Il racconto dei racconti dell’anima tedesca è l’“Italienische Reise”, il viaggio in Italia che Goethe compì dal settembre 1786. Sbarcato a Palermo, il poeta 38enne annota: «L’Italia, senza la Sicilia, non lascia alcuna immagine nell’anima: qui è la chiave di tutto». Tra le capre e i campi di grano, il poeta del Werther e del Faust scopre (e disegna) ovunque rovine ?di templi greci.
Oltre che da una natura lussureggiante, Goethe è ammaliato dalle processioni e dai santuari di Palermo, in particolare dalle grotte di Santa Rosalia sul monte Pellegrino, ma irritato dal greve design di certe fontane e palazzi palermitani (specie di Villa Palagonia) e dalla stravaganza dei loro signori. Poi si perde anche lui sulle tracce di Giuseppe Balsamo, meglio noto come Cagliostro, il più brillante impostore del diciottesimo secolo.
Miti antichi, riti e superistizioni varie, baroni e disastri sociali a non finire: da sempre l’anima tedesca è sbalordita dal mix di bellezze, orrori e sapori sparsi a piene mani nel capoluogo siciliano e dintorni.
DA PALERMO ALL'AVANA
«Palermo mi ricorda L'Avana, ma a differenza della fatiscente capitale cubana qui ho trovato per strada lastre di marmo splendenti in una città in fermento culturale», dice Katharina Sieverding. Non a caso sono le strade “luccicanti” di Palermo il motivo che la fotografa tedesca, allieva di Joseph Beuys, ha scelto per il poster della mostra che porta in città (fino al 4 novembre). «Con le mie foto voglio mettere in discussione la politica delle identità e dei codici di potere», prosegue l’artista. In effetti, la prima immagine di Sieverding che ci spiazza, entrando nella “Haus der Kunst”, la Casa dell’arte aperta nel 2016 dall’Associazione Düsseldorf Palermo nei Cantieri culturali alla Zisa, è un volto dorato, ripetuto otto volte e in un formato di 252 per 356 centimetri. Impressionanti anche le altre gigantografie, come “Global Desire I”, in cui l’artista riflette sui fantomatici desideri di capitalismo di Kim Jong-Un, ritratto davanti a un centro commerciale a Phoenix, in Arizona. O nell’altra terribile visione intitolata “Am falschen Ort” - nel falso luogo - sulle orrende condizioni di 80mila profughi siriani nei campi di Zaatari, in Giordania.
«Noi artisti e curatori tedeschi sentiamo ancora tanti impulsi vitali in questa città», dice Michael Kortländer, scultore e fondatore dell’Associazione Düsseldorf Palermo. La sua “Haus der Kunst”, una ex fabbrica di sedie di 400 metri quadrati che gestisce insieme al giovane curatore palermitano Alessandro Pinto, è una delle istituzioni di punta nei Cantieri ?alla Zisa, uno dei centri culturali più attivi in città. Oltre alle sedi del Goethe Institut e dell’Institut Français, nell’ex distretto industriale troviamo i giganteschi spazi dello Zac (Zisa Arti Contemporanee) e le mostre che la vitalissima Letizia Battaglia allestisce nel suo Centro Internazionale di Fotografia. «Anche per noi artisti siciliani il dialogo con l’arte e cultura tedesca sono essenziali», puntualizza Daniele Franzella, uno degli artisti più creativi dell’effervescente scena palermitana.
È a Düsseldorf, nel 2015, in un atelier dell‘Associazione Düsseldorf Palermo, che Franzella ha scolpito “Dell’inutilità”, uno dei suoi primi bassorilievi in lattice (ora riesposto, insieme alla sua meravigliosa “Natività”, altra opera in lattice, alla mostra “Gloria” a Villa Zito, pinacoteca della Fondazione Sicilia). Per Manifesta, invece, Franzella tirerà su, insieme a Clemens Goldbach, uno degli artisti più apprezzati di Düsseldorf, una nuova installazione sulla piazza delle Dogane, un tempo la foce commerciale della città. La coppia Franzella-Goldbach, la Haus der Kunst di Kortländer, Pinto non sono le uniche sinergie italo-tedesche che farebbero felice il sommo Goethe.
PARSIFAL ALL'HOTEL DELLE PALME
«Se rigiri la mappa del Mediterraneo ti accorgi che il vero centro è Palermo», dice Luca Trevisani nella hall dell’Hotel delle Palme. È in questo grandioso albergo in cui Wagner terminò il Parsifal (lo sgabello su cui suonò è in una vetrina dell’hotel) che visse e morì Raymond Roussel, uno dei padri spirituali del surrealismo. Un giorno speciale: il 14 luglio 1933, la festa di Santa Rosalia. Ed è al genio della cosiddetta “patafisica” che Trevisani e l’artista tedesco Olaf Nicolai hanno dedicato ?il progetto “Raymond”, sinfonia di 29 autori e altrettanti interventi sparsi fra camere e saloni, vetrine e fontane ?del leggendario hotel palermitano (tutte le informazioni sul sito Raymond2018.com).
Dopo il primo inchino di Leonardo Sciascia, che nel 1977 scrisse per ?il dandy francese gli “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel”. «A Palermo si intersecano e inseminano fra loro diverse diacronie, questa follia geopolitica risuona nei suoi vicoli», suggerisce Nicolai. «Non solo il robusto Goethe o l’esile Roussel, tutti gli artisti di Manifesta risentono tuttora del fascino di una creatività non addomesticata qui a Palermo», sintetizza Trevisani.
Nei bagni dell’Hotel delle Palme si trova uno dei pezzi di “Au service”, una delle 500 saponette di olio extra vergine di oliva che Nicolai ha creato «in omaggio alla follia dell’arte di voler lavare la realtà». Candida e luminosa anche “The Blue Magic Library“ che Angela Bulloch - artista canadese di stanza a Berlino - ha affastellato fra le mensole del bar della Sala Gattopardo dell‘albergo. ?Più cruento il posacenere - con fallo bruciacchiato al centro - che Bojan Sarcevic ha posto accanto alla Sala Azzurra. Lì dove, nel 1953, Cosa Nostra decise di entrare nel business dell’eroina.
A un’ora da Palermo poi, da non mancare l’installazione (un massiccio blocco di sapone) che Nicolai ha posto nei magici spazi del Museo civico di Castelbuono. Cos’è oggi Palermo? «Un bambino selvaggio che scoppia ?di energie e fai fatica a educare», conclude Trevisani, tra ironia e sarcasmo. Un bambino scostumato da morire, ma vitalissimo. Che continua ad attirare nei suoi oscuri meandri ?i nipotini di Goethe.