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Cultura
maggio, 2021

Gloria Mundi e la terribile lotta per sopravvivere alla legge del mercato

Una storia poetica, atroce e struggente nella Marsiglia di Guédiguian

Mentre le piattaforme streaming ci abituano ahinoi a considerare il nome del regista un optional, alcuni grandi autori continuano ostinatamente a fare il loro cinema riconoscibilissimo e insieme sempre diverso. Tra questi Robert Guédiguian, padre armeno, madre tedesca, radici marsigliesi, occupa un posto d’onore anche perché usando sempre gli stessi meravigliosi attori ha creato con solo venti titoli una piccola “comédie humaine” che racconta a meraviglia le trasformazioni del nostro mondo. Mettendo a fuoco con spietata nitidezza l’intreccio sempre più perverso tra sfera economica, sociale e personale.


La pressione della lotta per la sopravvivenza, grazie anche alla complicità di chiunque accetti le regole del gioco, cancella infatti ogni margine di libertà. Come provano, con qualche schematismo riscattato dalla ricchezza profusa nell’analisi e nella rappresentazione dei sentimenti, i protagonisti di “Gloria Mundi”. Siamo sempre a Marsiglia, mai così gelida e inospitale. In apertura vediamo nascere una bambina sulle note del Requiem di Verdi. È un inizio e una fine. La fine delle ultime illusioni perché mentre i nonni (Ariane Ascaride e Jean-Pierre Darroussin), lui autista, lei donna a ore che lavora di notte per qualche euro in più, conoscono ancora la solidarietà, i giovani sono accecati dalla “legge del mercato”, per citare un altro bel film sul neoliberismo. Non tanto i neogenitori (Robinson Stévenin e Anais Demoustier), lui taxista Uber, lei commessa precaria, quanto la di lei sorellastra e suo marito (Lola Naymark e Grégoire Leprince-Ringuet), padroni di un lucroso “compro tutto” gestito con metodi da strozzini (tanto «se no lo farebbe qualcun altro»).
A rincarare la dose, Guédiguian addossa ai “cattivi” anche cocaina, squallidi porno domestici, megasigarette elettroniche (nuovo cine-feticcio dei vilains). Mentre il deus ex machina che farà precipitare il tutto e insieme garantirà una dolorosa salvezza è il padre della puerpera (un regale Gérard Meylan), ex-compagno della Ascaride, che dopo tanti anni in prigione arriva in città, ormai pacificato, per conoscere la nipotina. Rimescolando senza volere antichi (ri)sentimenti. Ma soprattutto introducendo uno sguardo dall’esterno - e dal passato - che è la vera chiave di questo film terribile e poetico, atroce e struggente, rabbioso e disarmante. 

 

“GLORIA MUNDI”

di Robert Guédiguian
Francia-Italia, 107’

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