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Attualità
luglio, 2023

Perché le città a 30 all’ora fanno infuriare così tanto

Servono a ridurre inquinamento e morti nelle città e per l’Oms possono salvare migliaia di vite. Ora anche in Italia stanno iniziando le sperimentazioni nelle grandi città come Bologna. Ma per molti restano «una cialtronata da ecofighetti incapaci» e sono il male

La rapidità con cui si trova un nuovo nemico pubblico si conta in ore. Dai rave alla farina di grillo, dalla carne sintetica agli attivisti per il clima, senza dimenticare “i tendini”, cioè gli studenti che protestano per il caro-affitti. Ultimi, seguendo la cronaca, gli Youtuber, (puniamo «tutte le condotte illegali riprese e celebrate attraverso l'uso dei social», proponeva il sottosegretario leghista alla Giustizia, Andrea Ostellari). 

 

Oggi finiscono nel bersaglio mobile le “città 30”, la campagna che mira a imporre il limite di velocità a 30 chilometri orari sulla rete stradale cittadina, ad eccezione dei grandi assi di scorrimento. Sono già molte le città europee che hanno adottato questo tipo di provvedimento: Bilbao, Bruxelles, Londra, Helsinki, Toronto, Zurigo, Edimburgo, Grenoble e Graz per citare le principali, mentre in Spagna è stata anche introdotta una legge nazionale sul tema. Il risultato è stato quello di meno incidenti, meno morti e meno inquinamento, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un ruolo fondamentale delle città 30 per il decennio 2021-2030. 

 

I dati
I risultati sono nei numeri: a Helsinki dove a fronte dei 20-30 pedoni all’anno che hanno perso la vita negli anni Novanta, nel 2019 la mortalità si è azzerata, e Toronto dove rispetto ai 2.172 pedoni uccisi nel periodo 2005-2016, la mortalità si è ridotta di oltre due terzi, o la riduzione del numero di incidenti e di vittime, per esempio a Edimburgo dove si è assistito a una riduzione rispettivamente del 40% e del 33%, ma anche azioni su parametri ambientali, come ci dimostra Zurigo dove è stato possibile ridurre il rumore del 50%.

 

Bisogna considerare che in Italia i dati relativi agli incidenti stradali soltanto nel 2022 descrivono una situazione allarmante, 81.437 sono stati i sinistri in crescita del 24,7% sul 2021 con 1450 vittime e 108.996 feriti (aumentati rispettivamente del 15,3% e del 25,7%) ai quali si aggiungono 21 vittime da inizio anno, con oltre il 70% degli incidenti verificatosi in strade urbane. Tra le prime tre cause compare l’eccesso di velocità e nel superamento dei limiti.

 

L’Italia ci prova
In Italia la prima grande città a provarci è Bologna. Partita con una sperimentazione dal primo luglio, dopo che la Giunta guidata da Matteo Lepore ha approvato il Piano Particolareggiato che sancisce questo storico passaggio che vuole migliorare la sicurezza stradale, promuovere la mobilità sostenibile e aumentare qualità e fruibilità dell’ambiente e dello spazio pubblico, dal primo luglio si unisce ai piani internazionali, europei, nazionali e locali per la sicurezza stradale.

 

Ma l’iniziativa non piace a Destra. Fratelli d’Italia ha aperto una petizione contro la delibera del sindaco, definita dal capogruppo Stefano Cadevagna una «decisione ideologica e scellerata», mentre la Lega intende proporre un referendum per fare scegliere ai cittadini: «Visto che si tratta di una scelta che rischia di condizionare radicalmente la vita di tutti i cittadini. Diamo ai bolognesi la possibilità di partecipare ed esprimersi», dimenticando però che tanti cittadini hanno già scelto, firmando la petizione lanciata da ventitré associazioni di Bologna tra le quali Arci, Cassero LGBT, Legambiente, Libera e WWF Bologna con la capofila Salvaiciclisti Bologna. 

 

Critiche e polemiche social
Critiche sono arrivate anche dalla coordinatrice provinciale di Italia Viva, Lina De Troia: «Al sindaco interessa più sventolare la ormai frusta bandiera della 'città più progressista d'Italia' che affrontare concretamente i problemi del traffico cittadino che è ormai arrivato a un punto di non ritorno. Ce ne rammarichiamo, ma noi insisteremo con la nostra battaglia sui contenuti perché è da lì che passa 'il progresso', quello vero, che riguarda tutti i cittadini, cosi diverso da quello ideologico che scalda solo i cuori delle tifoserie, per nostra fortuna sempre meno numerose». 

 

Bologna tuttavia non sarà sola. Nel 2024 anche Milano si appresta a imporre il limite velocità sostenibile. Scelta che ha scatenato altre polemiche, sempre dagli stessi schieramenti. Geronimo La Russa, presidente di Automobile Club Milano (e figlio di del presidente del Senato), lancia un appello al sindaco: «La Milano che cresce sul tema della mobilità fa come i gamberi marciando in direzione opposta al progresso e arroccandosi in posizioni che anche con l’ambientalismo, quello vero, e la sicurezza stradale hanno poco a che fare».

 

Nel frattempo sui social le città 30 sono già da tempo identificate come uno dei nuovi mali della modernità e, a fianco di critiche legittime, si diffonde l’ultima teoria del complotto: «Dicono di voler arrivare a zero morti, ma è solo un modo per sparare migliaia e migliaia di multe». Tra chi la bolla come una «Cialtronata da ecofighetti incapaci». Chi lamenta: «Andare a 30 all'ora è impossibile. Chi inventa queste leggi probabilmente non guida. Tutta una macchinazione per spillare soldi alla gente». E chi laconico commenta: «Mi sembra come la corazzata Potemkim. Una cagata pazzesca!».

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