Tra un indagato e una condanna, i compagni di governo, i puristi pentastellati, non si sentono fuori posto se non in casi eclatanti che coincidono con elezioni imminenti. Con Armando Siri, infatti, ideologo della Flat Tax, formatore delle nuove leve leghiste e già condannato per bancarotta fraudolenta, si è rischiata la crisi di governo, quando la procura di Roma l’ha indagato per una presunta tangente da trentamila euro, presa, sempre stando alle accuse, per favorire l’ex consulente per l’energia di Salvini, Paolo Arata, in affari con Vito Nicastri, il “re” dell’eolico vicino ai clan di Matteo Messina Denaro. Nicastri dallo scorso mese ha iniziato a collaborare con i pm di Palermo.
Lo scontro intestino al governo del cambiamento ha rischiato una replica con lo stesso copione quando il viceministro leghista alle Infrastrutture Edoardo Rixi è stato condannato in primo grado a 3 anni e 5 mesi per le “spese pazze” della Regione Liguria, procedimento che riguarda gli anni che vanno dal 2010 al 2012. Questa volta la strategia è stata diversa, dimissioni immediate e lite tra Carroccio e M5S evitata.
Ma tra i fedeli di Salvini sono in parecchi ad avere qualche conto in sospeso con la giustizia, come Massimo Garavaglia che, pur essendo viceministro all’Economia, non è un portento nel far di conto. Garavaglia è infatti accusato di danno erariale, secondo la Corte dei Conti avrebbe venduto sottoprezzo lo storico Palazzo Beretta, situato nel cuore di Milano. L’errore, per l’accusa, è costato alle casse della Regione Lombardia 13 milioni di euro. Il prossimo 17 luglio è fissata l’udienza in cui è accusato di turbativa d’asta, in qualità di ex assessore lombardo all’Economia, per una gara da 11 milioni di euro del 2014. Pena richiesta 2 anni.
Riccardo Molinari, capogruppo Lega alla Camera, è alle prese con una condanna in appello a undici mesi per peculato: anche in questo caso è stata contestata una gestione poco lungimirante dei soldi del gruppo consiliare della Regione Piemonte. Nello stesso processo appare il nome di un altro deputato leghista, quello di Paolo Tiramani, condannato in secondo grado a 17 mesi, sempre per peculato, ma divenuto celebre in questa legislatura per gli scontri in vigilanza Rai con Carlo Freccero che lo ha ribattezzato “Tirapugni”.
Chi va pazzo per ristoranti e pizzerie è però il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo, condannato in primo grado per avere speso 21mila 917 euro da consigliere regionale nei migliori ristoranti milanesi. Il tutto addebitando nel conto della Regione Lombardia. Parsimonioso nell’utilizzo dei soldi pubblici, ma per spese personali, è Angelo Ciocca. Il rieletto eurodeputato nelle ultime elezioni si è visto rifilare un anno e sei mesi in appello per le spese pazze al Pirellone. Lui, di soldi, ne avrebbe spesi poco più di cinquemila.
Ma candidato alle ultime Europee con la Lega compare anche il nome di Angelo Attaguile. L’uomo di fronte al quale Salvini si è inchinato stringendo la mano. Attaguile, siciliano e militante di lunga data del Carroccio, è stato indagato in due diversi procedimenti: finte denunce per ottenere la scorta e infine per aver raggirato gli elettori, candidando Mario Caputo, e facendo credere che fosse un altro, e cioè il fratello, decisamente più noto Salvino Caputo. Insomma una storia pirandelliana che si va ad aggiungere alle amicizie di Attaguile, come quella con la dynasty Genovese: Francantonio e Luigi entrambi sotto inchiesta per riciclaggio. Padre e figlio, forti del loro pacchetto di voti siciliani, aspirano ad entrare nelle grazie del Carroccio e per questo hanno appoggiato alle ultime elezioni l’amico Attaguile. Tutto si sarebbe concretizzato se non fosse stato per Fabio Cantarella, responsabile enti locali della Lega in Sicilia, che sapute le intenzioni dei Genovese ha dichiarato: «Di certo per loro le porte della Lega sono sbarrate». Ma nulla sembra essere “certo” perché Luigi Genovese è un giovane corteggiato, merito del titolo “mister preferenza” con i suoi diciottomila voti ottenuti a Catania nelle ultime regionali. Un tesoretto che fa gola ai Salviniani in terra sicula e che potrebbe permettere a Genovese junior di entrare presto tra le grazie della Lega, nonostante le attuali perplessità.
Ad avere qualche problema da risolvere è anche il senatore Roberto Marti, accusato di legami ad ambienti vicini alla Sacra Corona Unita. Secondo i pubblici ministeri della Procura di Lecce, Marti avrebbe favorito l’assegnazione di un bene confiscato ad Antonio Briganti, fratello del boss Maurizio Briganti. Le accuse vanno dal tentato abuso d’ufficio al tentato peculato. Gli alloggi popolari, stando all’indagine, sarebbero serviti a ottenere voti utili per la sua elezione al Senato.
Salvata da Palazzo Madama, invece, la senatrice veneta Cinzia Bonfrisco, la Giunta per le autorizzazioni a procedere ha detto no al tribunale del Veneto. Non luogo a procedere, quindi, per l’accusa di aver favorito con emendamenti ad hoc, almeno stando alla Procura, l’imprenditore G. Z., direttore generale del Consorzio Energia Veneto, in cambio di lussuose vacanze e dell’assunzione di una “persona cara”. A chiudere Giuliano Pazzaglini, il sindaco di Visso, finito su tutti i telegiornali, chiedendo agli italiani di donare soldi per la ricostruzione post-terremoto. Nei giorni scorsi la Procura di Macerata ha concluso le indagini. Accuse pesanti per Pazzaglini, adesso deputato della Lega: peculato e abuso d’ufficio. Stando agli atti avrebbe fatto finire su conti privati 120 mila euro di donazioni destinate ai terremotati.