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20 titoli per il 2020: ecco i libri da (ri)leggere

È tempo di riletture. Di classici, specialmente. Di quei libri affascinanti, complessi, molteplici, che non hanno ancora finito di dire. Abbiamo chiesto a venti tra i più amati scrittori di oggi di suggerire ai nostri lettori i romanzi da rispolverare al più presto. Libri bellissimi, urgenti, preziosi. E chiavi per capire il presente. Da Gadda a Dumas, da De Roberto a Stendhal, da Dostoevskij a Morrison, il catalogo è questo

LA LINEA D'OMBRA
di Joseph Conrad
Rileggerlo tutto. Oppure no. Limitarsi alle prime pagine, fino a quell'espressione misteriosa, «il malessere acerbo della seconda gioventù». O, addirittura, le prime tre righe soltanto, uno degli attacchi più felici di sempre: «Solo i giovani hanno di questi momenti. Non intendo dire i giovanissimi. No. I giovanissimi, per essere esatti, non hanno momenti». Io, che non ho memoria per le citazioni e invidio chi sa sfoggiarle a comando, non dimentico queste poche frasi di Conrad, insieme alla loro conclusione, poco più in là: «Parlo dei momenti in cui chi è ancora giovane è incline a commettere atti inconsulti, come sposarsi all'improvviso o abbandonare un lavoro senza motivo». Ecco, anche solo questo. Nella libreria della stazione scorrere l'inizio della "Linea d'ombra", in piedi, di straforo. Poi lasciare il libro dov'è, portandosi via solo lo strascico di quel malessere acerbo. PAOLO GIORDANO


LA MACCHINA MONDIALE
di Paolo Volponi
È un romanzo non più ristampato e scandalosamente introvabile in libreria. E questo proprio mentre le domande che pone sono sempre più urgenti e brucianti, in un'epoca di massacro e appropriazione delle strutture viventi, di ingegneria genetica, intelligenza artificiale e clonazione, in un momento cruciale per la nostra stessa sopravvivenza di specie su questo pianeta sperduto tra le galassie, in cui la vita è per noi tutta da riguadagnare e riconquistare. Il protagonista, Anteo Crocioni, è un Don Chisciotte  impazzito, invece che per i libri di cavalleria, a causa delle utopie scientifiche e tecnologiche e dell'illusione che queste possano essere di per sé salvifiche. È un libro profondo e ispirato, scritto in una lingua densa e lirica, leopardiano e bruniano. ANTONIO MORESCO


AMATISSIMA
di Toni Morrison
Toni Morrison ci ha lasciato pochi mesi fa. Ci ha lasciato con l’impressione di non aver approfondito davvero la portata politica della sua opera. È il suo "Amattissima" che dovremmo leggere e rileggere nel 2020. La schiavitù raccontata dalla grande Toni Morrison, prima afroamericana a vincere il premio Nobel. Questo libro del 1987 non smette di parlarci. Non importa che sia ambientato nel 1870, che i suoi protagonisti siano ex schiavi. Quello che importa è che ci sia al centro Sethe, i suoi trent’anni, il suo essere madre e donna: dunque il suo essere niente. Tranne quando decide di togliere la vita ai suoi figli, per sottrarli a un destino di schiavitù e di donare loro la libertà con un atto d’amore sconvolgente e terribile. Con la sua lucida disperazione e il suo rifiuto di un destino precostituito, ancora oggi Sethe parla a tutte le donne di solitudine e discriminazione. GAIA MANZINI


I BEATI ANNI DEL CASTIGO
di Fleur Jaeggy
Le storie di Fleur Jaeggy, che siano romanzi o racconti ("La paura del cielo"), sono storie di famiglia. Solo che le famiglie ordinarie – in senso statistico – non ci sono. I genitori sono sostituiti da nutrici, maggiordomi, tutori, insegnanti, sovente compaiono padri vedovi. Sono famiglie in cui il legame di sangue è posposto a un legame di elezione che, sempre, rivela la propria natura di dedizione. Con i difetti metrici che la dedizione porta con sé: ossessione e persecuzione (avvicinamento), separazione (allontanamento), e infine la coesistenza di ossessione, persecuzione e separazione: Esiste nell’aiutare gli altri una vaga passione omicida che è difficile contenere in un sentimento meno sanguinario. Rileggere Fleur Jaeggy per tentare di capire, in questo 2020, cosa significa, per ciascuno di noi, aiutare il prossimo. CHIARA VALERIO


LA RAGAZZA DI NOME GIULIO
di Milena Milani
Ho letto "La ragazza di nome Giulio" di Milena Milani a 14 anni e mi scosse in un modo che non sapevo spiegare. Uscito nel ’64, condannato per oltraggio al comune senso del pudore, fu poi ripubblicato e tradotto in molte lingue, attirando l’attenzione di intellettuali come De Beauvoir. È la storia di un’adolescente che cresce nell’Italia fascista, cercando Dio, interrogandosi sul peccato, inseguendo una verità che non può passare se non per il corpo. Quasimodo disse che in questo romanzo l’amore è «non solo intatto negli abbandoni volontari o no al sesso, ma è una forza tragica, una frattura-simbolo che se appare legata a un’angoscia esistenziale ha un valore “presente” nella civiltà che viviamo». Mi pare che questo valore, anziché esaurirsi, sia ancora urgente nella nostra, di civiltà. ROSELLA POSTORINO


IL VOLONTARIO
di Salvatore Scibona
In un’epoca dominata dal "Fomo", Fear Of Missing Out, la sindrome metropolitana che ci fa temere di essere tagliati fuori dagli eventi, e dunque di svanire, Salvatore Scibona concepisce un personaggio, Vollie Frade, che attraversa alcuni decenni di storia nordamericana non desiderando altro, sempre in modo mite, che scomparire. Nel solco di quei grandi personaggi letterari – dal digiunatore di Kafka al Bartleby di Melville, passando per il Wakefield di Nathaniel Hawthorne – "Il Volontario" è un grande romanzo su quell’impulso, per nulla nichilista e semmai liberatorio, a disertare dalla propria vita. GIORGIO VASTA


I VICERÉ
di Federico De Roberto
"I viceré" di Federico De Roberto, pubblicato nel 1894, è un romanzo che come pochi ha saputo raccontare, con una scrittura moderna, espressionistica, la danza macabra del potere che perpetua se stesso di generazione in generazione, ostentando splendore nella marcescenza di una stirpe: la famiglia catanese degli Uzeda di Francalanza. Le messinscene grandiose, imponenti, strasbordanti in cui la Sicilia ha saputo "eccellere". La mostruosa  sterilità corrotta che il potere autoalimentandosi finisce per generare in accoppiamenti consanguinei: figli deformi nati morti. La sete stessa di potere e la rapacità che si fa carne nelle manie e ossessioni di un'umanità meschina. Le fondamenta marce compromesse su cui si compie il Risorgimento e l'Unità d'Italia, fondamenta con cui il nostro Paese ha sempre poi dovuto fare i conti come spettri che cambiano pelle ma non muoiono mai: highlander mutanti. Un romanzo dove reale e surreale si intrecciano in modo inestricabile in una sorta di realismo allucinato con cui non possiamo non fare i conti per capire certi verminai che sanno dissimularsi in splendori. EVELINA SANTANGELO


FONTAMARA

di Ignazio Silone
Ho letto "Fontamara" da adolescente, figlia di una famiglia contadina non troppo lontana, nel tempo e nello spazio, da quelle che raccontava Ignazio Silone. Anche noi eravamo chiamati cafoni dalla gente del paese e persino tra noi ci chiamavamo così. Berardo Viola è diventato il mio eroe, ribelle e generoso, in lotta per la dignità degli ultimi. Appartenevamo nella stessa terra, della povertà e delle ingiustizie. Da lui ho imparato a trovare nella rabbia la forza per il cambiamento. "Fontamara" è un libro ancora giovane. DONATELLA DI PIETRANTONIO


LA FRONTIERA
di Alessandro Leogrande
Il passaggio da un anno a un altro è sempre una frontiera, ti chiedi cosa ti sei lasciato alle spalle e cosa stai cercando. «La frontiera è la parola da cui tutte le altre discendono», scriveva Alessandro Leogrande. «E ogni volta che viene pronunciata, il mondo nuovo si affretta a venire mentre quello vecchio scompare lentamente». «Per molti è sinonimo di impazienza, per altri di terrore. Per altri ancora coincide con gli argini di un fortino che si vuole difendere. Tutti la mettono in cima alle altre parole, come se queste esistessero unicamente per sorreggere le frasi che delineano le sue fattezze. La frontiera scorre nel mezzo. Di qua c’è il mondo di prima. Di là c’è quello che deve ancora venire, e che forse non arriverà mai». Non è un testo classico. Ma io voglio portare queste parole al confine del 2019, attraversarlo e depositarle nel 2020. CATERINA BONVICINI


L'ULTIMO DEI MOHICANI
di James Fenimore Cooper
Un romanzo del 1826, un libro del suo tempo che presenta tratti di una modernità sorprendente – tra cui la protagonista femminile, Cora –  e ci confronta con la fine di un mondo, qualcosa di quanto mai attuale in un momento in cui siamo obbligati a confrontarci con l’idea di fine del mondo. Cosa succede quando un mondo finisce, per ragioni naturali o culturali, per invasione o apocalisse? Ma natura e cultura sono la stessa cosa, torniamo a scoprirlo continuamente. Tutti i romanzi sono romanzi d’avventura, ma oggi per avventura intendiamo qualcosa di completamente diverso da quello che credevamo quando da ragazzi abbiamo letto per la prima volta questo libro. LAURA PUGNO


TEMPI DIFFICILI
di Charles Dickens
Perché non sono poi così diversi da questi, quei "Tempi difficili". L’umiliazione sistematica di chi non ha voce. Dickens racconta anche ciò che non si vede. E se la prende con Gradgrind, un uomo concreto, «un uomo di fatti e calcoli». Una specie di astronomo che, in un osservatorio privo di finestre, organizza l’universo stellato «col solo ausilio di carta, penna e inchiostro», senza gettare lo sguardo sugli esseri umani che gli brulicano attorno; uno che si compiace «di tracciare i loro destini su una semplice lavagna, cancellando via le loro lacrime con un unico pezzetto di spugna sudicia». Ma la letteratura è l’esatto contrario di ogni statistica. La letteratura è la rivincita dell’immaginazione. PAOLO DI PAOLO


ZORBA IL GRECO
di Nikos Kazantzakis
Kazantzakis lo pubblicò nel 1946 ma la magnifica traduzione italiana dall’originale è arrivata solo nel 2011. Nicola Crocetti, editore e traduttore, ha rimediato a una mancanza dovuta in gran parte al successo del film che Cacoyannis girò nel 1964, Anthony Quinn indimenticabile protagonista. Ma il libro è un capolavoro e non c’è nulla di meglio ancora oggi per capire l’anima dell’uomo greco. Devono leggerlo e rileggerlo quelli che hanno applaudito alle guerre finanziarie e culturali che hanno piegato la Grecia in questi ultimi dieci anni. Dobbiamo leggerlo e rileggerlo tutti per ritrovare lo spirito libero, il vitalismo, la consapevolezza della tragedia e la forza e l’orgoglio che i Greci possono insegnare a un’Europa vecchia e stanca, consumata da populismi, rancore e furore.   MATTEO NUCCI


LE CONFESSIONI
di Jean-Jacques Rousseau
È il libro da comodino di Bruce Springsteen, e anche il mio. Credo che non lo finirò mai: è lungo come la vita di uno degli uomini più interessanti della Storia e… salta da un’avventura a un’altra, da una casa a un’altra, da una vita a un’altra, come il più trasognato romanzo picaresco. Meglio: un romanzo di segreti da non far mai leggere a nessuno. Raramente ho visto più verità e dolcezza e perversione in un libro. Da leggere - perché se devi prendere a modello qualcuno meglio non prendersi un maestro. FRANCESCO PACIFICO


DELITTO E CASTIGO
di Fëdor Dostoevskij
Un classico è tale se affonda le mani nei sentimenti e nelle passioni perenni, quelli che non cambiano colore o intensità anche se le epoche passano. Quello di Dostoevskij è il racconto ideologico dell’evoluzione del rimorso, che supera le barriere dei principi e delle motivazioni che l’autoconsapevolezza fornisce e infetta ogni aspetto dell’esistenza. La redenzione non è giustizia o libertà, ma è una terribile sconfitta di fronte al più intransigente dei giudici: lo specchio. Da rileggere in continuazione, perché è una costante scoperta.  MAURIZIO DE GIOVANNI


MEMORIE DI ADRIANO
di Marguerite Yourcenar
Consiglio "Le memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenaur. Prima cosa per la felicità della scrittura: quella mistura di elementi storici riconoscibili, azioni, modi di vivere, territorii, episodi macroscopici facilmente individuabili, nella storia romana, sia da chi la conosce sia da chi se la studiò a scuola; e assieme la prima persona dell'uomo che sta invecchiando e deve ripercorrere la sua esperienza vitale, che è sì l'esperienza superba dell'imperatore, ma è anche quella umanissima dei sensi, della paura, delle emozioni, dell'amore. e mi pare che Yourcenar abbia davvero ottenuto da questa mistura una lingua limpidissima. Poi per la costruzione del romanzo, la sua struttura, i grandi spazi che descrive e gli angustissimi angoli della memoria: tutto sullo stesso piano perché tutto deve tendere e riportarsi prorpio all'atto della scrittura. E infine per il discorso sulla morte, con la morte, l'esperienza del prevederla, immaginarla, prepararla, che solo attraverso la filosofia e la vita è possibile conoscere. VALERIA PARRELLA


IL ROSSO E IL NERO 
di Stendhal
Quando il comportamento politico non poggia su solidi ideali ma su furberie e cinismo, non può che sfociare nel delitto, nella violenza, nel crimine. Jean Sorel, il protagonista del romanzo, è un giovane di provincia che non esita a strumentalizzare e manipolare le donne che lo amano, pur di soddisfare la sua ambizione. Romanzo psicologico e politico; consigliato per una visione critica della politica e la rivalutazione della stessa ideologia, anticorpo necessario contro il malaffare. GIUSEPPINA TORREGROSSA


MADAME BOVARY
di Gustave Flaubert
È il mio libro-ossessione. L’ho letto la prima volta timidamente, tra soggezione e paura (e se non mi piace?), la seconda come una speleologa (come ha fatto a ottenere un risultato così?), la terza sulla spiaggia, davanti al mare della Sardegna, tutto in un giorno senza smettere mai. Chiedendomi affamata, come non ne conoscessi da sempre la trama, chissà come andrà a finire? E gridando alla fine, come non l’avessi mai letto: ma è un capolavoro! Poi l’ho riletto ancora, nel tempo, non so più quante volte. In "Madame Bovary" Flaubert è sensuale, divertente fino alle lacrime, capace di tenerti sulle spine fino a farti venir voglia di entrare nel libro e muovere i protagonisti per sciogliere, infine, la tensione, spietato come pochi e profondamente umano. Dovremmo leggerlo tutti perché è uno scrigno che contiene ogni meraviglia: lo apri, ne rimani abbagliato, ti ci immergi, non vuoi più uscirne e capisci, una volta per tutte, che i classici non sono difficili; i classici sono strepitosi. Ora che ci penso: adesso lo rileggo anch’io. Non si sa mai.   ANTONELLA LATTANZI


IL CONTE DI MONTECRISTO
di Alexandre Dumas
In un'epoca letterariamente dominata dall'autofiction, parlare di Dumas può sembrare strano, suona persino "stonato". Eppure non ci dovrebbe stupire: la sua scrittura ci porta fuori dalla dimensione del singolo per narrare una vicenda profondamente umana di vendetta e passioni. In esso si raggiunge l'equilibrio perfetto tra stile e sostanza: il conte di Montecristo è un romanzo che tutti coloro che hanno l'ambizione di scrivere dovrebbero leggere e analizzare. L'avventura umana di Edmond Dantes, la sua spasmodica voglia di vendicarsi parla ancora oggi al cuore dei lettori e viene considerato uno dei grandi "turn pages" del passato (e del presente, aggiungo io). E questa è solo una dote che i grandi classici possiedono. STEFANIA AUCI

MIMESIS
di Erich Auerbach
Mi è capitato di rileggere “Mimesis”. Sono rimasta sbalordita che un saggio scritto tra il 1942 e il 1945 rilucesse ancora di una visione così grandiosa e di una scrittura così plastica. Del resto il sottotitolo è “il realismo nella letteratura occidentale”. Quel realismo scoperto lungo un filo che corre da Omero a Proust non era un tema solo accademico per lo studioso. Cacciato dalla sua cattedra dalle leggi razziali, costretto all’esilio, il professor Auerbach trova accoglienza a Istanbul. Nella metropoli chiamata “Porta d’Oriente” si accinge a salvare un’intera civiltà letteraria entro le pagine di un libro. I classici per lui non sono gloriosi monumenti, ma trame di parole vive con cui entrare in dialogo. Come fa il suo amato Dante quando rivolgendosi a Farinata e Cavalcante, scavalca la distanza tra l’Inferno e Firenze. “Mimesis” è anch’esso un viaggio nel tempo e nello spazio dove i classici continuano a parlarci. HELENA JANECZEK


QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA

di Carlo Emilio Gadda
Un sistema per impiegare le feste a leggere un’opera straordinaria, un gioiello classico contemporaneo, un romanzo che si prende in carico l’onere e l’onore di mettere in gioco anche lemmi desueti del nostro munifico vocabolario, un dispositivo per riesaminare alla luce della nostra storia recente molte delle derive, politiche, sociali, antropologiche, attuali, una scatola magica di vero divertimento, un indizio di dove persino il maestro Camilleri sia andato ad attingere, è quello di leggere, o rileggere, "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana".   MARCELLO FOIS

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