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Storie come questa, o come altre che in passato sono state pubblicate da L’Espresso, hanno riproposto ai lettori un tipo di giornalismo forte, convinto del proprio ruolo, della propria missione, della sua funzione indispensabile: rappresentare la realtà anche nei suoi risvolti più oscuri. Perché L’Espresso crede da sempre in un’informazione indipendente e non supina al potere politico di turno. E i lettori, con i loro messaggi e il loro sostegno, ci hanno dimostrato e ci dimostrano dopo ogni inchiesta che hanno voglia di giornalismo vero, di quello più serio e meno indulgente. Tutto questo ci riporta alle motivazioni che ci hanno fatto scegliere il mestiere di giornalista: la curiosità. Non il coraggio, o un qualche “eroismo civile”. Ma pura e semplice curiosità verso il mondo.
Il giornalismo investigativo è per sua natura scomodo, perché svela fatti e storie che hanno rilevanza politica e sociale prima ancora che ci arrivi la magistratura. Si basa sulle notizie, che sono le vere padrone delle redazioni. I giornali vivono di notizie: queste sono come l’acqua per i pesci. Il nostro mestiere è diverso da quello del giudice o dell’investigatore della polizia giudiziaria: noi non emettiamo sentenze, non firmiamo provvedimenti cautelari, non conserviamo notizie nei cassetti. Ma raccontiamo ciò che può essere documentato e lo pubblichiamo perché ha rilevanza sociale. Quindi per permettere ai lettori di conoscere e analizzare ciò che li circonda.
Come spesso si ripete nelle scuole di giornalismo, il giornale deve esercitare la funzione di “cane da guardia” della democrazia. Tutto ruota intorno alle notizie giornalistiche, che spesso non combaciano con le notizie di reato, di cui è competente il magistrato. Il giornalismo investigativo ha una funzione pubblica, mette a nudo politici e amministratori e personaggi pubblici. È ciò che prova a fare ogni settimana L’Espresso, schierandosi dalla parte delle notizie.
Nel nostro Paese c’è purtroppo una diffusa (e trasversale) convinzione che la “discrezione” su alcuni fenomeni possa agevolare la soluzione dei problemi. La storia ci insegna che non è così. E in passato sono stati svelati scandali politici solo perché alcuni giornalisti si sono posti domande su un banale furto, e lo hanno fatto prima dei magistrati, come insegna il Watergate, e sappiamo come è andata a finire: con le dimissioni di un presidente degli Stati Uniti.
L’Espresso in 60 anni di vita ha sempre cercato di restituire qualche verità, anche quando il Paese ha avuto paura di conoscerle. Continuiamo e continueremo a fare così.