Sono ore di attesa e la tensione nei partiti è altissima. E tra dichiarazioni ufficiali, vedasi nota congiunta Lega-Forza Italia per dire no a un governo con i 5 stelle, e riunioni continue per evitare il liberi tutti, con i 5 stelle che passano ormai ore su Zoom per discutere il nulla in vista del discorso del dimissionario Mario Draghi in Parlamento mercoledì, i draghiani sparsi tra i vari corridoi di Camera e Senato sono al lavoro per evitare le urne.
Tra i più attivi c’è sicuramente il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che sta cercando in queste ore di ridurre il più possibile la truppa del Movimento 5 stelle: l’obiettivo è svuotare il Movimento di Conte e convincere quindi il presidente del Consiglio a restare in sella con una ampia maggioranza parlamentare composta di fatto da due terzi del vecchio Movimento. Diversi senatori e deputati 5 stelle stanno ricevendo chiamate dallo staff di Di Maio e tra i più attivi c’è il suo braccio destro, Dario De Falco. Racconta un senatore: «Mi ha chiamato facendomi molte lusinghe sul mio operato e il mio grande futuro politico, poi mi ha invitato a chiamare direttamente Luigi. Perché per me ci sarebbero spazi, non solo nel futuro governo Draghi-bis ma anche per le prossime elezioni. Ma nel merito avrei dovuto parlare con Di Maio». Telefonate simili le stanno ricevendo in tanti in casa 5 stelle: e tra i riferimenti per fare questi sondaggi ci sarebbe anche Davide Crippa con una lista di una ventina tra deputati e senatori che potrebbero votare la fiducia a Draghi lasciando quindi Conte e il Movimento.
Telefoni molto attivi anche in casa Partito democratico. Come scritto da L’Espresso alcune aree, da quella di Giuseppe Provenzano a quella di Matteo Orfini, hanno chiesto al segretario Enrico Letta di riflettere sull’alleanza con il Movimento e, quindi, anche sul voto immediato in ottobre. Dal canto suo Letta, attraverso Francesco Boccia, sta cercando di calmare gli animi aprendo a un Draghi-bis in qualche modo. Di questo avviso anche l’area di Lorenzo Guerini: il suo braccio destro, Alessandro Alfieri, con la commissione Difesa del Senato è stato in missione negli Usa ed è appena tornato confermando le preoccupazioni atlantiche per la crisi di governo. Inoltre mollare subito Conte, ragionano in questa area, sarebbe un rischio enorme: «Il Pd dovrebbe lavorare quindi per un campo largo con Matteo Renzi e Carlo Calenda, con il rischio poi di restare senza 5 stelle e senza un Calenda che si è da tempo convinto che per lui è meglio una corsa in solitaria. Dobbiamo lavorare per un Draghi-bis ed evitare rotture irreparabili con Conte e il Movimento», dicono da Base riformista, l’area del ministro della Difesa.
Draghiani in azione anche in casa Lega e Forza Italia dopo il comunicato congiunto di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sul «no ad alleanze con i 5 stelle». Il ministro Giancarlo Giorgetti, a chi lo ha sentito per commentare questa nota che sembrerebbe aprire la strada al voto in autunno, ha suggerito «calma e riflessione». Secondo Giorgetti, se si va da Draghi con una ampia maggioranza che comprende di fatto buona parte dell’ex Movimento 5 stelle il presidente del Consiglio potrebbe convincersi a restare, considerando anche il pressing esterno fortissimo che ha ricevuto in questo fine settimana dall’Ue, dalla Banca centrale europea, dagli americani e da una miriade di categorie imprenditoriali del Paese, sindaci compresi.
Per questo la nota di domenica di Salvini e Berlusconi è stata meno netta e secca sul voto in autunno di come volevano lo stesso Salvini e un pezzo di partito di area sovranista.