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Opinioni
gennaio, 2024

La triste fine di Gianluigi Paragone, populista dello zero virgola

L'ex leghista ed ex 5 Stelle che si è poi messo in proprio si dimette dal partito che ha fondato: essere anti tutto a volte non basta

CHI SALE

 

SERGIO MATTARELLA
Il suo severo discorso di fine anno - tutt’altro che ecumenico - è stato applaudito da destra (diplomaticamente) e da sinistra (enfaticamente). Ma prima che si spegnesse l’eco degli applausi ha assestato una dura bacchettata al governo per aver concesso agli ambulanti una proroga delle concessioni non solo «eccessiva e sproporzionata», ma «in contrasto con le regole europee» e di dubbia costituzionalità. A Berlino ci sarà pure un giudice, ma al Quirinale c’è di sicuro un Presidente.

 

GUIDO CROSETTO
La sua sfida ai “magistrati militanti” che tramerebbero contro il governo Meloni sembra aver rafforzato, anziché indebolirla, l’immagine del titolare della Difesa come “gigante buono” dell’esecutivo, uno che non ha paura di dire quello che pensa (e dice solo quello che pensa). È lui, secondo l’ultimo sondaggio del 2023, il ministro con il gradimento più alto (43 per cento) in crescita del 5 per cento dentro un governo che invece dopo la luna di miele perde punti di mese in mese.

 

RENATO SORU
Forse perché pensa che la Sardegna sia persa, Elly Schlein ha ceduto a Giuseppe Conte il diritto di designare il candidato comune alla presidenza della Regione (la pentastellata Alessandra Todde). Ma aveva fatto i conti senza Soru, che ha deciso di scendere in campo con una sua lista. E ora il fondatore di Tiscali (e co-fondatore nel 2007 del Partito Democratico) rompe con il Pd, seguito nella sua sfida da 30 dirigenti sardi. La testardaggine sarda elevata a coerenza politica.

 

CHI SCENDE

 

EMANUELE POZZOLO
«Ognuno porti qualcosa», gli avevano detto invitandolo alla festa di Capodanno, e lui ha portato la sua pistola. Poi ha negato di aver sparato lui il colpo che ha ferito un ospite e si è rifiutato di consegnare il giubbotto, invocando l’immunità parlamentare. Ha ragione Giorgia Meloni a essere furiosa, perché la bravata del deputato piemontese rivela che dietro la prima fila di Fratelli d’Italia c’è una classe politica inadeguata al ruolo, impreparata al potere e un po' incosciente.

 

MATTEO SALVINI
Quando il suo quasi-cognato Tommaso Verdini è stato arrestato per corruzione, il leader della Lega deve aver pensato che il 2023 non poteva finire peggio. Si sbagliava. A rendergli indigesto il panettone magnum orgogliosamente esibito sui social accanto alla fidanzata sono arrivati i sondaggi che rivelano l’emorragia di elettori leghisti al Sud verso Fratelli d’Italia e poi la notizia che la sua popolarità come ministro sta scendendo (ora è al decimo posto, sorpassato da Tajani).

 

GIANLUIGI PARAGONE
Messo all’indice dalla Lega che lo aveva piazzato alla Rai come vicedirettore di RaiUno, espulso dal Movimento 5 Stelle che lo aveva eletto senatore, Paragone aveva fondato un movimento tutto suo dichiarando guerra a tutto e a tutti - l’euro, i vaccini, Bruxelles, il green pass, il Sistema - ma non è mai riuscito a sfondare, chiudendo la sua parabola con lo 0,47 per cento alle comunali di Cinisello Balsamo. E confermando che anche per fare i populisti bisogna essere dei professionisti.

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