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Spese dei gruppi: on line 2 su 6

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Il regolamento del Senato imporrebbe a tutti i partiti di pubblicare i loro conti in Internet. Finora l'hanno fatto solo Pd e Autonomie. Non pervenuti Pdl, Lega, Monti e (un po' a sorpresa) pure i Cinque Stelle

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LEGGI I partiti ci mettono una pezza
Dopo questa inchiesta, Pdl, Cinque Stelle e Gal provano a rimediare pubblicando i dati in fretta e furia sui loro siti

Trasparenza? No grazie. Nonostante scandali e proteste sui costi della politica, i partiti ancora non si sono messi in regola con le nuove norme approvate mesi fa che impongono la pubblicazione on line delle spese dei gruppi parlamentari.

Lo rivela un'inchiesta del settimanale 'l'Espresso' nel numero in edicola venerdì 13 settembre.

Mancano all'appello i conti del Pdl e della Lega. Compito in bianco anche per Scelta Civica. E perfino i Cinquestelle, sbarcati in parlamento cavalcando le campagne anticasta, si sono adeguati all'andazzo generale: i conti restano nei cassetti .

Come rivela 'l'Espresso', solo il Pd e il gruppo dei partiti autonomisti (altoatesini, valdostani e altri minori) hanno messo in rete sul loro sito internet il dettaglio delle spese dei primi quattro mesi della legislatura, da marzo a luglio.

Questo, infatti, è quanto prevede il nuovo regolamento approvato dal Senato, il 16 gennaio, in piena campagna elettorale. Ogni quadrimestre, recita la norma, ciascun gruppo deve pubblicare in rete “gli estremi dei mandati di pagamento, assegni e bonifici bancari”.

Le disposizioni del Senato sono molto più stringenti (chissà perché) rispetto a quelle sulla stessa materia varate dalla Camera solo un paio di mesi prima (novembre 2012). A Montecitorio è sufficiente presentare un resoconto annuale della gestione del gruppo, accompagnato dall’ok formale di una società di revisione. Non è invece richiesta la pubblicazione online dei giustificativi di spesa, obbligatoria al Senato.

Queste regole sono però rimaste in buona parte lettera morta, visto che la maggioranza dei partiti ha pensato bene di far finta di niente.

E così, alla voce trasparenza del sito “PdlSenato” non c’è niente che faccia riferimento al rendiconto di entrate e uscite. Idem per quanto riguarda Scelta Civica. E il gruppo Grandi Autonomie e Libertà, meglio noto come Grande Sud, alla voce amministrazione ha messo in rete una pagina vuota.

Dai numeri del rendiconto si scopre invece che il gruppo dei senatori Pd ha speso un milione e 350 mila euro alla voce stipendi e contributi dei 46 dipendenti (più sette collaboratori) del gruppo. Poi ci sono le spese varie. Alla voce “auto presidente” sono associate uscite per oltre 2 mila euro tra metà marzo e fine luglio. Per presidente si intende con ogni probabilità il capogruppo Luigi Zanda.


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