Lui, Attilio Fontana, governatore della Lombardia, si sente forte, perché il leader della Lega Matteo Salvini gli ha più volte rinnovato la fiducia, dicendo che «la sua ricandidatura è assolutamente confermata». Eppure il suo scranno da oltre due anni è stato preso di mira da tarli di origine veneta che stanno rosicchiando le fondamenta della roccaforte leghista, ovvero il Pirellone.
La parola commissariamento non è mai stata pronunciata, ma nei fatti dall'inizio del 2021 la Lega veneta, capitanata dal governatore Luca Zaia, la più scontenta dell'esito delle elezioni del 25 settembre e della Lega a trazione salviniana, ha cominciato a contare sempre più ai piani alti del palazzo della Regione Lombardia.
Per capire come mai Letizia Moratti, vicepresidente della Lombardia e assessore alla Sanità Lombarda, settore che da solo muove l'80 per cento dei capitali regionali, è andata allo scontro diretto con Fontana, rivendicando per sé la futura premiership in Regione, è necessario tornare ai momenti difficili di fine 2020, quando la Lombardia era martoriata dal Covid e i vertici regionali, ovvero Fontana e l'allora assessore al Welfare, Giulio Gallera, sembravano non azzeccarne una.
Per salvare il salvabile e tentare di cominciare a gestire una situazione che sembrava (soprattutto ai cittadini lombardi) davvero essere scappata di mano, la Lega contatta Letizia Moratti, offrendole la vicepresidenza e il ricco assessorato alla Salute, con il compito di rivoltare come un calzino l'intero team di lavoro dell'assessorato al Welfare, travolto dallo tsunami pandemico. È qui che inizia il commissariamento veneto, perché negli anni di gestione leghista del Pirellone molte cose sono state lasciate al caso e fra queste anche la capacità di formazione degli alti dirigenti, al punto da non avere nessuno nelle retrovie capace di sostituire il management uscente. Che fare? La Lega lombarda chiede aiuto alla lega veneta che nelle stesse drammatiche ore di diffusione pandemica dimostra di saper meglio gestire i presidi territoriali, gli ospedali e il mondo dell'emergenza e urgenza.
Nei fatti succede che nella squadra di Letizia Moratti entrano tre veneti di peso. L'acquisto più rilevante è quello di Giovanni Pavesi, che oggi è il nuovo direttore generale della Sanità Lombarda, e arriva da Verona, città dove ha ricoperto la carica di assessore ai servizi sociali in giunta leghista. E prima ancora dirigeva un Ussl del vicentino.
Un altro nome veneto è Francesco Bortolan, che non arriva da un posto qualsiasi ma dall'Asl Zero di Padova, cioè dall'istituto che in Veneto accentra il controllo delle unità locali socio sanitarie e degli ospedali ed è quindi la punta di diamante della strategia sanitaria veneta, che ha saputo irrorare di risorse la medicina territoriale, al contrario di quanto avvenuto in Lombardia dove i presidi territoriali sono stati smagriti e depauperati. Bertolan è stato proprio chiamato a riattaccare la spina a quella rete territoriale sanitaria per favorire la continuità assistenziale fra ospedale e territorio.
Il terzo nome di peso “made in” Veneto è quello di Matteo Corradin, arrivato in Regione dall'ospedale milanese Niguarda, ma con una lunga esperienza veneta, occupandosi proprio della sicurezza dei pazienti, dei flussi informativi e del controllo sulle prestazioni di ricovero e ambulatoriali.
Nei mesi successivi alla crisi Pavesi, Bortolan e Corradin fanno quadrato intorno alla figura di Letizia Moratti, lavorano duramente e l'aiutano a scrivere e mettere in atto la nuova riforma della Sanità lombarda. È da questa posizione di forza, sostenuta appunto dalla corrente veneta che Letizia Moratti ha aperto lo scontro con Attilio Fontana, che non gode della simpatia della nuova corrente politica di Umberto Bossi, il Comitato del Nord, che pochi giorni fa si è riunita al Pirellone intorno a Paolo Grimoldi, figura storica della Lega Lombarda a cui il Senatur ha affidato il difficile compito di ricreare una squadra capace di riprendersi il terreno perso dalla Lega sia in Lombardia, sia nel Veneto. Letizia Moratti, appoggiata dai veneti, sarà il nome giusto per incarnare la nuova corrente leghista? La discussione è aperta, ma nel frattempo Letizia ha preso le distanze da Attilio Fontana, che nello scacchiere delle prossime candidature appare sempre più debole.