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Opinioni
febbraio, 2021

Berlusconi monogamo e Meloni lumbard

L’avvento di Draghi trasforma la destra: Salvini accetta i migranti (con carta di credito). Giorgia parla milanese. E il Cav torna con la prima moglie

Con l’avvento del governo Draghi, un profondo riassetto politico sta ridisegnando la mappa della destra italiana. In particolare la Lega si è data il compito di diventare, in un paio di settimane al massimo, europeista, democratica e laica, rinunciando al suo programma di politica estera che consisteva nel farsi invadere dalla Polonia, deporre Papa Bergoglio sostituendolo con il direttore di Radio Maria, aderire al Gruppo di Visegrad (composto da polacchi, slovacchi e cosacchi). La svolta non è stata indolore: due deputati, Albert Cazzaniga e Gilbert Zamparoni, che avevano già preso moglie a Brno, hanno annunciato l’ingresso nel gruppo misto.
 

Passaggio di consegne In un astuto gioco delle parti, la Lega lascerà a Fratelli d’Italia l’intero spazio politico sovranista. Un convoglio di elmi cornuti, pelli di capra, collane di ossa, giacche di Calderoli e altri oggetti del folklore primitivo celtico è già partito per Roma per essere consegnato a Giorgia Meloni, che pare abbia dato un indirizzo sbagliato creando un piccolo incidente diplomatico. Quanto alla componente nazista della Lega, con solide radici nella provincia lombarda e veneta e numerose guarnigioni nelle curve degli stadi del Nord, si è pensato in un primo momento di conferirla al completo tra gli ultras di Lazio e Roma, ma i primi abboccamenti in campo neutro, negli autogrill tra Bologna e Firenze, non hanno dato buon esito, con numerosi accoltellamenti.

Salvini Pare che Giorgetti lo stia convincendo a non sventolare più il rosario nei comizi, sostituendolo con una catena di trasmissione a maglie lubrificate, simbolo dell’economia lombarda. Un compromesso potrebbe essere sventolare la catena, ma facendola prima consacrare da un parroco disponibile. Anche sulla questione dei migranti, è probabile che Salvini sia costretto a una parziale retromarcia, in linea con la nuova immagine internazionale della Lega. Non più, dunque, un “no” indiscriminato a tutti; potrà essere salvato dall’annegamento chi mostra ai soccorritori una carta di credito con scadenza non precedente lo 06/21, e sa rispondere a cinque semplici quiz su storia e geografia del nostro Paese. Meglio anche non citofonare agli arabi, in diretta tivù, per chiedere se spacciano. Basterà una mail.

Berlusconi Il nuovo ruolo di padre della Patria e di leader saggio e misurato ha richiesto la revisione della biografia ufficiale dell’anziano leader, che ora figura tra i fondatori del Partito d’Azione, amico intimo di Carlo Azeglio Ciampi, allievo di Federico Caffè che sarebbe stato suo relatore. Purtroppo la tesi di laurea di Silvio (“Il ruolo di Ugo La Malfa nella disciplina etica della classe dirigente italiana”) non è più reperibile: secondo la biografia appena distribuita ai giornalisti, sarebbe sparita assieme al professor Caffè, che la portava sempre in tasca. Più complicato comprovare il nuovo profilo privato di Berlusconi, «monogamo per convinzione profonda». Per senso di responsabilità, ultimamente B. si fa vedere in pubblico sempre in compagnia della prima moglie, della quale non si avevano più notizie da quarantatrè anni.

Meloni Da sempre sostenitrice appassionata di Trump, Steve Bannon e dell’internazionale sovranista, le basteranno pochi ritocchi per restare fedele alla linea. Per conquistare il Nord, ereditando parte dell’elettorato leghista, dovrà mitigare il forte accento della Garbatella e sottolineare con qualche “urca!” e “ciumbia!” i momenti più polemici dei suoi discorsi. Sul fronte complottista, di grande presa sul suo elettorato, oltre all’attribuzione a Soros di un piano per la sostituzione etnica, è allo studio l’attribuzione a Lotito di un piano per la sostituzione di Inzaghi. Più difficile l’attribuzione a Zingaretti di un piano di qualunque genere. Infine, le voci di un’intesa politica con Di Battista sembrano infondate. Per quanto populista, Meloni considera le urla nel megafono poco intellegibili dall’elettorato più anziano.

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