Non c’è solo Milano come meta di arrivo e partenza. Le stazioni come piccoli campi profughi si trovano a Roma Tiburtina, Ventimiglia e Bolzano. L’Italia, per molti migranti in fuga o di passaggio verso Nord, resta impressa come l’immagine di binari affollati, androni sporchi e tentativi di salire a bordo di treni internazionali. Oltre alla gara di solidarietà tra volontari e gente comune che si prodiga a distribuire cibo, vestiti e coperte.
Per chi rimane bloccato la speranza si coltiva vicino ai binari. Con numeri minori di presenze anche a Udine, Gorizia, Imperia e perfino Cagliari in Sardegna. Tutte zone di frontiera o di passaggio dove la situazione dei migranti è diventata più critica.
Sul versante di Ponente è a Ventimiglia che si scontrano le politiche di accoglienza tra Roma e Parigi, con un crescendo di porte chiuse.
«Bisogna che l'Italia accetti di creare dei centri per distinguere i migranti economici irregolari dai rifugiati» ha dichiarato il ministro francese dell'Interno, Bernard Cazeneuve difendendo la linea maginot dei respingimenti.
Gli effetti si ripercuotono fino a Ventimiglia, ultima cittadina prima del confine francese. In stazione ci sono circa 300 profughi, aumentati di giorno in giorno, con la linea dura di Parigi. Per metterci una pezza nel week-end sono stati montati vicino alla stazione i moduli con docce e bagni, per garantire un minimo di assistenza e distribuire pasti caldi. E la prefettura sta valutando l’apertura di un centro di prima assistenza in un capannone dismesso.
Mentre la Francia sbarra il confine a Ventimiglia, al Brennero la polizia fa gli straordinari per bloccare i migranti in transito sui treni nazionali e regionali diretti a Nord. E anche se fermati oltre il confine, ma ancora nell’arco delle ventiquattro ore, i gendarmi possono rispedire gli ospiti al mittente. Così bivaccano in stazione dove sono in aumento i casi di scabbia.
Venerdì sono stati tredici i casi censiti, e non si trattava, come a volte era successo in precedenza, di malati già in corso di trattamento, ma di diagnosi della Croce Rossa sul posto.
Finora si è toccato il picco delle 150 persone ferme in stazione. Oltre questa soglia potrebbe scattare la procedura di emergenza della Protezione Civile per l’allestimento della tendopoli vicino al confine. Ma con la graduale riapertura dei confini (chiusi per il vertice del G7 in Germania) si è evitato il peggio.
Misura già scattata invece fuori dallo scalo della Tiburtina a Roma. Una struttura provvisoria destinata ai migranti in transito accampati nei giorni scorsi nella zona e ospitati finora temporaneamente nel sovraffollato centro di accoglienza Baobab. Il campo, gestito da Croce Rossa e Campidoglio, ospita circa 120 persone. All'interno un presidio medico, bagni chimici e servizi igienici e presto l'acqua corrente. Qui i migranti in giro sono pochi. La maggior parte di loro riposa nelle tende, dopo giorni passati in strada.
Il campo è un allestimento provvisorio, entro circa 20 giorni dovrebbe essere pronto l’ex albergo Ferrhotel in via Masaniello, grazie a un accordo con Trenitalia. E nonostante la misura last minute e l’apertura e chiusura a breve, in tanti romani sono arrivati nella tendopoli per portare aiuti alimentari.