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Cultura
luglio, 2022

2022, Odissea nello spazio delle vacanze intermittenti

Ferie brevi, a budget ridotto, col rischio Covid e di voli cancellati. Gli italiani riprendono a viaggiare in uno scenario di grande incertezza. E sui palchi dei festival gli scrittori portano parole nuove

Lo dicono i numeri, nell’estate della grande incertezza gli italiani hanno ricominciato a viaggiare. Vacanze più brevi, a budget ridotto, soprattutto in Italia. Ma incombono il rischio Omicron 5, l’inflazione che gonfia le spese per hotel, aerei, benzina e ristoranti, l’inquietudine per la guerra, l’imprevedibilità da cambiamenti climatici, i voli cancellati all’ultimo minuto. Quello che i numeri non dicono è che dopo due anni e mezzo di Covid nulla sarà più come prima. Il ritorno alla normalità, ammesso che sia auspicabile, resta una chimera. Chi parte è combattuto tra la frenesia di prenotare un biglietto e lo spaesamento per un gesto divenuto trasgressivo.

L’esplorazione di questa terra incognita ha bisogno di un immaginario, nuove parole per riconnettersi con il pianeta. Editori, scrittori, autori di reportage e guide turistiche calibrano il tiro per raccontare luoghi rimasti uguali solo in apparenza. Libri scritti dopo la deflagrazione del Covid, oppure subito prima, narrano città e territori fino a ieri snobbati perché troppo domestici, riscoprono le grandi capitali d’Europa, itinerari slow in bici e a piedi, illuminano luoghi ormai irraggiungibili a causa della guerra.

«L’ideale sommo del viaggiare è che il viaggiatore cambi. I viaggi che soddisfano questa aspirazione sono stancanti e irti di difficoltà, richiedono tempo e fatica. Dobbiamo ribellarci alla perdita di incanto del mondo», esorta nel suo libro “Viaggiare istruzioni per l’uso” (Edt, traduzione di Enrico Ganni) Ilija Trojanow, scrittore, saggista e poeta bulgaro-tedesco. Secondo Trojanow il viaggio come tecnica culturale era agonizzante ben prima della pandemia, sopraffatto dalle regole di un sistema basato sull’omologazione. «Dobbiamo restituire significato alla parola viaggio. Con il turismo ipertrofico tutto viene banalizzato, invece basta visitare piazza San Marco all’alba per evitare la folla», dice Angelo Pittro, direttore di Lonely Planet Italia, che ha organizzato UlisseFest, la Festa del Viaggio a Pesaro .

«Il periodo che stiamo vivendo offre una grande occasione per conoscere meglio l’Italia, entrare in contatto con la comunità, interrogarsi sulla sostenibilità ambientale dei viaggi», aggiunge Pittro. Non a caso, per la prima volta la casa editrice ha pubblicato la guida sulla Calabria e un libro in sintonia con i tempi: “In viaggio con i numeri” (Edt) di Silvia Benvenuti, dieci passeggiate per mateturisti curiosi in giro per l’Italia. Per chi non lo sapesse un mateturista è un viaggiatore (pare siano sempre più numerosi) che ama osservare paesaggi, opere d’arte, capolavori dell’architettura con sguardo matematico, che gli consente di vedere, ad esempio, le circonferenze concentriche e le linee invisibili del caravaggesco “Martirio di San Matteo”, oppure le simmetrie rotazionali della Torre di Pisa.

Chi trova la matematica indigesta può ripiegare su soluzioni meno impegnative e seguire Francesco Rutelli, romano doc con un passato di sindaco della capitale, oggi presidente Anica. Il suo libro “Roma, camminando” (Laterza), diciotto passeggiate tra centro e periferia, è in classifica da settimane: negli inconsueti panni di flâneur l’ex primo cittadino guida i lettori, anche dal vivo con tanto di megafono e comitiva al seguito, dal Tevere a Torpignattara, dal Ghetto ebraico alla via Ostiense, passando per i luoghi della politica dell’antica Roma.

E dalla capitale si dipana anche il libro di Tim Parks “Il cammino dell’eroe” (Rizzoli, trad. di Eleonora Gallitelli), un viaggio che lo scrittore di Manchester, nel nostro Paese da oltre quarant’anni, ha intrapreso con la moglie Eleonora sulle orme dell’eroe dei due mondi, quando decide di non arrendersi dopo il fallimento della Repubblica romana. Nel 1849 parte alla testa di un gruppo di volontari per proseguire altrove la lotta per l’unità d’Italia, risale l’Appennino insieme ai suoi fedelissimi, incalzato da francesi e austriaci: 640 chilometri tra Lazio, Umbria, Toscana ed Emilia-Romagna, fino a Ravenna. E a proposito di affinità elettive con la nostra lingua, il 13 settembre uscirà il libro “Racconti romani” (Guanda) di Jhumpa Lahiri, che ha scelto di scrivere in italiano e al festival Pordenonelegge 2022 (14-18 settembre) riceverà il Premio FriulAdria “La storia in un romanzo”.

Nella nuova geografia delle emozioni anche il concetto di prossimità viene declinato in forme inaspettate, si allarga alle capitali europee tornate finalmente vicine. È emblematico il titolo del libro di Giuseppe Culicchia, “Berlino è casa” (Laterza): l’autore propone una originale rilettura “domestica” della capitale tedesca, in cui strade, piazze, edifici vengono collocati in una abitazione immaginaria: ingresso, corridoio, cucina, camera da letto e così via. «Di Berlino mi sono innamorato prima ancora di andarci. Bastarono poche righe di “Berlin Alexanderplatz” di Alexander Döblin a folgorarmi», scrive Culicchia nell’incipit, prima di cominciare la sua esplorazione spazio-temporale.

E se Vittorio Del Tufo nel suo “Parigi magica” (Neri Pozza) si immerge nei misteri della Ville Lumière, risvegliando demoni, sogni e leggende nere, Lauren Elkin restituisce dignità alle donne che con le strade cittadine hanno intrattenuto un legame profondo: nel suo “Flâneuse” (Einaudi, trad. di Katia Bagnoli) la scrittrice parte dai sobborghi di New York, si muove nella Parigi rivoluzionaria, con George Sand che si destreggia sulle barricate in stivali e redingote, va a Londra con Virginia Woolf e a Venezia con Sophie Calle, e poi a Tokyo, a Parigi e di nuovo nella Grande Mela, dove l’autrice si perde.

È sospeso tra due mondi anche Romeo, che atterra a New York dall’Italia, il protagonista di “Empire State”, secondo e conclusivo volume del graphic novel “Il viaggiatore distante” (Coconino Press) di Otto Gabos, che trasporta il lettore in un thriller intorno al mistero di Sal Bagatta, l’architetto morto in strane circostanze mentre progettava un nuovo luna park a Coney Island.

Ora New York ridiventa prossima, le distanze si accorciano sulla spinta della memoria. Altre mete invece restano imperscrutabili, come il fiume Amur sembrano minacciose, sulla scia del conflitto in Ucraina. Per scrivere “Tra Russia e Cina” (Ponte alle Grazie) Colin Thubron, uno degli ultimi grandi viaggiatori del Novecento, a ottant’anni ha seguito per tremila miglia il corso d’acqua che segna il confine tra i due Paesi. Un avvincente resoconto di viaggio che mescola geografia, sociologia, antropologia. «La notte sopra di me risplende di stelle; nell’immenso cielo della Mongolia, la Via Lattea scorre in un gelido torrente di luce. Poi l’alba diffonde un chiarore flebile, quasi alieno», scrive lo scrittore londinese, alimentando il fascino di quei luoghi remoti.

Lo stesso enigma avvolge gli agglomerati urbani di fantasia de “Le città invisibili” di Italo Calvino. «Sul meccanismo della non riconoscibilità, l’invenzione dell’altrove, si basa la serie di relazioni di viaggio che Marco Polo fa a Kublai Khan per descrivere le città visitate nelle sue ambascerie. Città immaginarie, fuori dallo spazio e dal tempo, ciascuna chiamata con un nome di donna», sottolinea Antonio Politano, direttore artistico del Festival della letteratura di viaggio (Roma, 29 settembre-2 ottobre), che in occasione dei 50 anni dalla pubblicazione del celebre volume ospiterà un incontro-confronto tra circoli di lettura sui “libri di viaggio” di Calvino e Giorgio Manganelli.

Per alcuni editori, inoltre, la pandemia è stata l’occasione per spingere l’acceleratore sui viaggi “impossibili”, nel momento in cui spostarsi era proibito o quasi, sollecitando riflessioni su temi cruciali come ambiente e cambiamenti climatici. La natura, un’isola deserta circondata dalla barriera corallina, fa da sfondo potente al romanzo di Daniele Pasquini “Un naufragio” (Sem), i cui protagonisti, Valentina e Tommaso, sposi novelli già in crisi, sopravvivono a un disastro aereo dopo il viaggio di nozze alle Seychelles, finiscono su un atollo e lì trovano finalmente il coraggio di guardarsi dentro. Mentre nella collana The Passenger, Iperborea ha pubblicato “Spazio”, “Nigeria” e ora “Oceano”, titoli interessanti svincolati dai flussi turistici.

«Viaggi impossibili se non sei Elon Musk», ironizza Pietro Biancardi, alla guida della casa editrice che alla crisi ha reagito puntando su Italia e mete estreme. «A settembre uscirà il volume dedicato a Barcellona. Abbiamo scelto una destinazione del turismo di massa: perché con la pandemia è cambiato, forse per sempre, il rapporto tra gli abitanti e le città in cui vivono. A Barcellona, Parigi o Venezia non vogliono più essere sfruttati dall’industria dei viaggi», aggiunge l’editore.

Per cambiare prospettiva occorre rallentare il passo, assaporare la lentezza, entrare in sintonia con la natura. Guardare il mondo dalle due ruote, come Enrico Brizzi nel monumentale “Il fantasma in bicicletta” (Solferino), quasi 750 pagine all’inseguimento di Giovannino Guareschi e del suo “giretto” del 1941, un anello di oltre 1.200 chilometri da Milano alla Riviera romagnola e ritorno via Ferrara, Verona, Lago di Garda. Un percorso fisico estenuante e uno letterario altrettanto impegnativo sulle orme di uno scrittore popolare e controverso.

Oppure bisogna salire in montagna come Caterina Soffici, che si ritrova quasi per caso a 1.700 metri in un borgo sotto il ghiacciaio del Monte Rosa. Il suo libro “Lontano dalla vetta” (Ponte alle Grazie) narra il piacere di una vita più semplice, grazie a un gregge di caprette, un branco di lupi, un’aquila e alcuni personaggi usciti da una favola. «Nella nostra collana Passi, con il Cai, la montagna è protagonista in tutte le sue declinazioni. Ma è una montagna non agonistica né competitiva», sottolinea Cristina Palomba, responsabile editoriale, insieme a Vincenzo Ostuni, di Ponte alle Grazie: «È una tendenza visibile: in questo periodo si moltiplicano i libri che parlano di viaggi a piedi, nella natura e all’aria aperta. Un turismo di prossimità lento e poco costoso. Microavventure in un altrove vicino».

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