Proseguono con successo i colloqui per un accordo elettorale nel centrosinistra. Il montaggio dei vari pezzi del centro è a buon punto, grazie all’adattamento del foglio di istruzioni Ikea per la cassettiera Trullaby. Si trattava di far coesistere undici diversi leader: Calenda, Renzi, Bonino, Toti, Carfagna, Brugnaro, ai quali si sono aggiunti all’ultimo momento gli outsider Pirulli, Giandomenichini e Mariagrazia Plum, mai sentiti nominare fino all’altro ieri ma intenzionati a far valere tutto il proprio peso politico senza fare sconti a nessuno. Inoltre si sono dichiarati disposti a dare il loro contributo, rinunciando a una lista propria, anche gli eredi Spadolini e la Fondazione Cavour.
Il problema All’ultimo momento, quanto il montaggio era ultimato con successo e, nella migliore tradizione Ikea, avanzavano solo alcune viti e una brugola del 12, è sorto un problema imprevisto: come definire questa nuova coalizione liberal-democratica? Alleanza? Rassemblement? Unione? Patto? Su questo punto, considerato decisivo, sono volate parole grosse e i presenti sostengono che i leader presenti alla riunione siano anche venuti alle mani, con Bonino che cercava di dividerli e Calenda che li aizzava. Alla fine si è convenuto di rimandare a dopo le elezioni il nome della lista.
Calenda Le sue condizioni sono tre: no a Letta premier, no a Letta vicepremier, no a ogni tipo di veto su premier e vicepremier. Fonti attendibili dicono che, per entrare nella coalizione, Calenda volesse anche l’obbligo dei mocassini e la messa fuorilegge dei Cinque Stelle, ma all’ultimo momento avrebbe deciso di rinunciare in segno di buona volontà. Calmo, sorridente, il leader di Azione ha detto ai giornalisti di essere diponibile a trattare con tutti, a parte il branco di imbecilli e di scimuniti con i quali gli tocca discutere di cose delle quali non sanno una mazza.
Renzi Forte del suo due per cento, solido lascito del quaranta per cento ottenuto con il Pd, il leader di Italia Viva, per evitare che Calenda gli porti via anche il poco che gli rimane, starebbe pensando a una fusione tra i due partiti (Azione Viva) o tra i due leader (Matteo Carenzi, o Carlo Renzenda). Una fidanzata in comune aiuterebbe a cementare ulteriormente l’alleanza tra i due giovani leader, eliminando l’inutile doppione tra i due piccoli partiti e semplificando il quadro politico.
Letta Tratta con il centro ma anche con la sinistra, facendosi aiutare da uno psichiatra e dal monaco buddista Giwa Bunda, che lo accompagna nei suoi incontri e gli ripete, allo scoccare di ogni ora, il famoso mantra che recita «Guarda fuori dalla finestra e pensa ad altro». Per evitare incidenti diplomatici, si à fatto preparare un elenco aggiornato dei partiti alla sinistra del Pd. Ha preso atto, con piacere, che sono solo una cinquantina, dei quali appena trenta, contrassegnati da un asterisco, possono vantare iscritti ancora in vita, alcuni addirittura attivi in bocciofile e centri ricreativi per anziani. Grazie all’aiuto delle sezioni e degli attivisti, il Pd sta preparando un programma di settecentoventi punti, molti dei quali dicono il contrario del precedente punto per offrire all’elettorato l’idea di un partito aperto al dibattito.
Cinque Stelle Di seicento tra deputati e senatori ne sono rimasti quattordici, a conferma di una sostanziale tenuta. Un esodo così massiccio solleva questioni non solo politiche, ma anche logistiche, al quale si è cercato di dare risposta con l’inaugurazione, a Montecitorio, di un centro di prima accoglienza. Di qui verranno poi smistati, alcuni a destra, alcuni al centro, alcuni a sinistra, altri ancora affidati a famiglie disponibili.
La destra È riunita a Villa Peonia, a Rapallo, una delle residenze di Berlusconi. Domani i lavori proseguiranno a Villa Sabrina, a Lignano Sabbiadoro, altra residenza di Berlusconi. Su Tripadvisor Salvini si è lamentato della prima colazione, Meloni dei rumori notturni.