Molte parole, bei propositi, tanti annunci. Teoricamente sono tutti d'accordo nel definire i paradisi fiscali come il male assoluto. Nei fatti la situazione è ben diversa. Perché alla fine, stringi stringi, nessuno stato, nessun governo al mondo, ha mai mosso un dito contro gli atolli dell'offshore, dove i controlli fiscali sono a zero, le tasse sono inesistenti e i ricchi sguazzano, nascondendoci profitti e fortune esentasse. Perché tanto disinteresse? Perché non si fanno leggi e non si alzano barricate contro quei paesi che soffiano la ricchezza alle nazioni?
La risposta viene da una lista di 120 potenti di Stato, premier, ministri, reali, tutti clienti di Appleby e di Asiaciti, due grandi studi professionali che hanno casa il primo alle Bermuda, il secondo a Singapore, e che si occupano della creazione e della gestione di società offshore proprio nei paradisi fiscali.
È stato possibile scoprire gli affari illeciti e sporchi di questi potenti grazie alla colossale fuga di notizie raccontata nei Paradise Papers, le carte riservate svelate dal Consorzio giornalistico Icij e visionate per l'Italia da L'Espresso e Report.
Dentro ci stanno il ministro dell'agricoltura e quello delle finanze del Brasile, la regina e il principe d'Inghilterra, ministri legati al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma anche ex primi ministri del Giappone, oligarchi kazaki e ucaini.
Qui sotto l'Espresso, attraverso una mappa, vi racconta chi sono e dove si trovano i primi 45 capi di stato e potenti del mondo con i soldi nei paradisi offshore. E gli italiani? Ci sono anche loro, ci sono ex ministri dell'Economia, personaggi che hanno fatto la storia dell'Italia e politici attualmente in carica. L'Espresso vi racconterà le loro storie sul prossimo numero in edicola domenica 19 novembre.