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Sotto attacco per lo scandalo portato alla luce dal consorzio giornalistico internazionale ICIJ (e in Italia da “l’Espresso”) Juncker ha bisogno ?di ricompattare al suo fianco la larga maggioranza parlamentare che in estate lo ha eletto al vertice della Commissione. E pur di esorcizzare lo spettro delle dimissioni chieste dal fronte degli euroscettici (Lega Nord e Cinquestelle compresi), il mandarino della politica europea apre la porta ?alle richieste di chi vorrebbe un allentamento del rigore. In ballo ci sono i 300 miliardi del piano di aiuti finanziati dall’Europa da destinare a nuovi investimenti degli Stati membri.
Sarà un caso, ma in questi giorni a Bruxelles è spuntato un inedito progetto per istituire un ente finanziario da affiancare alla Banca europea degli investimenti. La Bei 2 verrebbe dotata ?di risorse fresche dal bilancio Ue ?e dalla stessa Bei per finanziare nuovi investimenti con l’aiuto di fondi privati. ?Il piano, attribuito alla Commissione, ?è musica per le orecchie di quanti in Europa si battono per uscire dalla logica dei tagli in bilancio. E spiega anche perché, dopo il battibecco di una decina di giorni fa sui «burocrati di Bruxelles», adesso Renzi non spara più su Juncker. Con buona pace dello scandalo fiscale ?e dei LuxLeaks.