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Opinioni
giugno, 2019

Radio Radicale non si conta, si pesa

Nel dibattito sulla sopravvivenza dell’emittente si trascura un aspetto. L’informazione che riesce a fornire su temi che gli altri media ignorano

Ancora su Radio Radicale, perché noto che nelle discussioni pro o contro il rinnovo della convenzione con il Mise per trasmettere le sedute di Camera e Senato, spesso manca una considerazione che io, invece, trovo cruciale.

Avete mai l’impressione di avere tante informazioni frammentarie che, messe insieme, non creano un segmento organico? Ecco, questo sentimento le ascoltatrici e gli ascoltatori di Radio Radicale difficilmente lo provano. Non perché siano più colti o privilegiati, ma perché hanno accesso a una moltitudine di informazioni che, messe insieme, sono in grado di restituire un quadro organico. E non sono informazioni di parte. Radio Radicale ha una ricchezza di voci (non mi riferisco solo all’archivio, ma alle rubriche e ai giornalisti che le curano) che rendono l’ascoltatrice o l’ascoltatore anche incostante, mediamente informato non solo su ciò che riguarda l’Italia, ma anche su come si muove il resto del mondo.

A volte mi trovo a sorridere quando Mariano Giustino legge, nella lingua in cui sono scritti, i titoli dei quotidiani turchi, immaginando forse che qualcuno qui da noi possa capire quella sequenza cacofonica di consonanti; sorrido ma poi immagino cosa accadrebbe se non ci fosse lui, ogni sabato mattina, a raccontarci dall’interno, a distanza zero, cosa accade in Turchia. La rassegna stampa turca non ha solo notizie come quella, ad esempio, della Commissione elettorale suprema (Ysk) che ha annullato - in maniera del tutto faziosa e illegittima - l’elezione del nuovo sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, che aveva strappato il centro nevralgico del potere di Erdogan, dopo 25 anni, all’Akp. No, Mariano Giustino legge commenti e reazioni, ci racconta la politica turca come se parlasse di quella italiana. Ci porta dentro e ci fa capire cosa esattamente sta accadendo ai confini orientali dell’Europa.

Mi ero sempre ripromesso di scrivere sulle rubriche di Radio Radicale, ma sono tante e tutte utilissime. Non ne ho scritto finora per l’imbarazzo di sceglierne alcune e lasciare fuori quelle che non riuscirò a citare, rimando dunque i miei lettori a questo link, per capire di che straordinaria ricchezza sto parlando.

Altro strumento fondamentale, oggi più che mai, è la “Rassegna delle stampa e della blogosfera cinese” a cura di Francesco Radicioni; la ascolto, la riascolto e colloco l’Italia all’interno delle dinamiche mondiali. Roberto Spagnoli con il “Notiziario antiproibizionista” ogni lunedì alle 13.00 ci aggiorna su quanto ci costano le nostre politiche in materia di droga, ci dice delle iniziative che vengono intraprese, della mole di accordi non rispettati, di promesse disattese, di leggi tradite. Se oggi so che dall’inizio del 2019 nelle carceri italiane si sono suicidate 14 persone, se conosco i loro nomi e le loro storie lo devo a Riccardo Arena, che il martedì sera conduce “Radio Carcere” e lo devo a Giovanna Reanda e a Elisabetta Zamparutti che conducono “Dei delitti e delle pene”, rubrica fondamentale in cui ci raccontano lo stato della giustizia e delle carceri con uno sguardo anche e soprattutto a ciò che accade fuori dai confini italiani.

Cito poi “A che punto è la notte” di Roberto Sommella, “Il rovescio del diritto” di Gian Domenico Caiazza, “Il maratoneta” rubrica curata dall’Associazione Luca Coscioni, sempre in prima linea nella battaglia per il progresso scientifico. “La rassegna stampa africana” a cura di Jean-Léonard Touadi la consiglierei a quanti parlano di Africa, di “aiutare a casa loro”, senza sapere davvero cosa accade “a casa loro”. Lorena D’Urso cura “Osservatorio giustizia”. E Michele Governatori dedica “Derrick”, ogni martedì, ai mercati legati all’ambiente e all’energia. Massimiliano Coccia in “Le parole e le cose” parla di libri con rara sensibilità. E poi ci sono trasmissioni che hanno modificato il mio Dna: lo “Speciale giustizia”, bussola nei tempi più bui, “Stampa e regime” condotto fino a un mese fa dall’amato Massimo Bordin e la fondamentale “Rassegna stampa estera” curata ogni mattina da David Carretta.

Chiunque pretenda di contare le ascoltatrici e gli ascoltatori di Radio Radicale sta sottovalutando il fenomeno che ha di fronte: le ascoltatrici e gli ascoltatori di Radio Radicale non si contano, si pesano perché sono portatrici e portatori sani di informazioni verificate, approfondite. Sono ottimisti, anche nell’ora più buia, perché hanno dalla loro un bene assai prezioso: la conoscenza.

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