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Politica
marzo, 2016

Rizzetto, dai 5 Stelle alla Meloni: "Una scelta naturale"

«C’è una destra e una sinistra anche dentro il Movimento. E io ero uno di quelli destra». Il deputato Walter Rizzetto, a un anno dall’addio al Movimento entra in Fratelli d’Italia: «Da ragazzo militavo nel Fronte della gioventù. I 5 stelle mi hanno fatto tornare voglia di far politica»

«C’è una destra e una sinistra anche dentro il Movimento. E io ero uno di quelli destra». Il deputato Walter Rizzetto, a un anno dall’addio ai 5 stelle entra in Fratelli d’Italia: «Da ragazzo militavo nel Fronte della gioventù. I 5 stelle mi hanno fatto tornare voglia di far politica»

Rizzetto da quanto ha lasciato il Movimento 5 stelle, ha sempre detto di esser sempre stato di destra. Ora, dopo un anno nel gruppo misto, aderisce a Fratelli d’Italia.
«Io provengo da lì e mi è sembrata la scelta più naturale. Ma non per questo rinnego quanto fatto nel Movimento, ovviamente, di aver creduto e investito su un’idea che poi purtroppo non si è realizzata per come l’avevo intesa io».

Da ragazzo militava in Azione giovani, la giovanile di Alleanza Nazionale. E ha fatto in tempo anche a prendere le ultime tessere del Fronte della Gioventù. Circolo di via Cavour a Portogruaro, giusto?
«Che ricordi! Avevo 15 anni facevo i primi banchetti a scuola, erano gli anni delle stragi del 92. Era una militanza di base, senza particolari incarichi. È durata sette o otto anni, poi ho lasciato».

Perché?
«Perché il centrodestra era scaduto».

C’entra Berlusconi, immagino.
«Esattamente».

Perché si è avvicinato al Movimento sociale. Viene da una famiglia di destra?
«No. Mio padre non l'ho mai conosciuto e mia madre era un’infermiera e non mi ha trasmesso molto in termini politici. A scuola, sì, ho forse cominciato a interessarmi. E poi leggevo molto, leggevo soprattutto i discorsi politici».

Di chi?
«Di Giorgio Almirante, ne ho letti tantissimi. È una figura a cui sono molto legato, è un po’ il mio modello. Ma leggevo anche Berlinguer, eh».

Era fascista?
«Questo è il problema della destra. Non è necessariamente vero che una persona di destra debba essere un fascista, un reazionario, magari un picchiatore».

Poi niente più politica fino a Beppe Grillo.
«Il Movimento mi ha fatto tornare voglia di far politica. Mi sembrava una buona intuizione, un bel progetto».

Poi però se n’è andato. Ed è andato a destra, mentre prima sosteneva, come tutto il Movimento, che destra e sinistra fossero uguali e anzi categorie senza più significato.
«È ancora la mia idea. Poi certo esistono le politiche che hanno un segno piuttosto che un altro. Io comunque preferisco parlare di alto e basso. Al basso guarda il movimento che ho fondato con alcuni ragazzi, Terra nostra, e che oggi confluisce nel gruppo di Fratelli d’Italia, all’alto, ai poteri forti, guarda il governo Renzi, non da ultimo con la legge sulle banche che stiamo approvando proprio mentre parliamo io e lei».

C’è una destra e una sinistra anche dentro il Movimento?
«Questo sì, sicuramente. Ma nel gruppo parlamentare ho visto più sinistra che non destra, forse ero l’unico con una storia così».

Beh, sull’immigrazione, ad esempio, la posizione è più di destra che di sinistra.
«A me è parsa più ondivaga che di destra. Più attenta ai sondaggi, così come fanno tutti gli altri partiti. Ricordiamoci sempre che volevano presentare un emendamento per abolire il reato di clandestinità e poi è arrivato da Milano, sondaggio alla mano, l’ordine di cambiare posizione».  

Ma c’è qualche suo ex collega che vedrebbe bene in Fratelli d’Italia?
«No. Però è un gruppo meno uniforme di quel che appare. E anzi invito i miei ex colleghi a non rinunciare così al senso critico, al contraddittorio. Non devono azzerare le loro idee per paura di qualche diktat. Io ho sempre cercato di applicare una critica costruttiva, dentro il Movimento, poi non ce l’abbiamo più fatta: spero che altri riescano. Ma con la minaccia di un post sul blog di Grillo capisco che non sia facile».

A lei fu rinfacciato di andare in tv. Ora ci vanno tutti.
«E fui insultato. Anzi: vorrei approfittare dell’occasione per dire  ai professionisti dell’insulto che con la storia delle poltrone e dei soldi hanno stufato. La gente ha anche delle idee, banalmente».

Lei cosa faceva prima di entrare in parlamento?
«Il dirigente d’azienda. Lavoravo in una società per azioni e se il punto sono i soldi, guadagnavo più di adesso».

Ho visto: la sua dichiarazione dei redditi 2013 è di circa 100mila euro, netti. Oggi sono 98mila.
«Ecco. E non solo: se fossi rimasto nel movimento avrei avuto la ricandidatura assicurata, un secondo mandato facile, magari da capolista nel Friuli Venezia Giulia».

E ora con Fratelli d’Italia non vuole ricandidarsi?
«Non è certo facile come in un partito che ha ormai il 25 per cento. E comunque no, non ho ancora deciso. Non ho deciso se questo lavoro, che spero e penso comunque di far bene, mi piaccia».

Senta, a Roma quindi è meglio Meloni che Virginia Raggi?
«Virginia Raggi è un buon candidato, questo è vero. E a un ballottaggio con il Pd lo sarebbe ancora di più. Ma penso che per governare Roma serva una certa esperienza e una squadra. Meloni ha sia l’una che l’altra, mentre le squadre dei 5 stelle nelle amministrazioni locali mi pare stiano lasciando a desiderare».

La squadra di Giorgia Meloni potrebbe venire dalla stessa famiglia da cui proveniva la squadra di Gianni Alemanno, la cui esperienza amministrativa non è stata certo di successo, da parentopoli in giù.
«Gianni Alemanno appena sono uscite fuori le criticità è stato allontanato dal partito. E comunque sì, bisogna sempre prestare attenzione».

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