Quando è accaduto esattamente che Alberto Angela ha smesso di essere l’imitazione di Neri Marcorè e si è trasformato un’icona sexy universalmente riconosciuta? A un certo punto la percezione del personaggio imitato, pur conservando quegli stessi identici caratteri che avevano fatto nascere l’interpretazione comica meglio riuscita degli ultimi vent’anni, ha trasformato il ridicolo in seducente. Come è potuto succedere?
Una domanda appassionante (sempre nei limiti per carità), quasi come quelle che puntualmente propone il figlio d’arte della divulgazione scientifica. Ma che resta lì, appesa come una gruccia in tintoria.
All’improvviso testate autorevoli hanno cominciato a descriverlo come il Chuck Norris della cultura, l’Indiana Jones della tv, i suoi capelli sono diventati “boccoli dei serafini”, la sua voce “soave”, la sua immagine “da marito ideale incapace di tradimenti” e sono spuntate miriadi di pagine Facebook come “Sexy Alberto Angela & Friends” ( dove in un Giudizio universale formato social di Dio Piero tocca il dito del figlio ovviamente nudo), “Aggiornamenti giornalieri sull’attività sessuale di Alberto Angela”, fino alla deriva porno il cui esempio più casto è “Sesso selvaggio nell’antica Roma con Alberto Angela”.
Eppure lui è sempre lo stesso, derivato eccellente della creazione firmata Ottavo nano del lontano 2001. Con l’incedere morbido e quella gestualità didascalica che da anni accompagna le sue trasmissioni da record. «Vedete?» dice sottolineando col dito nell’aria. E senza interrompere il flusso linguistico semplice, gentile e alla portata di tutti chiede mostrando una statua: «Le sue dita sono spezzate. E voi vi chiedere perché ? Perché si sono rotte». Con la medesima armonia descrittiva usa un’aggettivazione senza particolari guizzi, secondo la quale le atmosfere di Firenze sono indimenticabili, Matera ha una storia plurimillenaria, Venezia sembra incantata.
Quindi non resta che immaginare che all’improvviso a furia di guardare un programma bello come le “Meraviglie” lo spettatore abbia traslato il concetto e che McLuhan ci perdoni, percepito come meraviglia il medium stesso. In questo caso il bell’Alberto. A cui si può incolpare ben poco, visto che la sua attività è costellata di meriti, non ultimo quello di distogliere pubblico dall’inutilità del sabato sera per portarlo nella cappella Sistina. E il fatto che sia diventato un sex symbol probabilmente è più un macigno che pesa sulla sua sahariana che un vanto. Ma il mistero di questo invaghimento fisico collettivo resta. Chissà, magari prima o poi ci dedicherà una puntata.