Possibilità è il tempo presente che si prolunga nel futuro, quel gioco bellissimo che si chiama libera attesa del futuro.
Se è mai stato scienza il futuro oggi è diventato un’arte? L’arte del possibile per eccellenza. Il nome che si dà alla politica, oggi con le sue scacchiere variabili, non più di bianchi e di neri dice qualcuno ma di grigi, le sue geometrie improbabili, sempre meno euclidee.
Eppure il grigio da questa distanza o vicinanza sembra così scuro, focato, che il nero è solo a un passo.
Il nero appare sempre all’improvviso, come il Cigno Nero di Taleb. Una mattina all’alba, mentre bevi il primo di troppi caffè, ti rendi conto che era sempre già stato qui. E non era nemmeno invisibile agli occhi.
Perché possibilità è anche la catastrofe, lo sconosciuto sconosciuto, the unknown unknown.
Esiste anche uno sconosciuto conosciuto, the known unknown, la versione addomesticata, addomesticabile. Ma faremmo bene a non crederci troppo.
È mai stato scienza il futuro? Ma anche la scienza è nuova, lo è da più di cento anni e ora si presenta proprio qui davanti a noi, a parlarci di un mondo fatto di alea: di possibilità, di probabilità, rischio. Come un gatto di Schrödinger che si lascia accarezzare, vivo o morto ma sempre sufficientemente vivo. Un gatto selvatico, ti volti e scompare. Era qui solo un attimo fa.
Possibilità è ciò che vediamo all’improvviso, energia che diventa materia, una rete di luce di cui siamo parte e che ci avvolge. Uno sguardo nuovo, che ci fa leggere l’avventura col mondo non più solo come cozzo e scontro ma come invenzione comune.
Inventio. Quello che improvvisamente scopri davanti a te. Che Milo De Angelis, poeta, chiama l’aperto e il nascosto di un attimo.
L’osservatore che continua incessante a modificare l’oggetto osservato, e noi siamo entrambi.
Possibilità è l’amore assoluto. Il cigno nero che apre le ali, feroce, davanti a te.