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Cultura
febbraio, 2017

Illusioni che celano voragini interiori

La parola felicità non è mai stata così diffusa. Essere felici sembra un obbligo, un'ossessione, quasi una condanna.  Ma in realtà è un obiettivo irrealizzabile. Colloquio con lo psicoanalista Massimo Ammaniti

La corsa alla felicità coinvolge tutti e attraversa le generazioni, in un certo senso è anche una tendenza interclassista. Per comprenderne portata e implicazioni, risulta significativo il punto di vista di uno psicoanalista attento da sempre ?alle dinamiche dei rapporti genitori-figli, e più in generale alle trasformazioni della società. ?Massimo Ammaniti, professore onorario alla Sapienza di Roma e autore del saggio “La famiglia adolescente” per Laterza e ora di “La curiosità non invecchia” per Mondadori, delinea i contorni di un fenomeno in continua evoluzione.

Professor Ammaniti, la parola ?felicità non è mai stata così ?diffusa. Film, romanzi, manuali, corsi online. Essere felici sembra un obbligo, un’ossessione, quasi una condanna. Come spiega questo fenomeno?
«Nel passato la parola felicità non faceva parte del lessico utilizzato ?dai giovani. Un tempo i giovani parlavano di impegno, responsabilità, prendersi cura degli altri. In primo luogo, a essere cambiato negli ultimi anni è proprio questo lessico. In buona parte il fenomeno è riconducibile a quella che il sociologo americano Christopher Lasch chiamava “la cultura del narcisismo”. Prima esisteva un’azione sociale, una finalizzazione rispetto a delle regole, delle norme a cui occorreva rifarsi. Poi, come dice Lasch, il mondo è diventato sempre più complesso».

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In che senso?

«Oggi l’individuo ha la sensazione ?di incidere sempre meno sul ?mondo circostante, dunque si concentra su se stesso. Ognuno ?di noi si dota di un armamentario ?di cui non può fare a meno: dieta, meditazione, jogging, cura ?personale. E qui c’è un equivoco fondamentale: prendendosi cura di sé, l’individuo pensa di raggiungere ?in maniera automatica la felicità. ?E invece è solo un’illusione».

Sarà pure un’illusione, ma a volte ?le illusioni aiutano a vivere in maniera più positiva, a superare le difficoltà quotidiane.
«Ho l’impressione che questa ?cultura sia in gran parte di ?derivazione americana: “Butta ?via l’aggressività”, “strilla”, tutte ?pratiche che tendono a raggiungere ?la felicità, che in realtà è un ?obiettivo irrealizzabile. Anzi, ?quando vedi una persona che a ?tutti i costi vuole essere felice, ?in realtà nasconde profonde ?voragini interiori».

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Dunque la felicità non esiste, ?in nessuna forma?

«Nella vita esistono momenti di felicità, quando hai un figlio oppure quando ti innamori, quando raggiungi qualcosa a cui tenevi molto, ma poi la tocchi e lei ti sfugge tra le mani. La condizione stabile di felicità è una cosa caramellosa che nasconde depressione e tristezza».

Eppure esistono persone apparentemente felici, che trasmettono serenità agli altri.
«Come si fa a essere felici in un mondo come il nostro? Solo un autistico che non vede nulla e ?nega la realtà. Ma non è una ?novità dei tempi moderni, è stato sempre così. Esistono momenti in ?cui la felicità si può sperimentare, ?si può provare, ma non può essere una condizione permanente».

Nel suo saggio “La famiglia adolescente” lei cita l’incipit con ?cui Tolstoj apre il suo grande romanzo Anna Karenina: «Le ?famiglie felici si rassomigliano ?tutte. Ogni famiglia infelice, invece, lo è a modo suo». È una considerazione ancora valida?
«Tolstoj parlava del dramma delle famiglie infelici. Era una semplificazione, una frase a effetto. Oggi, comunque, non è più così. ?Non sembra si possa più sostenere che tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro. Da allora le famiglie, felici o no, sono cambiate molto. E non semplicemente perché la coppia dei genitori non è più quella tradizionale, col padre capofamiglia e la madre che si occupa dei figli e della casa. Ma per ?la geometria variabile che la famiglia può assumere nel tempo: famiglie ?che si formano da nuove relazioni ?dei genitori in cui convivono i figli ?nati da precedenti unioni; genitore single – padre o madre; famiglie omoparentali».

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In libreria proliferano manuali e ?guide per crescere figli felici. Cosa pensa dei metodi educativi pensati per garantire il benessere dei bambini?

«Tutti questi libri, che arrivano in gran parte dagli Stati Uniti, alimentano illusioni che non corrispondono alla realtà. L’empatia, in realtà, è qualcosa che si costruisce nei rapporti con gli altri, non si apprende dai libri. Anche se, naturalmente, ognuno di noi ha bisogno di costruirsi illusioni per fronteggiare gli eventi della vita».

Se la felicità è un obiettivo irrealizzabile, esistono degli stadi ?di benessere che almeno le si avvicinano?
«Certo, esistono momenti di serenità che si possono raggiungere facendo un lavoro su se stessi, anche ?se la serenità può essere turbata ?dalle relazioni con il prossimo. ?Ma aiuta guardare le cose ?con un certo distacco, con una certa empatia e comprensione per gli altri. Tuttavia anche la serenità corre ?il rischio di essere incrinata ?dai fatti della vita».

A volte un certo ottimismo, un approccio positivo, possono aiutare ?a raggiungere momenti di serenità?
«Certo. Se una persona ha ?un atteggiamento pieno di rabbia, rivendicativo, ovviamente questo avvelena la vita. È uno dei mali ?più diffusi nel mondo attuale».

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