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Opinioni
ottobre, 2023

La ludopatia è un problema reale nel nostro Paese

I Gratta e vinci in tutti i bar. I siti di scommesse in tv. E lo scandalo che colpisce il calcio con il contorno di ipocrisia e condanna per chi ne diventa schiavo. Forse invece di giudicare dovremmo analizzare

Entro ed esco dai bar come forma di meditazione. Cerco un attimo di riposo ma anche di distrazione, come diceva Bukowski: «La gente è il più grande spettacolo e non devi nemmeno pagare il biglietto». Il bar è il teatro della commedia umana italiana per eccellenza: cambiano i tempi ma profeti, opinionisti e leader locali lo usano come lo speaker corner di Londra. Se vuoi sapere come sta un Paese, devi frequentare il bar, non c’è quotidiano locale che gli tenga testa.

 

Sempre più spesso nei bar mi capita di trovare i tavoli sporchi di una polverina grigia. Ci metto un dito dentro e capisco che non è polvere, sono i residui dei Gratta e vinci sparsi ovunque, i «sogni sfumati» come li chiamava un mio amico. Mi giro e li vedo: grattatori di tutte le età, chini a cercare il colpo di fortuna; non li noti mai all’ingresso perché sono acquattati e silenziosi nella vergogna e nella scaramanzia ma non c’è volta in cui non ne incontri. Il gesto che fanno è allusivamente nevrotico, più un raptus che un passatempo: scarnificano, non grattano. Passano al biglietto successivo nella speranza che la loro vita cambi. La signora anziana, l’operaio in tuta appena uscito dal cantiere, il ragazzino sbarbato, sono tutti uguali. E dietro di loro schiere di persone di spalle che giocano alle “macchinette”, dei soggetti ormai zombeschi che inseriscono stipendi interi e si indebitano rovinando famiglie, in quegli aggeggi infernali. Non possono essere «divertenti» in alcun modo, sono solo un vizio pericoloso, quindi mi rammarico per loro.

 

Ascoltando le storie di chi ha vissuto gli anni Settanta e Ottanta e racconta di schiere di tossici con lo sguardo ribaltato in strada, trovo una certa assonanza col presente. I ludopatici sono solo più presentabili, ma sono ovunque, ormai tutti abbiamo imparato a conviverci e non considerarli. La ludopatia è una forma di dipendenza delle più devastanti. Riconosciuta nel DSM-5, il manuale diagnostico dei disturbi mentali, in Italia conta circa 1,5 milioni di casi che alimentano un mercato da 111 miliardi. Di euro… Fate voi. Sinceramente non mi ha mai entusiasmato che lo Stato guadagnasse pure sulle spalle di queste persone ma i soldi son soldi e servono a tutti; è solo contraddittorio che per recuperarli si metta in moto un circolo vizioso che intossica le persone e le rende poi necessitanti di cure. Secondo il Libro Blu dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, il 24,6% dei giocatori d’azzardo è alcolista e l’1,3% affetto da altre forme di dipendenza. Insomma, un macello.

 

Non sono nessuno per giudicare i giocatori di calcio e non so se tutti quelli coinvolti nello scandalo delle scommesse sono ludopatici, ma forse qualcuno lo è. Non amo quindi il tono di condanna nei loro confronti, né il giudizio sdegnato. E poi c’è da dire che le case di scommesse sponsorizzano le squadre di calcio, che nei cartelloni pubblicitari a bordo campo scorrano i nomi delle più importanti agenzie di betting. Diciamo che c’è una promiscuità col vizio che di certo non aiuta i più inclini a non cedervi.

 

Ma questa è la vita, ognuno è responsabile di sé stesso. Mi terrorizza la polarizzazione ormai imperante su tutto, la completa sparizione delle sfumature, l’assolutismo cieco delle opinioni che vedono tutto o bianco o nero e basta. La realtà non è mai così, è sempre sfumata, più complessa ma anche più semplice. Priva di giudizio.

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