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Cultura
febbraio, 2024

Sanremo 2024, vince Angelina Mango nella serata dell’ego in festa di Amadeus V

Si chiude il festival dei record col trionfo della "Noia". Secondo Geolier, terza Annalisa

Dovrebbe vincere una donna, lo dicevano tutti. Ed è successo, ma non con una donna a caso. Doveva vincere Angelina Mango, e lei, modestamente, l’ha vinto. Una giovane artista che in questo ultimo Sanremo è riuscita a trasmettere la gioia fisica con cui vive la musica. Angelina che cade sul palco durante l’esibizione e chiede scusa, Angelina che ringrazia con le mani unite e saltella, dice “Siete pazzi» e ringrazia la sua famiglia: «Grazie che siete venuti». Un’artista di razza che si sente “così piccola tra questi giganti”e in questo continuo contrasto, immersa nel suo inarrestabile stupore, canta la vita col ritmo che merita.

 

E così il sipario si chiude senza neppure l’intoppo della polemica sulla vittoria, che re Amadeus V non avrebbe mai voluto per chiudere la sua incredibile cavalcata festivaliera. Ghali, che ha detto guardando negli occhi tutto il pubblico presente “Stop al genocidio” non poteva che arrivare quarto e già è sembrato incredibile che fosse entrato tra i fantastici cinque. E Geolier, che per un’intera giornata ha disunito il paese dei mandolini si porta a casa il secondo posto che metterà accanto ai suoi 45 dischi di platino.

 

Al terzo posto Annalisa e il suo "Sinceramente", un talento che si costringe a indossare tormentoni come reggicalze nonostante con quella voce potrebbe dire quel che vuole, altro che Virna Lisi. Fuori Mahmood, solo sesto, con un brano che nella tasca della tuta gold si sarebbe potuto mangiare anche l’Eurovision. Settima Bertè e la sua “Pazza” premio della Critica Mia Martini, un inno alla libertà di essere Loredana, che dimostra al contrario della sua storia, che invece sì, è proprio una signora.

 

Il sipario si chiude sì, ma le tende del teatro le tira direttamente Amadeus. Amadeus che ha controllato tutto «Anche le transenne, me lo ha insegnato Pippo Baudo», finisce il suo percorso netto durato cinque anni, come una gigantesca pista di atletica in cui i record si superavano senza smettere mai di correre. Dieci milioni, undici, sedici, infiniti. 

 

Tutti hanno guardato il suo Sanremo ma non bastava perché quei tutti lo hanno vissuto in maniera esagerata, respirato, sofferto come un figlio fuori sede, che ricompare solo una settimana a febbraio ma che non riesci a non sentire ogni giorno. Così in una sfilata eterna dove la sera diventa giorno, Amadeus per il gran finale si gode il trionfo come fosse in vetrina, ringrazia e sorride, rimbrotta e consiglia, Sanremo si ama ripetuto come un mantra. 

 

Al suo fianco l’amico di sempre, il complice, il fratello Fiorello che si lascia contagiare con agio dall’euforia autoincensante al punto che non smette di citare persino Fabio Fazio, “Guarda che meraviglia qui altro che la Nove”. Poi balla e canta, fa una piroette consiglia la mappatura dei nei. Si abbracciano e si baciano, tutto risulta enorme, trenta canzoni al servizio del tormentone, un tempo dilatato, il televoto “incredibile”, la quantità di persone “non si era mai vista”. E persino le scale diventano due. 

 

Da domani, si comincia a pensare alla successione . Ma si teme il diluvio. Sarà assai dura ereditare un scettro di questa portata, trovare qualcuno capace di convincere questo strano Paese che vale davvero la pena sospendere la vita reale per giorni e soprattutto notti pur di stare dietro a Sanremo. Sì, sarà dura, perché Amadeus non voleva solo partecipare alla festa. Voleva avere il potere di farla muovere al suo ritmo. Come una cumbia

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