Onu, crimini guerra commessi sia da Hamas che da Israele
L'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha affermato che sia Hamas che Israele hanno commesso crimini di guerra da quando è scoppiato il conflitto il mese scorso. «Le atrocità perpetrate dai gruppi armati palestinesi il 7 ottobre sono state terribili, brutali e scioccanti: sono stati crimini di guerra, così come lo è la continua detenzione di ostaggi», ha dichiarato Türk citato dai media internazionali. «Anche la punizione collettiva da parte di Israele dei civili palestinesi costituisce un crimine di guerra, così come l'evacuazione forzata illegale dei civili», ha aggiunto l'alto commissario Onu. Türk si è espresso così ieri dopo aver visitato il valico di Rafah, che ha definito come una simbolica ancora di salvezza per i 2,3 milioni di persone che vivono a Gaza. «L'ancora di salvezza è stata ingiustamente, scandalosamente debole», ha detto chiedendo che vengano consegnati più aiuti umanitari all'enclave palestinese. L'alto commissario Onu ha inoltre esortato entrambe le parti ad accettare un cessate il fuoco sulla base di tre imperativi in materia di diritti umani: la fornitura di aiuti a Gaza, il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas e l'attuazione di «una fine duratura dell'occupazione basata sui diritti dei palestinesi e degli israeliani all'autodeterminazione e ai loro legittimi interessi di sicurezza». Israele ha commentato le accuse di crimini di guerra affermando che «gli attacchi delle Forze di difesa israeliane contro obiettivi militari sono soggetti alle pertinenti disposizioni del diritto internazionale, inclusa l'adozione di precauzioni fattibili e la valutazione che il danno accidentale non sia eccessivo rispetto al vantaggio militare atteso dall'attacco».
UE: trattiva serrata sul Patto, "tempo non è illimitato"
Trattative serrate sulla riforma del Patto di stabilità. Una svolta sembra possibile, ma al momento un accordo ancora non c'è, mentre corre il conto alla rovescia verso fine anno. E il commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni avverte che «non è illimitato» il tempo per un'intesa: se si trova entro fine anno «ci sarà un assestamento tra la fase attuale e la fase successiva - ha detto -, se non si raggiunge un accordo sulle nuove regole tornano in vigore quelle precedenti». In altre parole, dal primo gennaio tornerà il vecchio Patto, sospeso a inizio pandemia. L'esame della Commissione delle manovre per il 2024 presentate dagli Stati, sarà dunque «un'operazione molto importante, dopo diversi anni con la clausola generale di salvaguardia». Sotto i riflettori dell'esecutivo comunitario «la crescita della spesa primaria netta, il ritiro delle misure di sostegno all'energia, e se gli investimenti pubblici finanziati a livello nazionale vengono preservati». In questo scenario si inserisce la due giorni di riunioni di Eurogruppo ed Ecofin, dove i ministri cercheranno una sintesi politica sul Patto, per poter varare entro fine anno il testo legislativo e procedere quindi nei negoziati con il Parlamento europeo. Apparentemente l'idea di tutti è che si possa lavorare sul documento messo a punto dalla presidenza di turno dell'Ue, la Spagna. Così com'è non va ancora bene ma è una buona base. Persino per l'Italia, che continua a chiedere regole realistiche e credibili, e capaci di non sacrificare gli investimenti strategici sull'altare del rigore, con il ministro Giancarlo Giorgetti a Bruxelles per la trattativa.
Caso Indi: il giudice inglese ordina di staccare oggi le macchine
Sullo sfondo c’è l’ipotesi di un "conflitto di giurisdizione" fra Italia e Regno Unito. Dovuto alla concessione della cittadinanza italiana a Indi Gregory, neonata inglese di 8 mesi, affetta da una gravissima patologia mitocondriale che medici e giudici britannici considerano irrimediabile, per questo dai tribunali d'oltre Manica è stato disposto l’ordine di staccare la spina a partire da oggi alle 14 a dispetto della volontà e delle speranze dei genitori (Dean Gregory e Claire Staniforth). E malgrado l'offerta dell'ospedale Bambino Gesù di Roma di continuare ad assisterla. Il destino della bimba è sulla carta già scritto, stando al verdetto del giudice Robert Peel, dell'Alta Corte di Londra, che oltre ad avere fissato il termine per interrompere il supporto vitale a Indi ha pure negato alla famiglia il diritto di portarla a casa, nel Derbyshire, indicando un hospice come il luogo più adeguato per l'addio, a meno che i genitori non preferiscano a questo punto lasciarla nell'ospedale di Nottingham dove è ricoverata. L'unico spiraglio previsto dal dispositivo è l'indicazione secondo cui le macchine che garantiscono la sopravvivenza potranno essere spente "non prima delle 14 di giovedì": per dar tempo di presentare quei ricorsi ulteriori che i Gregory hanno subito annunciato. La concessione della cittadinanza italiana, formalizzata lunedì d'urgenza per "ragioni umanitarie" dal governo di Giorgia Meloni, non è dunque bastata al momento a modificare la sentenza britannica in base alla quale fin dalla settimana scorsa era stato dato ai medici il via libera ad avviare una modifica del protocollo di terapie palliative per accompagnare la piccola verso la fine: in nome del supposto "miglior interesse di Indi", dei timori di prolungarne sofferenze.
Bonino: «L’accordo con l’Albania è uno spot elettorale. Non funzionerà»
L'accordo tra Italia e Albania sui migranti è «uno spot elettorale, difficilmente applicabile», «proveranno a rivendersi il risultato in vista delle Europee. Sempre che facciano in tempo per la primavera e, soprattutto, che ci sia un risultato», dice la leader di +Europa Emma Bonino su La Stampa. «A voler essere onesti, l'Albania sarà solo una tappa di passaggio. È una specie di comodato d'uso, che farà solo aumentare i costi per lo Stato italiano», aggiunge. «E anche la gestione di questo centro nell'entroterra albanese sarà molto complicata, perché si tratta di rinchiudere 3mila persone, tutti uomini da quanto capisco, in una specie di carcere. E se i tempi si allungheranno, come penso, diventerà sovraffollato. Guardi, io ho una certa esperienza di questi posti: per mantenere l'ordine all'interno servirà un imponente dispiegamento di personale qualificato e sarà più che altro una caricatura di Guantanamo. Ma aspettiamo di vedere come si organizzano, ci vorranno diversi mesi per rendere operative queste strutture. E molti soldi: l'unica certezza è che agli italiani questo trasferimento in Albania costerà molto di più rispetto all'accoglienza sul nostro territorio».
Il premierato parte dal Senato, ira delle opposizioni
Partirà dal Senato la discussione sulla riforma del premierato. E non a caso. Il cambiamento rispetto alla prima scelta che puntava a Montecitorio, sarebbe stato deciso lunedì sera e dietro ci sarebbe il pressing del governo. Anche in considerazione del fatto che a palazzo Madama l'iter dovrebbe essere più snello e i tempi di discussione contingentati rispetto alla Camera . Ma soprattutto, si ragiona in ambienti parlamentari, anche della maggioranza, perchè Giorgia Meloni può contare su alcuni personaggi chiave a lei vicini. Al Senato, si ricorda nei medesimi ambienti, c'è Ignazio La Russa alla presidenza. E nella strategica commissione affari costituzionali, Alberto Balboni, altro esponente di spicco di Fdi. Nel frattempo la ministra Elisabetta Casellati, madre della riforma, assicura che il disegno di legge arriverà in Parlamento la prossima settimana. Nega che la priorità data al Senato sia "una scelta politica" e rassicura che un correttivo sul premio di maggioranza sarà nella legge elettorale, su cui sta lavorando. La mossa, annunciata al momento informalmente, scatena l'ira delle opposizioni, pronte a dare battaglia. Il più tranchant è Francesco Boccia, presidente dei senatori Dem: «Si conferma quello che denunciamo da tempo: il baratto, nella maggioranza, tra premierato e autonomia. Quindi Palazzo Madama sarà il luogo dove FdI e Lega si controlleranno a vicenda». Si associa Peppe De Cristofaro di Avs che rincara : «Sono due rilevantissime questioni per il Paese, trattate neanche fossimo al mercato delle vacche». E avverte: «Non siamo disponibili a scassare l'Italia». Da qui la richiesta di convocare d'urgenza la conferenza dei capigruppo della Camera: richiesta accettata. Obiettivo delle opposizioni sarebbe quello di capire il perché dell'improvviso 'switch'. Per molti, in effetti, era scontato che l'elezione diretta del premier si discutesse prima a Montecitorio, in alternanza con l'autonomia differenziata, l'altra importante riforma che proprio i senatori stanno discutendo da mesi. Ma i dubbi covano pure nella maggioranza: la decisione sull'iter del premierato appare a molti, nell'opposizione ma anche nella coalizione del centrodestra, come una fuga in avanti della premier per intestarsi e gestire in prima persona il dossier riforme.