Due prestigiatori uguali per stile e per vestito. Che si dividono un unico cilindro da cui spunta un solo coniglio bianco. E a forza di tirarlo ognuno per sé finiscono per staccargli le orecchie. La copertina di Makkox condensa la tragicommedia che il nuovo numero dell'Espresso intitola "Gli illusionisti". Dove Conte e Renzi si contendono il palcoscenico scambiandosi parlamentari tra minacce e bluff. E finiscono per spianare la strada a Salvini.
Marco Damilano dedica un lungo articolo allo scontro tra i due. Che hanno trasformato il governo in un formicaio impazzito dove i parlamentari sono pronti a cambiare casacca e ogni ricatto è permesso. Susanna Turco firma un ritratto parallelo dell'ex premier imbizzarrito e dell'avvocato con la pochette. Apparentemente diversi ma uniti dall'illusione di poter rappresentare il centro. Tutto questo, mentre il governo avrebbe cose più importanti a cui pensare: per esempio cambiare l'Eni, come raccomanda l'economista Luigi Zingales in un'intervista a Gloria Riva.
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Mentre si avvicinano i quarant'anni dalla strage di Bologna, Lirio Abbate e Paolo Biondani rivelano nuovi retroscena esclusivi sull'eccidio neofascista: con i servizi segreti che reclutavano i killer e Licio Gelli che pagava i conti.
[[ge:rep-locali:espresso:285341543]]Vittorio Malagutti scopre le magagne nella matrioska di cooperative su cui si fonda l'impero dei polli Amadori. Francesca Mannocchi, da Tripoli, racconta i nove anni di guerra civile seguiti all'uccisione di Gheddafi. Ed Eugenio Occorsio fa i conti in tasca all'America di Trump. Svelando il bluff di un presidente che ha portato salari sempre più bassi e una crescita che favorisce solo i ricchi.
Infine L'Espresso chiude con l'anticipazione della Carta etica per l'intelligenza artificiale che Ibm e Microsoft firmeranno in Vaticano (ne scrive Luciano Floridi). Il racconto, firmato da Cecilia Ferrari, degli adolescenti kosovari che le famiglie affidano ai trafficanti per farli emigrare in Italia. E un reportage di David Alan Scifo dalla valle dei tumori siciliana, tra Agrigento e Caltanissetta. Dove l'amianto ereditato da miniere e fabbriche dismesse lascia ai giovani una sola scelta: ammalarsi o emigrare.
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