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Cultura
dicembre, 2019

"Ritratto della giovane in fiamme", un'ode all’amore, alla libertà, alle donne

Da vedere l’ultimo film di Céline Sciamma. Con tre finali, uno più bello dell’altro

Il mare è agitato, i marinai remano vigorosamente, ma basta un attimo e la cassa cade in acqua. Poiché nessuno accenna a tuffarsi ci pensa Marianne. Nel 1770 gli abiti da donna non sono l’ideale per nuotare ma non importa. Marianne è abituata a lottare e quella cassa contiene il necessario per il suo lavoro di pittrice in viaggio verso una remota isola bretone dove dovrà ritrarre Héloise, una giovane appena uscita dal convento e promessa a un nobile milanese.

Certi film non sono ciò che sembrano. Il nuovo lavoro della talentuosa regista di “Tomboy” e “Diamante nero”, premio per la miglior sceneggiatura a Cannes, parte come una variazione elegante ma forse ovvia sui temi della disparità di classe e di genere visti dal XVIII secolo. Presto però diventa ben altro. Un’ode all’amore che intreccia memoria e desiderio rileggendo con fertile immaginazione il mito di Orfeo e Euridice. Un’opera “da camera” con quattro protagoniste e un pugno di comparse immerse in una natura selvaggia che evoca “Lezioni di piano” di Jane Campion. Uno studio insieme sensuale e concettuale sulla ricchezza - emotiva, intellettuale, carnale - dello scambio fra un artista e la sua modella. Che estrae da una tavolozza volutamente limitata tinte e sfumature di rara profondità.

La bella Héloise (Adèle Haenel) infatti non vuole sposarsi, come spiega sua madre (Valeria Golino), e tantomeno posare. La pittrice (Noémie Merlant) dovrà fingersi una dama di compagnia. Naturalmente sappiamo che la menzogna non reggerà e le due giovani si innamoreranno; intuiamo che quella servetta (Luana Bajrami) avrà una parte nella loro storia d’amore e (temporanea) emancipazione. Quello che non possiamo prevedere è il crescendo davvero emozionante che scandirà il loro reciproco scoprirsi in un susseguirsi di dubbi e interrogativi che illuminano al contempo il loro amore e il ruolo, la natura, il potere dell’immagine. Ieri come oggi.

«Che il vostro dipinto non mi somigli, posso capirlo, ma che non somigli neanche a voi è davvero triste», dice Héloise davanti alla prima versione del quadro. Raramente un film in costume avrà interrogato il nostro presente con più libertà e naturalezza, evocando en passant anche le ragioni storiche della scarsa presenza femminile nelle arti. E se tre finali vi sembran troppi, lasciateci dire che sono uno più bello dell’altro. In sala dal 19.

“Ritratto della giovane in fiamme”

di Céline Sciamma
Francia, 121’

 

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