I Pride diventano la prima prova di piazza su scala nazionale di opposizione al governo Cinquestelle-Lega. Dureranno fino all’11 agosto: 28 Pride, in 28 città. Un’onda che nel celebrare i moti di Stonewall, cioè la nascita del moderno movimento di liberazione gay, segna una mobilitazione collettiva che non coinvolge solo la comunità arcobaleno. Insieme a persone gay, lesbiche, trans, queer, intersessuali anche femministe, migranti, partigiani, studenti, ex sessantottini.
“La chiave del movimento LGBT è l'intersezionalità delle lotte. Le nostre battaglie si intersecano vanno a incrociarsi con quelle delle donne, dei migranti, di tutti quei soggetti a rischio e fanno cordone resistenza” spiega Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e portavoce del Roma Pride.
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Più in giù nello stivale, Roma sceglie “Brigate Arcobaleno” con testimonial d’eccezione la partigiana Tina Costa, staffetta e fiancheggiatrice delle brigate Garibaldi ritratta con in braccio la piccola Viola, figlia di una coppia di due mamme.
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Porpora Marcasciano, presidente onoraria del Mit (movimento identità transessuale) ha attraversato tutti i passaggi storici del movimento omosessuale, dagli anni ’70 fino ad oggi: “Se il tempo nuovo si distrae - spiega a L'Espresso - non riesce a decifrare quello ci sta succedendo. Il vento sta cambiando. La comunità deve entrare in un’ottica di resistenza per difendere quanto si è conquistato”. Il Mit che offre “servizi dedicati alla persona, dipende direttamente o indirettamente da enti e istituzioni; bandi in cui il governo fa la sua parte in maniera positiva o negativa”. “Li difenderemo con i denti - annuncia Marcasciano - quello che ci preoccupa è la reazione becera del basso, di chi si sente legittimato ad atti di aggressione, violenza, emarginazione. Come è successo con Donald Trump in America. Il rischio è che gli anatemi lanciati dai vari Salvini, Fontana vengano raccolti da qualcuno. Non ricordo un governo così chiuso, retrivo e oscurantista nell’epoca moderna e postmoderna”.
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Di ritorno al passato parla anche il Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”che celebra quest'anno 35 anni di attività. Il Circolo è dedicato all’attivista e filosofo che sottolineava a più riprese la necessità della creazione di un vincolo tra la comunità “gaia” e il movimento delle donne, con l’intento di un’emancipazione che coinvolga l’umanità intera. Rossana Praitano ne è stata presidente, e oggi regge la vice-presidenza da una lettura di questo tempo di mezzo: “L'attacco ai gay è una distrazione classica che si fa sulle minoranze per riacquistare più potere, colpiti per primi continueremo a esserlo per tutto il periodo. Questo è un linguaggio che è fonte di omofobia e serve a ricacciare indietro conquiste sociali, a non averne altre, e a distrarre attenzione su promesse che non si possono mantenere, focalizzando l'attenzione sui diversi. Le donne sono scomparse dal discorso pubblico - sottolinea - devono solo accudire. È un meccanismo antico che si ripresenta pieno la reazione non potrà essere di resistenza e orgoglio”.
In sintonia con le parole di Praitano anche quelle della Presidente dell'Associazione Lesbica del Cassero "Lesbiche Bologna", Carla Catena: "A questo governo noi donne lesbiche, bisessuali, trans non possiamo che applicare una politica di resistenza. Un governo che ostacola la 194, ignora il problema della violenza di genere e relega la figura della donna a uno stereotipo di genere, è un ritorno al passato a cui ci opporremo con le nostre vite i nostri corpi".
Venti di resistenza "al governo del cambiamento" soffiano anche dall'estero. All'apertura ddel governo alla Russia di Putin arriva la critica di All Out, il movimento transnazionale che combatte per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT): “La società civile russa si aiuta facendo pressione sul governo affinché ridia alle associazioni piena agibilità politica - ha sottolineato Yuri Guiana, senior campaign manager - non chiedendo di togliere le sanzioni dirette contro gli oligarchi al potere, che tra l'altro garantiscono impunità a chi viola i diritti umani, come il leader ceceno Kadyrov”.
Infine Gabriele Piazzoni segretario di Arcigay Nazionale non ha dubbi: "Opporremo una strenua resistenza a qualunque tentativo di arretramento sul terreno dei diritti. Se ci rallenteranno nelle aule parlamentari, la proseguiremo nella società che abita le strade e le piazze di questo Paese. La nostra determinazione è più forte di qualunque governo, forza politica o ministro" dichiara "Credo che proprio alla luce di quanto negativamente emerso dalle dichiarazioni del ministro leghista, il M5S debba esplicitare le proprie posizioni al riguardo, magari partendo con un netto segnale di discontinuità nell'assegnazione della delega alle Pari Opportunità. Ma al di la del campo istituzionale"
Il movimento LGBT si conferma così, all'alba del Governo Conte, come un vero grande movimento politico e di opinione nazionale che pone problemi impossibili da ignorare: le famiglie, come si possono ignorare i diritti dei bambini delle famiglie arcobaleno e il rispetto dei doveri dei propri genitori; il diritto al lavoro e alla salute delle persone LGBT; la condizione delle persone transessuali; la condizione della donna. Certo, non ha una delega formale. Però ignorarne l’esistenze non sembra, anche in prospettiva, un’idea brillante.