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Attualità
giugno, 2011

Paoloni, il campione che si buttò

Vita e tragedia del portiere attorno a cui ruota tutto lo scandalo del calcio: un ragazzo di talento distrutto dal demone delle scommesse, dei soldi facili, dei farmaci proibiti. Poteva andare in nazionale, è finito in galera

Luca Puccinelli, procuratore del portiere Marco Paoloni, ha un problema: nessuno vuole acquistare il suo giocatore. «perché il mondo del calcio è piccolo e le cose si sanno». Così dopo il mancato trasferimento invernale da Cremona a Vicenza, persino il passaggio a Benevento in terza serie è meno semplice di quel che appaia. Quando si sta per concretizzare, Puccinelli lo avverte: «Non dire un cazzo a nessuno (...) Vorrei capire perché quando parlo di te con le società sembra che io rappresenti Toto Riina, poi me lo spiegherai...».

In queste ore, interrogato dai magistrati, Paoloni offre le sue spiegazioni da un carcere raccontando la sua verità su quella piccola banda di soliti ignoti che tra loro si chiamano «socio» e «fratello», piangendo vicendevolmente miseria: «Devo coprì in banca, ho bisogno di un foglio...». Gente che sul terreno ha incontrato altre bande, milanesi, "zingari" e bolognesi. C'è posto per tutti, in fondo. Dentisti di Ancona (Pirani), gestori di ricevitorie abruzzesi (Erodiani), osservatori felloni (Parlato), ex calciatori famosi (Signori). E poi attaccanti depressi (Bernacci) che si ritirano improvvisamente a 25 anni e passano il resto della giovinezza a giocare d'azzardo.

Ma il cardine del sistema è lui, Marco Paoloni. Nell'ultima partita con il Benevento prima delle manette, a Castellamare di Stabia, era stato il migliore in campo.

Paoloni viene da Civitavecchia. Ha 27 anni, una bella moglie che fa l'insegnante di sostegno, Michela. Un passato remoto da terzo portiere nella Roma di Capello e uno prossimo da pacco postale sulla dorsale delle possibilità da Teramo a Udine. Non gli basta. Va fuori giri. Si perde. Da promessa a poco di buono. Quando i suoi amici intercettati al telefono lo invitano a cambiare vita: «Marco, ascoltami, tu solo parare sai. Non sprecare il talento, ti prego, non perderti» o il padre di sua moglie Michela (Panetteria Spinelli, a Civitavecchia, quasi più famosa del traghetto per Golfo Aranci) lo implora : «Non ti basta tutto quello che abbiamo fatto per te? Come ti abbiamo accolto?» dall'altra parte il pilota automatico di Paoloni Marco traccia la rotta delle buone intenzioni. Promette di essere un altro. Il Paoloni redento. Di aver capito. Intanto, si affida all'invenzione. Qualche partita la aggiusta, su altre si affida all'intuito vagheggiando rapporti personali con giocatori di serie A forse inesistenti, certamente rari.

Poi comincia ad essere inseguito dai creditori che di volta in volta lo blandiscono per aver informazioni, ne foraggiano il vizio, lo pressano e quando l'aria si fa irrespirabile arrivano a minacciarlo di morte. In mezzo i soldi. Tanti, benedetti e subito. Da ottenere impegnando gli assegni della moglie, il pudore, la fiducia dei suoceri, le amicizie che lentamente si assottigliano lasciandolo solo con le sue menzogne.

Se Paoloni è una figura drammatica, braccata da direttori di banca, ex colleghi che gli hanno prestato denaro, direttori sportivi che lo ammoniscono «ricordati che so tutto io, stai attento», tragica è quella di Michela, sua moglie. Che lo segue ovunque, lo ama, gli rimprovera quello che decine milioni di coppie si rinfacciano ogni giorno: «Ti sei dimenticato di buttare la spazzatura» e poi, caduto il velo della normalità, vinta dalle bugie (il ragazzo arriva a invertire i sensi autostradali, a fingere di andare verso nord quando le celle telefoniche lo inchiodano a sud «Amò, te giuro che sto a arrivà...») anela solo la fuga: «Vaffanculo a te, alla vita che mi stai facendo fare, vaffanculo a tutto. Non cambierà niente, non cambierai mai». In nove mesi, Paoloni gioca on-line oltre 150.000 euro.

Ogni maledetta domenica, scommette. Sul tennis e soprattutto sul calcio. Lo sanno tutti. Ha iniziato con il poker a 16 anni e non ha saputo dominare il demone. Ogni tanto, in un'improbabile aderenza alle atmosfere di Dorian Gray si inganna. In altre occasioni truffa chi ha puntato sulle sue rivelazioni. In altre ancora non reprime l'istinto e para, molto bene, quando non dovrebbe parare.

Oltre un certo limite drogare con le benzodiazepine i compagni o rischiare i veri colpi di pistola fa relativa differenza. E Paoloni lo dice «non ho niente da perdere, venitemi a sparà» ai suoi persecutori mentre tesse il filo del prossimo rinvio, del successivo salto nel vuoto, di un mosaico che lentamente gli è sfumato tra le mani grandi, da portiere che con i suoi mezzi, disse l'ex figurina romanista Franco Tancredi che lo allenò: «Avrebbe potuto arrivare in nazionale».

Forse Camus, che pure tra i pali recitò, avrebbe potuto scrivere qualcosa sull'estraneità da se stessi. Perché Paoloni è straniero anche nel suo territorio. Assume Xenical, lo stesso farmaco dimagrante con l'effetto collaterale dell'incontinenza che costrinse Ronaldo a giocare con il pannolone. E qui la riflessione, sui figuranti di uno sport che ha smarrito i confini e sulle tristezze concentriche di un gioco che chiuso il sipario lascia praterie alla malinconia, non ha nulla di letterario.

Alla fine, per quanto si prodighi, mandi messaggi, questui, importuni, assicuri, garantisca, Paoloni rimane solo con Paoloni. Gli presta denaro Massimo Taibi, ex portiere di Milan e Manchester che lo consigliò all'Ascoli. Li presta e non li rivede. Allora, stanco di giustificazioni, anche la pazienza di Taibi sbanda: «Mi hai rotto le palle ciccione, spero sia l'ultima scusa» scrive via sms e alla lamentela, si mischiano delusione e disprezzo.

Si indebita per 110.000 euro, devasta la famiglia e mentre i suoi sodali fanno festa incassando domenicalmente la cambiale del pallone derubricato a corsa ippica, Paoloni non si ferma. Inventa. Compleanni fittizi per la figlia di tre anni. Soluzioni impossibili. Appuntamenti con il collega Mauro Gervasoni del Piacenza (serie B, ex compagno a Cremona, sospettato di aver partecipato a una combine su Atalanta-Piacenza e più volte intercettato mentre parla di «abbracci» (pareggi), risultati, prospettive. Erodiani e Pirani puntano alla serie A e Paoloni propone gare "certe" tra B e C assistendo al progressivo scetticismo di un'organizzazione che è salita di livello, che ha giocatori in mezza serie B, da Portogruaro ad Ascoli, lo considera un «cazzaro» e punta all'Olimpo. Paoloni si è fermato a Cremona.

Per ora, non solo per la sua incolumità, è stato meglio così.

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