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Attualità
maggio, 2022

«Cari professori, così non va. Ma una scuola migliore possiamo costruirla insieme»

Programmi vecchi, edifici fatiscenti, docenti poco motivati e con l’ossessione del voto. Nella lettera aperta di uno studente ai dirigenti scolastici, il quadro dei problemi e le proposte per una riforma. E anche qualche autocritica

Egregio Dirigente,

permette a me in quanto studente e, se non altro, a tanti altri miei coetanei di darci pensiero per un sistema scolastico ormai anacronistico? Mi permetta di criticare la scuola odierna, per immaginarne una che sia di valore attuale, cioè che insegni agli studenti ad affrontare i problemi del presente. Se vogliamo una scuola moderna, dobbiamo investire negli insegnanti, nelle strutture e nelle attività scolastiche, perché così facendo investiremmo nel futuro della nostra società.

 

Alla base del processo di crescita di noi ragazzi c’è il rapporto con i professori: è quindi indispensabile una giusta e felice relazione tra il giovane e l’adulto, che segua i principi di rispetto e parità. È necessario che molti programmi siano ridotti e meglio costruiti. Non sarà una società migliore quella che valuterà le persone sulla base della quantità di nozioni, ma quella che ricercherà e proteggerà individui aventi autonomia intellettuale. È necessario ridimensionare l’importanza dell’aspetto valutativo. Le valutazioni hanno un valore educativo se mezzo per stimolare l’impegno e dare consapevolezza ai giovani delle loro conoscenze; al contrario, diventano origine di malesseri se percepite come fine ultimo dello studio, non consentendo lo sviluppo di un confronto sincero tra studenti e professori, costringendo i ragazzi a vivere con ansia la vita scolastica e non permettendo loro di appassionarsi realmente alle materie.

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La scuola è anche un edificio, che noi ragazzi dovremmo percepire come luogo di crescita, aggregazione e accoglienza. Si deve investire economicamente nei laboratori e nelle strumentazioni tecnologiche, soprattutto degli istituti tecnici e professionali; nelle palestre e nei campi da gioco, poiché l’attività sportiva contribuisce alla salute psicofisica e per molti ragazzi rappresenta una passione che la scuola deve incentivare; infine, è necessario investire nella creazione e riqualificazione di spazi dedicati alla socialità, sia all’interno degli edifici scolastici che all’esterno. Le scuole stesse devono usufruire dei servizi che il territorio offre: non è più attuale continuare a pensare la didattica strettamente legata alle aule di un edificio.

 

Mi permetta di immaginare, Egregio Dirigente, strutture aperte tutto il giorno dal mattino fino alla sera, in cui noi studenti possiamo ritrovarci nel pomeriggio e di cui possiamo usufruire autonomi, per divenire consapevoli delle nostre responsabilità e per rivendicare il diritto ad un luogo laico che possa fungere da aggregatore sociale. È tempo di guardare all’istituzione scolastica come mezzo di formazione per coloro che saranno protagonisti del prossimo futuro, che sia allora lo Stato ad investire nella scuola pubblica, affinché tutti possano avere accesso ad un’istruzione efficiente. La scuola sarà attuale se aiuterà i ragazzi nell’individuazione di un lavoro attraverso delle collaborazioni continue con università, istituzioni e centri lavorativi e culturali idonei, e non sporadiche solo per adeguarsi ad un sistema scuola-lavoro che così strutturato non ha alcun senso.

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Mi permetta di dirLe, Egregio Dirigente Scolastico, di non temere che tutte queste proposte abbiano la forza di azzerare il valore meramente didattico delle realtà scolastiche; d’altra parte mi permetta di sperare abbiano la forza per trasformare la scuola in una realtà capace di investire nelle passioni dei giovani d’oggi. Dunque è con estrema passione per il futuro e senza rancore verso alcuno che... accuso molti professori di porsi nei confronti degli alunni su un piano di superiorità. Non è punendo lo studente che si può sperare di cambiarne il comportamento. Accuso molti professori di avere come unica preoccupazione il completamento dei programmi e l’acquisizione di voti, di non avere considerazione delle attività pomeridiane dei ragazzi, di non trattare i propri studenti tutti allo stesso modo, di non fare uso dell’intera scala di valutazione, di creare un clima di tensione nelle classi, di non essere adatti a comprendere gli interessi e le necessità delle nuove generazioni. Infine, accuso molti professori di aver perso di vista il fine ultimo del loro mestiere, di aver dimenticato l’enorme potere sociale che tengono tra le mani e di aver permesso il disfacimento dell’istituzione di cui sono i maggiori rappresentanti.

 

Accuso la classe dirigente politica di non aver mai mostrato un reale interesse per l’istruzione, ma, ancor più grave, di non aver mai mostrato alcun interesse per noi giovani. Non è continuando a modificare l’Esame di maturità che saranno risolti i problemi che affliggono la scuola; esame che tra l’altro andrebbe definitivamente ripensato, dal momento che costringe i ragazzi, durante mesi di cui avrebbero bisogno per prepararsi ai test universitari o iniziare la ricerca di un lavoro, a ripassare argomenti già studiati per ottenere un diploma che dovrebbe essere già stato certificato dall’ultimo scrutinio. Di nuovo, accuso la classe dirigente politica di aver disinvestito negli insegnanti e nel personale Ata, riducendo gli stipendi e non finanziando corsi di aggiornamento adeguati. Necessitiamo di una riforma che stanzi risorse per investire nel corpo docente e nelle strutture scolastiche e che si preoccupi di migliorare i programmi e i sistemi valutativi. Accuso l’opinione pubblica di non aver più rispetto per la funzione di pubblico ufficiale che i professori ricoprono, essendo così avvenuta una svalutazione di uno dei ruoli alla base di una società democratica. Infine accuso i politici di fare continua propaganda su noi giovani e sul tema dell’istruzione, spendendo parole vuote, incapaci di presentare un’idea di scuola che sia sociale e attuale.

 

E per ultimi, accuso noi ragazzi per non essere stati in grado di formulare con chiarezza le nostre richieste, di formare un fronte unito per difendere ciò che abbiamo di più prezioso, la scuola. Accuso noi ragazzi perché è superficiale indicare come responsabili di tutti i problemi quanti ci circondano, senza vagliare con sguardo altrettanto severo la nostra condotta, senza aver prima svolto un’accurata autocritica. Possiamo però dire che, anche se non usciamo totalmente assolti da questo esame di coscienza, il bilancio dei danni subiti per l’inefficienza di altri ci legittima ad esprimere severi giudizi.

 

In conclusione mi permetto, Egregio Dirigente, di rendere pubblica questa lettera; e di indirizzarla a quanti più possibile; e di dedicarla a coloro che misurano il loro agire sulla base della loro profonda, intima e reale felicità: come è possibile sentirsi felici se non facendo del bene, se non lasciando ai posteri qualcosa di nobile per cui essere ricordati? Coloro che agiscono mossi dal proprio misero interesse personale, non credo mai saranno felici.

 

Vogliate gradire, Egregio Dirigente Scolastico, l’assicurazione del mio profondo rispetto.

 

L’autore è uno studente del liceo Tasso di Roma

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