Pubblicità
Cultura
ottobre, 2023

Al Middle East Now di Firenze il volo della speranza degli skater

Foto di acrobazie nei cieli di Betlemme. Il nuovo film di Makhmalbaf. Il biopic sulla cineasta israeliana Ronit Elkabetz. A Firenze la kermesse sul dialogo tra le culture del Medio Oriente. Dalla newsletter de L'Espresso sulla galassia culturale araboislamica

Con lo skateboard incollato alle suole delle scarpe e la mano sulla tavola Ace, nome d'arte di Abdallah, sembra volare mentre fa un “indy grab”, un classico delle acrobazie degli skater, davanti a uno sfondo di colline aride. Siamo a Betlemme, Palestina, ma potremmo essere in qualsiasi posto al mondo. La passione per lo skateboard non conosce confini e rende tutti uguali: è questo il messaggio di Maen Hammad, fotografo e skater che alla passione sua e dei suoi concittadini ha dedicato otto anni di lavoro.

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER ARABOPOLIS

 

La sua mostra, “Landing”, è uno degli appuntamenti da non perdere del prossimo Middle East Now, il festival di cinema e cultura mediorientale in programma a Firenze fino a domenica 15 ottobre. Una kermesse che ogni anno si sforza di dare spazio a film che favoriscono conoscenza, confronto e dialogo intorno ai Paesi del Medio Oriente, e che in questa fase di guerra in Israele diventa testimone di un messaggio di speranza tanto fragile quanto importante.

 

Il programma integrale lo trovate sul sito middleeastnow.it. Il tema che unisce le proposte di questa quattordicesima edizione è “Permanent transitions”, un ossimoro che ben si adatta alla situazione di tanti Paesi del Medio Oriente. Per chi segue questa newsletter c’è l’imbarazzo della scelta: “Talking with rivers” dell’iraniano Mohsen Makhmalbaf e “The list” di sua figlia Hana; “Bye bye Tiberias” in cui Lina Soulam racconta il ritorno nel villaggio d’origine di sua madre, la famosa attrice palestinese Hiam Abbas; e poi “Baghdad on fire” di Karrar Al-Azzawi o “Je t’aime Ronit Elkabetz”, omaggio alla regista e attrice amatissima dal pubblico israeliano.

 

Dalle pareti del Museo Novecento, le fotografie di Hammad raccontano un presente straniante: vedi le acrobazie di Aram, Adham e Zaina e sembrano fotomontaggi, immagini di ragazzi di un qualsiasi paese del mondo globalizzato incollati su fondali di muri di cemento, filo spinato, telecamere per il controllo facciale… L’idea di documentare questo mondo parallelo fatto di acrobazie, immaginazione e senso di libertà è nata poco dopo il ritorno di Hammad in Palestina dal Michigan, dove si era trasferito quando aveva due anni: «Quando sono tornato in Palestina nel 2014 ho portato il mio skateboard perché sapevo che sarei stato un estraneo. Lo skateboard ci conduce in un mondo parallelo, dove possiamo essere davvero parte di ciò che ci circonda. Questo progetto serve a ricordare che esiste questa sacca di libertà, mentre tutti ci sforziamo di trovare il nostro “landing”, il punto di approdo». 

 

In uno di questi momenti di pausa Kilani e Tala lasciano le tavole sull'erba e si abbracciano. Sembrano una coppia qualsiasi: poi leggi che vivono in villaggi diversi e si vedono solo quando lui riesce ad attraversare illegalmente il confine per raggiungerla, e il loro ritratto improvvisamente ti dà i brividi.

 

La mostra sarà inaugurata alla presenza di Hammad e del curatore Roï Saade sabato 14 alle 17, e resterà aperta fino al 29 novembre.

 

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità