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Qui in Uk abbiamo rifatto la sinistra. E voi, in Italia?

Parla Laura Parker, candidata di punta del Labour, vicinissima al leader Corbyn. E spiega come il suo partito sta riconquistando i ceti popolari. E alle elezioni europee attrae anche molti elettori progressisti del nostro Paese emigrati a Londra

Un pomeriggio di una domenica di aprile un gruppo di italiani di sinistra a Londra si riuniscono per incontrare Laura Parker, candidata del Labour Party alle imminenti elezioni europee. Gli italiani a Londra infatti, come tutti i cittadini europei residenti in un Paese Ue diverso dal proprio, possono infatti scegliere se votare in patria o nel Regno Unito. E tanti emigrati italiani hanno optato per la seconda opzione.

Tra questi, in maggioranza, quelli di sinistra, che hanno scelto di sostenere il Labour Party a guida Corbyn e in paricolare alcuni condadidati europeisti come Laura Parker, che ha vissuto in diversi paesi della Ue e tra l'altro ha sposato un italiano.  

Parker, 48 anni, è la coordinatrice nazionale di Momentum, il movimento di sostegno a Corbyn, composto soprattutto da giovani attivisti, che è stato decisivo per la sua ascesa nel partito. L'Espreso l'ha intervistata.

Parker, quando e perché si è iscritta al Labour? E qual è il rapporto fra Momentum e il partito?  
«Mi sono iscritta nel 2015 perché avevo deciso che bisognava cambiare la politica della Gran Bretagna da sinistra. Noi siamo il gruppo di appoggio di Jeremy. Siamo nati durante la campagna del 2015 per sostenere la campagna di Corbyn e poi, poco dopo che è stato eletto, ci siamo organizzati, riconoscendo che fosse necessario sostenere prima la politica della sinistra nel partito e poi che servisse un modello di organizzazione differente. Questo perché in molti posti non c’era nessuna speranza di avere qualcuno di sinistra al comando. Avevamo il capo ma non la macchina. Momentum è stato creato per ricostruire il partito poggiando sull’ala sinistra. Con  Corbyn abbiamo ritrovato le radici del partito, la lotta per i diritti dei lavoratori, la lotta per l’eguaglianza e contro chi non paga le tasse. Alla fine dopo tanti anni con un partito tanto neoliberista era il momento di decidere da che parte stare o ci saremmo persi per sempre».
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Come è la tipica giornata della Coordinatrice di Momentum?  
«Coordino gli attivisti, gli iscritti e l’organizzazione nel suo insieme. C’è anche il lavoro col consiglio direttivo che si chiama National Coordinating Group. Io sono il punto di raccordo tra i consiglieri eletti e i membri. Non c’è una giornata-tipo: può capitare di occuparmi della politica laburista e di cosa faremo alla Conferenza annuale come del budget o di come controbattere ai Tories».

Perché ha scelto di candidarsi alle europee per il Labour?  
«Per me era molto importante far sentire la voce di chi è europeista e di sinistra. Non ci siamo fatti sentire abbastanza con le voci di sinistra nella campagna del [referendum del] 2016. Una campagna che è stata un disastro: si parlava solo di mercato unico, unione doganale, mondo del business, delle ragioni per le quali dovevamo rimanere nell’Unione Europea come se tutto andasse bene. Ma era ovvio che non andasse bene, come tutti gli italiani e tutte le persone di sinistra sanno molto bene. Ora siamo di fronte a un fallimento in generale della Brexit perché tutte le contraddizioni sono venute fuori. Alla fine siamo in un mondo in cui uno viaggia e si sposa con uno di un altro Paese, ci sono aziende internazionali, è un mito che si possa andare avanti  da soli. Le grandi questioni di oggi, le crisi del capitalismo, la crisi dei cambiamenti climatici, richiedono risposte internazionali».

Pensa che un governo del Labour saprebbe risolvere il problema della Brexit? E come?  
«Innanzitutto io rifiuto l'idea che ci si divida in leavers e remainers. Penso che la maggioranza delle persone vogliano una vita decente con uno stipendio con il quale si può vivere, mantenere i figli, fare una vita normale e dignitosa. Penso che solo rifiutando queste divisioni, sia a livello interno sia a livello internazionale, che possiamo combattere la destra e le forze che hanno generato la Brexit. La situazione è molto complicata ma decideremo tutti insieme cosa fare in tempo per le elezioni generali e io sono convinta che la posizione del Labour debba essere di rimanere all’interno e riformare l’Unione Europea».  

Da anni ormai il Labour ha un piano per il governo e potrebbe vincere le future elezioni nazionali. Quali sono gli elementi su cui dovrebbe puntare di più secondo lei? Quali le maggiori sfide che potrebbero impedire una vittoria elettorale alle politiche?
«Il partito Laburista ha elaborato un programma di governo molto chiaro per un sostanziale ribilanciamento dell’economia. Abbiamo ancora lavoro da fare in termini di riforme democratiche ma essenzialmente il programma si basa sul concetto di eguaglianza, che suona po’ banale ma se riuscissimo a iniettare questa idea, come il partito Laburista è determinato a fare, in ogni ambito delle policy vorrebbe dire che riusciremmo a far pagare le tasse alle corporations globali, ne faremmo pagare ai ricchi un pochino di più, investiremmo nei servizi pubblici che devono essere gestiti a livello locale da gestori pubblici senza essere affidati ai privati in modo da avere come primo obiettivo quello di offrire il servizio e non fare profitto.Nel tempo tutti i nostri servizi pubblici diventerebbero più economici, non sarebbe più la politica neoliberale di fare tutto per risparmiare sui costi, ma sarebbero servizi offerti per le ragioni giuste e che costerebbero meno. Per questo penso che la direzione principale del governo Corbyn sia chiara. Nella sfera dell’educazione e della sanità si tratta di fermare il nonsense delle privatizzazioni. Nel sistema dei trasporti si tratta di investire in comunità che letteralmente non hanno più autobus mentre miliardi di sterline vengono spesi per i nuovi treni nel Sud Est dell’Inghilterra. Serve un ribilanciamento dell’economia e tra diverse regioni della Gran Bretagna. Volete sapere chi si opporrà? Tutte le persone che non vogliono questo ribilanciamento. Le persone che hanno interessi intrecciati al sistema attuale e i loro amici nei media mainstream. Gli azionisti privati. I proprietari privati dei fornitori di servizi “pubblici”. Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di un grande movimento capace di sostenere il Labour al governo. Non saremo capaci di farlo da soli. La sinistra italiana deve fare la stessa cosa».

Il panorama della sinistra in Europa sta cambiando: qual è la lezione del Labour per la sinistra europea?
«Quello che abbiamo imparato nel modo peggiore ovvero che la politica del compromesso al centro non funziona per il 99%. C’è un proverbio inglese che dice che se rimani in mezzo alla strada finisci per essere investito. Speriamo che la sinistra in Europa lo capisca perché se pensi al Partito democratico, o alla Spd in Germania o a quello che sta accadendo in Francia con En March, che è soltanto un inutile disastro centrista... Se i leader politici della sinistra non sono pronti a prendere decisioni in difesa della vasta maggioranza delle persone, una parte di quella maggioranza finirà per andare altrove. E allora la scelta, spaventosa, è tra una sinistra rinnovata e capace di motivare parlando di diritti dei lavoratori, diritti sindacali e per come la vedo io anche diritti dei migranti o finire tra le braccia di Orban, Salvini (coi suoi alleati Cinque Stelle), Bolsonaro, Bannon, tutte persone parte di un progetto globale e autoritario, di destra, ben finanziato e legato all’elite. Allora la cosa importante che spero possiamo fare è riuscire a ispirare le persone e non farle cadere nelle braccia della destra.Momentum allora è davvero importante perché l’altra cosa che abbiamo imparato è che non puoi ottenere politiche trasformative con un progetto limitato alla rappresentanza parlamentare. I metodi di comunicazione del 2019 implicano che le persone hanno accesso all’informazione e se c’è una cosa che dobbiamo imparare dalla destra è il suo successo sui social media e nella costruzione dei messaggi. Sull’Europa dobbiamo spiegare il significato dell’Unione e non dare per scontato che le persone lo capiscano. Le persone non sono stupide ma hanno vite complicate, con il lavoro, i figli e genitori anziani, un budget e tempo limitati. Bisogna spiegare cosa la Ue abbia fatto per le persone nella loro esistenza quotidiana, se è migliorare la qualità dell’acqua che implica che una famiglia che va da Milano alla Liguria per due settimane trova un mare pulito o il lavoratore che ha le ferie pagate perché la Ue ha introdotto una legislazione in tal senso. O il fatto che tuo figlio ha meno probabilità di sviluppare l’asma perché la Ue ha introdotto politiche di protezione ambientale. Il fallimento del nostro paese è stato quello di non avere spiegato per 40 anni quale fosse il punto di questo progetto».

Qual è il punto di questo progetto per te?
«Originariamente un progetto di pace. E ancora io credo che lo sia, anche se abbiamo avuto più successo a fermare la guerra dentro la UE che a smettere di portarla fuori, come per  la guerra in Iraq dove il governo britannico ha ignorato la UE per andare in guerra lo stesso.Ma in realtà il punto sono i lavoratori di Deliveroo che pedalano a Milano, Madrid, Londra venendo pagati meno del salario minimo di sussistenza per recapitarti la tua pizza. Dobbiamo usare i meccanismi e le possibilità di comunicazione che abbiamo già per collegare queste persone. Immagina se un mercoledì tutti gli autisti di Uber in Europa fossero andati in sciopero. Chi non paga gli autisti adeguatamente se ne accorgerebbe. Abbiamo un potere enorme ma dato il potere tre volte più enorme del capitale globalizzato, di queste corporations multinazionali e la penetrazione mediatica dei Bannon e dei Salvini, l’unica speranza di ribilanciare l’economia tra i molti e i pochi e dare una chance al 99% è  di lavorare insieme e la sfida più grande di tutte, quella della lotta ai cambiamenti climatici, non abbiamo davvero nessuna chance di risolverla se non lavorando tutti insieme. Questo deve essere il punto dell’Unione Europea».

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