Ad Abbiategrasso uno studente ha ferito la professoressa con un coltello. È successo nella mattina del 29 maggio, all’istituto superiore Emilio Alessandrini, nella città metropolitana di Milano. Poco prima dell’aggressione lo studente di 16 anni aveva spinto i compagni ad uscire dalla classe utilizzando una pistola giocattolo. È l’ultimo tra i fatti di cronaca che, secondo la maggior parte degli esperti, sono manifestazioni di un disagio che diventa sempre più esteso e profondo. Che sempre più giovani vivono soprattutto da quando, a causa del Covid-19, hanno trascorso mesi chiusi in casa. Molto spesso soli.
Il lunedì precedente, il 15 maggio, una professoressa dell’istituto Comprensivo Statale Salvo D’Acquisto di Miano, vicino Napoli, era stata picchiata da uno studente di 13 anni: un pugno allo zigomo. Di una settimana prima la notizia, controversa, della professoressa del liceo scientifico G.B. Grassi di Latina che presenta una denuncia in procura per essere stata bullizzata dai suoi alunni.
«L’emergenza educativa è tra le principali del paese», commenta l’avvocato Iside Castagnola, del Comitato media e minori del ministero delle Imprese e del made in Italy. «Si può risolvere soltanto rimettendo l’istruzione al centro dell’interesse della società e rinsaldando il legame tra scuola e famiglia, come si legge anche nella legge 71/2017 per la prevenzione ed il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo. È necessario restituire autorevolezza e credibilità alla figura dell’insegnante. È un compito che spetta soprattutto ai genitori che dovrebbero smettere di fare i sindacalisti dei propri figli».
Che i genitori spesso difendano a prescindere le azioni commesse dai figli, lo dimostra anche un sondaggio realizzato lo scorso marzo dal portale Skuola.net: succede nel 29 percento dei casi. Nel 49 percento prima di esprimersi valutano la situazione. Solo poche volte, il 22 per cento, difendono apertamente gli insegnanti. «Anche il fatto che molto spesso le aggressioni vengano riprese per essere pubblicate suoi social media è un indicatore della trasformazione della concezione sociale del ruolo del docente», spiega Castagnola. Almeno il 40 percento di chi ha preso parte a episodi violenti ha filmato la situazione. L’80 percento di questi spiega di aver «creato o reso più scenografica la scena proprio per trasmetterla in video».
Il sondaggio di skuola.net condotto su un campione di 1.800 studenti delle superiori conferma l’aumento di casi di aggressioni nei confronti dei docenti che c’è stato nell’ultimo anno: uno studente su 5 dice di aver assistito a uno scontro tra alunno e professore, in classe. Nella maggior parte dei casi si tratta di aggressioni verbali, come insulti o risposte fuori luogo, ma il 18 percento degli episodi di violenza invece è fisico, «molto simile a una lite da bar», raccontano gli studenti intervistati.