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Attualità
marzo, 2017

Mentre l'Italia parla solo di se stessa, l'Europa si affida a Mario Draghi

Il nostro Paese è avvitato tra crisi politica e giudiziaria: una storia già vista. Ma fuori dai nostri confini Trump, Putin e i populisti avanzano. E resiste solo il banchiere della Bce. Almeno per ora

Tutto già visto. Il romanzo dell’Italia. Crisi politiche e giudiziarie. Caos e dibattiti autoavvolgenti. Mentre il mondo cambia. Ma può essere davvero che nel 2017 un cittadino si senta confuso fra Trump e i pizzini con la “T” dell’inchiesta Consip? Fra le guerre nel mondo e una gita a Medugorje? E può essere che il Pd separi l’anima come l’Horcrux di Harry Potter fra clima globale e amici di tizio-caio che si intrufolano negli appalti? Fra garantismo e pena doppia per il babbo? Magari spalleggiati da Silvio Berlusconi.

Delle due l’una: o la situazione in casa Renzi è così traumatica da dover ricorrere alla consulenza di un vero esperto in fatto di commistioni politico-giudiziarie, oppure la sinistra si è abituata negli anni a fare la “manettara” tanto da non ricordare bene cosa significhi in italiano la parola “garantismo”. Il diritto cioè del cittadino comune, uguale davanti alla legge, di avere garanzie costituzionali che gli consentano di difendersi di fronte all’ipotetico attacco di un potere dello Stato, nel caso specifico giudiziario.

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Bene, il caso Consip è il contrario. E andrebbe affrontato subito e solo in maniera politica. Liberando il campo da circoli di amici e vicini di casa. E ripetendo come un mantra che proprio nel nome del garantismo, il primo dovere di un ministro della Repubblica sarebbe quello di riprendersi lo status di cittadino normale, godere di tutte le garanzie costituzionali previste per la sua difesa, dimostrarsi innocente, riassumere l’incarico. Altrimenti potremmo sembrare la fattoria di George Orwell, nel suo cinismo più andreottiano, tutti a dire che siamo uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri.

Tommaso Cerno
Facendo così non si batte il populismo. Anzi, facendo così là fuori si alimenta l’ondata di rabbia nel momento in cui la crisi (economica e valoriale) dell’Occidente costringe milioni di persone, in solitudine, a ripensare vita e futuro. Ecco perché il dibattito italiano suona così stonato. Ecco perché nessuno in Europa è credibile con le sue ricette, sembrano i conti alla ragionier Fantozzi mentre le famiglie arrancano inghiottite da una mutazione profonda del nostro essere società, del nostro diritto a un domani, del nostro mutarci in sindacato di esistenza contro poteri e mondi che sembrano prendersi tutto e non lasciare nulla.

Vi state godendo il week end? Il Pd al gran ballo delle primarie partendo dal Lingotto. Con Renzi che cambia trama al film. E un effetto cinemascope: voto Emiliano e cambio canale, voto Orlando e metto in pausa, voto Renzi e chissà cos’altro può capitare, nel bene e nel male, in questa saga hollywoodiana a ritmi da action movie. Intanto, a occuparsi di fare da diga, ultima e solitaria, a un trumpismo dilagante, spalleggiato da Vladimir Putin (le montagne russe della nostra copertina) resta Mario Draghi, che nel numero in edicola da domenica 12 marzo cerchiamo di raccontare. Ultimo - incredibilmente italiano - a tenere una rotta, almeno economica, in questa Europa senza unità politica. Mentre in Italia stiamo sospesi fra la guerra dei poveri e pizzini con la “T”. Che non sappiamo a chi si riferisce. Ma certo non è la “T” di Trump.

Twitter @Tommasocerno

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