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Cultura
gennaio, 2016

La lunga lezione del fisico Rovelli

In Italia è stato il caso del 2015. Ora il saggio "Sette brevi lezioni di fisica" sbarca all'estero. Deciso a conquistare il mercato globale dei lettori

La gravità. L'energia. Il movimento. Il tempo. E un principio che mancava, e ora c’è: la bellezza.
C’è un’altra regola per capire la fisica moderna: una legge che induce sintomi più simili a quelli dell’attrazione. E che trasforma la scienza in una questione di cuore e di carne, più che di mente e di teoria. Lo dimostra Carlo Rovelli che, descrivendo il colpo di fulmine, la passione, l’amore profondo e fedele per la fisica, ha conquistato migliaia di lettori. Ha compiuto un miracolo editoriale come non se ne vedevano da tempo. E sta ora replicando il suo successo all’estero, riportando l’Italia a pieno titolo nel solco della più riuscita divulgazione scientifica.
“Sette brevi lezioni di fisica”, una ottantina di pagine per spiegare, con sintesi e chiarezza, la teoria della relatività, “la più bella delle teorie”, la meccanica quantistica, il cosmo, le particelle elementari, la gravità, i buchi neri: una tiratura che ha appena raggiunto le 330 mila copie; il secondo libro più venduto nel 2015 su Amazon Italia; una presenza fissa in testa alle classifiche.
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Nessuno avrebbe alzato la scommessa così tanto, incluso l’editore, Adelphi, che con la scienza ha una consolidata e sofisticata relazione. Ma il tono appassionato («Ci sono paralleli tra le emozioni degli uomini e i moti dei corpi celesti, come le stelle e le galassie» l’ha appena detto pure il Nobel Wole Soyinka); la disponibilità alla “serendipity” («Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte», scrive Rovelli a proposito di Albert Einstein che trascorse un intero anno, da ragazzo, a bighellonare); un prezzo accessibile (dieci euro); e, su tutto, la brevità, imperativo categorico di una contemporaneità che ha assimilato il paradigma di Twitter e che ha una soglia media di attenzione di otto secondi (Microsoft, “How does digital affect Canadian attention spans”, 2014), hanno realizzato la miscela perfetta per raccontare la scienza moderna «a chi non la conosce o la conosce poco». Compresi gli inglesi: l’editore Penguin ha lanciato, per l’uscita del libro in Gran Bretagna,  con tiratura di 100 mila copie iniziali, un suggestivo sito (www.sevenbrieflessons.com), con la voce dell’autore.

«Sono sorpreso. E, a dire il vero, anche molto frastornato. Da molti mesi ormai ricevo di continuo lettere, inviti, richieste di interviste, proposte di collaborazione da tutto il mondo per il cinema e per la televisione. Cerco di resistere sapendo che l’ondata passerà», dice Rovelli dal Senegal, dove è fuggito come una rockstar in cerca di anonimato: «Sono estremamente felice, ma il mio mestiere è un altro: fare il fisico. Studiare le leggi che governano il mondo, riflettere su come noi umani siamo diventati umani. Continuerò a scrivere, lo facevo anche prima. Ma se un angelo mi domandasse cosa preferirei fare, risolvere un problema sulla gravità o vendere milioni di copie di un mio libro, continuerei a scegliere la fisica».

Chi lo ha letto non ha il minimo dubbio. E lui, mentre tace su futuri progetti («sto riflettendo, ora il rischio di deludere è molto alto»), ribadisce: «La gente ama le storie d’amore. Questa lo è». Corrisposta ma complessa come tutte le più intense liaison. Perché i dubbi e i misteri, nella materia trattata, non mancano: anzi, sono molti di più delle scoperte.

«Le cose che dell’universo non sappiamo sono ancora ben più numerose di quelle che capiamo», sottolinea questo fisico veronese, che da ragazzo sognava di possedere una navicella spaziale e di andare in giro per le galassie, e oggi è ordinario di Fisica Teorica all’Università di Aix-Marseille, dove dirige il gruppo di ricerca in gravità quantistica del Centre de Physique Théorique di Marsiglia. «Credo che il libro sia piaciuto anche perché si parla di scienza senza separarla da ciò che ci interessa come esseri umani», dice: «Il mio punto di vista non è quello freddo e distaccato della scienza e della tecnica, né ho verso questi argomenti un atteggiamento umanistico e religioso. Saldare queste due dimensioni ha funzionato».

«La comprensione del mondo richiede una comprensione di base della fisica. Qualcosa che è diventato un po’ più semplice grazie al libro di un accademico italiano: in questo Natale dovrebbero esserne infarcite un numero straordinario di calze», ha scritto il giornale inglese “The Spectator”. E prosegue: «Il saggio continua la tradizione divulgativa, in un linguaggio naturale, propria di Galileo e di Darwin, un’arte che si è persa con la specializzazione accademica». E Penguin conferma: «L’esordio scientifico più veloce di sempre nel conquistare le classifiche». Aggiornamento di un bestseller fascinoso come il seicentesco “Conversazioni sulla pluralità dei mondi” di Bernard le Bovier de Fontanelle, scrive “The Guardian”. Nella classifica dei bestseller del “Sunday Times”, il libro è stato recensito come «un distillato sorprendente di secoli di scienza» da “The Economist” e incluso tra i primi sei migliori libri scientifici da “The Independent”.

«Era dai tempi di Stephen Hawking che non si vedeva, nel mercato dei libri scientifici, un successo così consensuale», ripetono i magazine inglesi, anche loro all’unisono.

E i diritti ora corrono veloci:  in uscita per Riverhead negli Stati Uniti, il libro è già in circolazione in Francia con la casa editrice Odile Jacob: «Un libro semplice e gioioso. Carlo Rovelli è un divulgatore magico», ha scritto FranceInter. È uscito in Portogallo (Objectiva), avvolto dalla curiosità per il fisico che vende più di “Cinquanta sfumature di grigio”. Sta per essere lanciato in spagnolo da Anagrama. Da pochi giorni è nelle librerie tedesche, edito da Rowohlt; è stato acquistato da Gyldendal per il mercato danese; da Patakis per la Grecia; da Sam & Parkers per la Corea e in decine di altri Paesi, da Israele al Brasile, passando per Vietnam, Giappone, Cina (Penguin Random House China).

Una boccata d’ossigeno per l’esportazione della saggistica italiana, in ritardo rispetto ai più confortanti segnali provenienti dal mercato del libro in generale: secondo una recente indagine dell’Associazione italiana editori per l’Ice, il peso dei titoli venduti all’estero è triplicato negli ultimi anni, ma l’attenzione è rivolta soprattutto alla narrativa (+261,6 per cento rispetto al 2007; erano una quota del 17,7 per cento, oggi raggiungono il 36,2 per cento) e ai libri per bambini (+107 per cento; coprivano una quota del 28,8 per cento nel 2007, oggi rappresentano il 35,6). I saggi venduti all’estero nel 2015 sono stati solo il 16,4 per cento, rispetto al 27,9 per cento del 2007.

«Non c’è dubbio che la divulgazione scientifica, all’estero, abbia una tradizione più lunga», nota Rovelli: «Ci siamo domandati se la risposta italiana così positiva non fosse il segno di un interesse proprio dell’Italia, dove cattolicesimo e cultura umanistica sono forti, e una nuova attenzione verso la scienza si registra da più parti».
Tra collane editoriali, iniziative giornalistiche, e festival scientifici presi d’assalto come eventi pop.
«Perché danno risposte a domande fondamentali sull’esistenza: chi siamo, come ci muoviamo nell’universo, cosa rappresentiamo rispetto ad altri mondi», interviene Francesco De Biase, direttore della collana “Pubblico, Professioni e Luoghi della cultura”, e autore di “Pubblici della cultura” editi da Franco Angeli: «La complessità contemporanea ci interroga su questioni delicate, etiche e filosofiche. Ma come si decide? Un pubblico nuovo frequenta questi appuntamenti per approfondire temi che hanno precise ricadute sulle nostre scelte. Dibattiti, filmati, mostre, performance scandiscono e chiariscono anche gli argomenti più ostici. Dando le risposte che cercavamo».

«Il successo ottenuto anche all’estero ci racconta che la curiosità per la scienza non è solo italiana, ma è forte ovunque», dice Rovelli: «Abbiamo spesso un complesso di inferiorità verso i Paesi anglosassoni, trascurando il loro enorme rispetto per la tradizione culturale italiana». Le “Sette lezioni” la richiamano di continuo, promettendo ai lettori globali una ricompensa certa: un piacere come quello che dà l’Odissea, il Requiem di Mozart, Re Lear, la Cappella Sistina. Il premio della fisica? La pura bellezza. 

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