash non abita certo qui.
E anche se Lolita, rivisitata secondo la nuova versione pin-up proposta da una moderna party girl genere Katy Perry, ogni tanto fa capolino nelle minicrinoline di Scervino ridondanti di trine in trasparenza, evanescenti décor animalier e balze plissettate come una bambola manga educata allo stile siderale e abbagliante di Courrèges, nulla deve accennare minimamente all'allarmante crisi di identità del gentil sesso all'epoca di Berlusconi. E così se qualcuno(come Anna Rachele) insegue l'onda latina ispirandosi a Jennifer Lopez e a Naomi Campbell in trasferta a Miami, D&G vagheggia sontuosi e blasonati garden party dove Compton House e i suoi misteri così come descritti dal cineasta Peter Greenaway c'entrano poco e niente.
Qui vengono in mente piuttosto i prodromi dello sportswear e il gusto casual della stilista Claire McCardell che negli anni'50 in America sdoganò il grembiule e molti indumenti da lavoro e da giardino nei salotti più raffinati, ma anche Julia Roberts romantica giramondo alla ricerca di sé stessa nel nuovo film "Mangia, prega, ama" in questi giorni sugli schermi italiani. Non a caso i due stilisti hanno scelto la canzone "Wonderful life" come colonna sonora del loro show spensierato e ottimista ambientato in una serra: una vera apoteosi di fresie, ortensie, violette, mimose e rose gialle.
Anche qui, esattamente come da Prada, la tendenza è chiarissima: ribadire la voglia di lusso e divertimento senza mezzi termini trasformando la divisa da lavoro in un capo cool da portare persino all'evento più esclusivo e mondano. Non per niente la sfilata, che è un inno al quadretto Vichy, quello delle tovaglie da pic-nic, e all'erbario settecentesco di naturalisti come Linneo, punta su salopette e grembiulini in denim e chiffon fantasia di botticelliana memoria. E siccome in questi tempi incerti, come scriveva Voltaire nel romanzo "Candido o dell'ottimismo", "E' sempre meglio coltivare il proprio giardino" rinunciando allo stress in nome di una slow life, allora il look fa di necessità virtù e la donna si trasforma in un odoroso bouquet in cui non c'è spazio per i pensieri negativi. Il pensiero verde e lo stile botanico decisamente "farmville" di certe collezioni confermano l'attitudine di molti creativi a valorizzare la femminilità nella sua accezione più pura, perfino quando appare dissimulata in certe geometrie spigolose e metalliche, apparentemente artificiose che poi però si scoprono essere l'evoluzione scultorea di un garofano, di una calla o di un tulipano che è appena sbocciato, come da Krizia.
Qui, come del resto anche da Fendi che scommette su una silhouette più matura e meno cocotte a base di gonne leggermente svasate e maniche a lanterna, i tessuti tecnici e spalmati presentano un effetto "manocarta" che però, lungi dall'evocare un attentato all'ambiente, rinnovano l'impegno a pensare in chiave eco-chic in nome della saggia teoria del riciclo. Sperimentando strade nuove nelle reinvezione dei materiali tradizionali, con una deroga appariscente all' assioma generale: evasione individualista e dolce far niente.