La Corte del Regno Unito prende tempo, Assange a un passo dagli Usa
«Julian non potrà mai essere al sicuro negli Stati Uniti: è il Paese che ha tramato per assassinarlo. A prescindere da quello che potrà fare l'attuale amministrazione, il Regno Unito sa bene che può accadere di tutto una volta che Julian si troverà sul suolo statunitense, soprattutto ora che mancano pochi mesi alle elezioni presidenziali».
A dirlo, intervistata dal Fatto Quotidiano prima dell'udienza di ieri, è Stella Moris, la moglie di Julian Assange. Il caso sembra arrivato quasi al termine dopo 14 anni. Il fondatore di Wikileaks è a un passo dall'estradizione negli Stati Uniti: le cui prigioni - denunciano familiari e sostenitori sparsi per il mondo - potrebbero diventare la sua tomba. Per il giornalista si consumeranno nei prossimi giorni le ultime speranze di un via libera in extremis della giustizia britannica almeno all'esame di un ulteriore appello di merito sulla sua consegna o meno alle autorità d'oltre Oceano.
La partita finale sulla trincea dei tribunali del Regno si è chiusa mercoledì, dopo due giorni di udienza, dinanzi a un'accoppiata di giudici dell'Alta Corte di Londra. I quali hanno preso tempo per valutare le argomentazioni contrapposte delle parti nel ricorso contro il rifiuto di primo grado di riaprire il caso. Caso da cui dipende il destino di una certa idea d'informazione, oltre a quello personale del cofondatore di WikiLeaks che ha divulgato, a partire dal 2010, circa 700.000 documenti riservati - autentici e non privi di rivelazioni imbarazzanti, anche su crimini di guerra commessi fra Iraq e Afghanistan - sottratti al Pentagono o al Dipartimento di Stato grazie a simboli del whistleblowing come Chelsea Manning.
L'esito interlocutorio delle udienze è stato comunicato in cella ad Assange, impossibilitato non solo a presenziare di persona ma anche ad assistervi in collegamento a causa dell'aggravamento - denunciato dai legali e da sua moglie Stella - di condizioni di salute sempre più precarie dopo quasi 5 anni di reclusione preventiva nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh (seguiti ai sette da rifugiato nella stanza dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra). Moris ha mostrato di non farsi troppe illusioni, rivolgendosi alle centinaia di dimostranti - inclusa una delegazione italiana del Movimento 5 Stelle - che anche ieri si è radunata a Londra sotto le insegne della campagna 'FreeAssange'. Persone che Stella, avvocata sudafricana specialista nei diritti umani, ha invitato a continuare a protestare "finché Julian sarà libero". Anche per "dimostrare ai giudici che il mondo li guarda" e ammonirli che il trasferimento in America è di fatto una questione "di vita o di morte" per il marito: non molto diversamente, nelle sue parole, da quanto appena capitato nella Russia di Vladimir Putin ad Alexei Navalny.
Toni fatti propri fra gli altri da testate e organizzazioni giornalistiche come Reporter Senza Frontiere, da Amnesty International, da esperti dell'Onu e dall'attuale governo laburista di Canberra di Anthony Albanese. E che tuttavia non è detto affatto possano bastare a convincere i giudici Sharp e Johnson, titolari dell'ultima parola per conto dell'Alta Corte londinese sullo sfondo di un percorso giudiziario finora largamente impermeabile alle ragioni della difesa. Giudici dinanzi ai quali gli avvocati di Assange, Edward Fitzgerald e Mark Summers, e quella incaricata di rappresentare il dipartimento di Giustizia statunitense, Clair Dobbin, hanno inscenato l'ultima puntata - salvo possibili code alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - d'una specie di dialogo tra sordi. Con i primi a evocare lo scenario di "una persecuzione contro la legittima attività giornalistica" del loro assistito e il diritto a far valere a tutela di Assange non solo le considerazioni sulla sua salute ma pure le indiscrezioni svelate negli ultimi anni sui piani discussi con la Cia ai tempi dell'amministrazione di Donald Trump su ipotesi di rapimento o assassinio del reprobo. E Dobbin a negare qualunque sospetto di "vendetta politica" e a sentenziare che Assange sarebbe andato "oltre i limiti del giornalismo", mettendo a suo dire in pericolo la vita d'informatori Usa o "incoraggiando l'attività di hacker come Manning". L'avvocata di Washington non ha mancato poi di "rassicurare" che il fondatore di WikiLeaks non sarà condannato negli States alla pena massima di 175 anni di carcere paventata dai suoi difensori: malgrado l'imputazione contro di lui resti improntata all'accusa di violazione dell'Espionage Act del 1917, vecchia legge applicata finora solo nei confronti di spie o militari traditori.
Dal Governo stretta sul lavoro nero, ma no al reato di omicidio
Stretta sul lavoro nero e sugli appalti irregolari, fino allo stop dai bandi. Il governo mette a punto il piano per rafforzare salute e sicurezza sul lavoro: più sanzioni, anche penali, più ispettori e controlli, formazione e qualificazione delle imprese. Dopo la tragedia nel cantiere di Firenze dove hanno perso la vita cinque operai, l'obiettivo - condiviso da tutti - è quello di fermare la strage sul lavoro e contrastare il sommerso. L'esecutivo lavora ad un provvedimento organico che andrà al prossimo Consiglio dei ministri. E prima, lunedì 26 febbraio, vedrà i sindacati e le imprese, convocate a Palazzo Chigi a partire dalle 8.30. Mentre Cgil e Uil scioperano e la Cisl si mobilita.
Il quadro delle misure allo studio emerge al termine della riunione del Cdm di oggi che si apre con l'informativa della ministra del Lavoro, Marina Calderone. Misure più severe: sul tavolo c'è l'interdizione dagli appalti da due a cinque anni in caso di gravi violazioni o di accertata responsabilità penale per reati in materia di salute e sicurezza. E per le imprese irregolari anche lo stop ai benefici fiscali e contributivi. In arrivo l'inasprimento delle sanzioni amministrative sul lavoro nero e irregolare e il ritorno di reati penali nell'appalto, subappalto e somministrazione illecita. Non si parla di introduzione del reato di omicidio sul lavoro, su cui si dice "contrario" il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che a tal proposito richiama l'esperienza dell'omicidio stradale, che "ha aumentato a dismisura la pena" e gli incidenti "non sono diminuiti ma aumentati".
Si ragiona invece su una norma di coordinamento delle procure della Repubblica sulle attività di indagini. Un tema rilanciato dai sindacati in piazza. I leader di Cgil e Uil, nella giornata dello sciopero di due ore proclamato insieme agli edili e ai metalmeccanici per dire "Mai più morti sul lavoro", manifestano proprio a Firenze nella zona del cantiere della tragedia. E chiedono al governo che si apra "una trattativa seria, di chiacchiere ne ho già sentite troppe", attacca Maurizio Landini, "non sia il solito film dove ci tengono mezz'ora a palazzo Chigi per poi fare quello che vogliono". Aspetto che evidenzia anche Pierpaolo Bombardieri: "Vorremmo dare il nostro contributo e avere testi scritti. Se il governo pensa di informarci su quello che ha già deciso siamo sulla strada sbagliata". Pronti ad andare avanti "se lunedì non parte una strada nuova, fino ad arrivare a manifestare a Roma", avverte Landini. Nel mirino gli appalti al massimo ribasso e i subappalti a cascata, la richiesta di investire di più sulla prevenzione, estendere le tutele previste negli appalti pubblici agli appalti privati, istituire la patente a punti. La Cisl non sciopera ma dà il via ad una mobilitazione con assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori e lancia un "patto di responsabilità", insieme ad un decalogo di proposte, che impegni governo, istituzioni, enti e parti sociali in una "strategia nazionale" per "fermare la scia di sangue", dice Luigi Sbarra. Che apprezza l'incontro convocato per lunedì dal governo, "un bel segnale" per riavviare il confronto, che deve essere "strutturato e permanente". Aumentare i controlli è l'altro fronte su cui puntare. I dati confermano un quadro critico: nel 2023 nelle ispezioni in edilizia il livello di irregolarità è risultato pari al 76% e superiore all'85% nel caso di aziende impegnate in lavori collegati al Superbonus 110%, come riferisce Calderone al Cdm. La ministra fa il punto anche sugli ispettori - 3.198 dell'Ispettorato nazionale del lavoro, a cui si aggiunge il personale ispettivo del Nucleo carabinieri, dell'Inps e dell'Inail - e assicura che quest'anno sarà possibile fare il 40% in più di controlli rispetto al 2023. E che saranno sbloccate le assunzioni per incrementare di 500 unità il contingente dell'Inl.
Navalany: "Ucciso con un pugno al cuore". Farnesina, Mosca chiarisca su morte
Una tecnica del Kgb, nota come "pugno unico", sarebbe stata usata per uccidere Alexei Navalny. Ne è convinto l'attivista per i diritti umani e fondatore dell'ong Gulag.net, Vladimir Osechkin, che al Times ha raccontato come l'oppositore russo sarebbe stato messo a tacere per sempre: un colpo sferrato all'altezza per cuore, dopo che Navalny era stato tenuto per ore a temperature sotto zero perché si indebolisse. Per risalire alle cause del decesso i familiari e i collaboratori di Navalny continuano a battersi per ottenere la restituzione del corpo.
La madre di Alexei, Lyudmila Navalnaya, ha presentato ricorso in un tribunale della città artica di Salekhard per ottenere il rilascio delle spoglie del figlio. L'udienza, che si svolgerà a porte chiuse, è stata fissata per il 4 marzo. La necessità di fare "chiarezza" sulla vicenda è stata evidenziata dalla Farnesina all'ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, convocato su indicazione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. L'Italia ha esortato Mosca a "porre fine" alle persecuzioni politiche e a garantire "piena libertà di espressione" nel Paese.
Per la rappresentanza diplomatica di Mosca, quelle della Farnesina sono "valutazioni politicamente faziose" in merito "alla situazione politica interna" della Russia. Mosca, ha evidenziato l'ambasciata, considera "inaccettabili" i "tentativi dei Paesi occidentali di strumentalizzare politicamente" la morte di Navalny, sulla quale sono in corso "tutte le perizie e gli accertamenti investigativi necessari". Da Londra sono intanto arrivate le prime sanzioni di ritorsione. Destinatari sei capi della colonia penale 'Polar Wolf' dove Navalny era detenuto da settimane e nella quale è morto. I sanzionati saranno soggetti a congelamento dei beni e al divieto di ingresso sul territorio del Regno Unito. "È un'ipocrisia tipica del governo britannico", ha commentato l'ambasciata russa a Londra, ricordando che "nel frattempo, i cittadini russi vengono uccisi con gli ordigni e i missili britannici forniti al fallimentare regime di Kiev".
Inchiesta sul Ponte di Messina, la Lega attacca il Pd
Rischia di giocarsi anche una partita giudiziaria sul futuro del Ponte sullo Stretto di Messina. La Procura di Roma ha formalmente avviato un fascicolo di indagine dopo un esposto depositato una ventina di giorni fa a piazzale Clodio dal deputato di Avs, Angelo Bonelli, dalla segretaria del Pd, Elly Schlein e da Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italia e in cui si chiede ai magistrati di accendere un faro sulla attività di "progettazione e realizzazione" della infrastruttura.
Al momento l'incartamento è stato rubricato come modello 45, ossia senza indagati o ipotesi di reato, e il procuratore capo Francesco Lo Voi lo ha affidato al pool di magistrati che si occupano dei reati contro la pubblica amministrazione. L'avvio del procedimento è stato sufficiente a scatenare una violenta polemica a distanza con la Lega compatta a sostenere il progetto e il ministro delle Infrastrutture, Salvini, e dall'altro fronte i leader dell'opposizione. «Il Pd e la sinistra sono contro le opere pubbliche, il lavoro e lo sviluppo del Paese. Si dimostrano nemici dell'Italia - l'accusa del Carroccio - Le loro minacce non ci fermeranno. Continuiamo a lavorare per sbloccare e completare tutte le opere ferme da troppo tempo». Rincara la dose lo stesso capo del dicastero: «Finché mi fate fare il ministro vado in ufficio per fare le opere pubbliche che servono a questo Paese e non saranno la sinistra qualche giudice o qualche giornalista di sinistra a farmi paura», dice Salvini.
Dal canto loro due dei firmatari della denuncia, Bonelli e Fratoianni, tornano ad attaccare il leader della Lega. «Ministro, il Ponte non è un diritto, è solo una tua esigenza politica - taglia corto il co-portavoce di Europa Verde e deputato di Avs- I diritti che chiedono gli italiani a gran voce sono quelli di avere ferrovie che funzionano, una sanità che funziona, scuole che non vadano a pezzi, costruire depuratori (quelli che mancano al sud)». Per il segretario di Sinistra Italiana «Salvini, e con lui la Lega, reagisce con troppo nervosismo alla notizia dell'apertura dell'inchiesta. Noi abbiamo soltanto chiesto una cosa semplice e sacrosanta che ci sia piena trasparenza su una grande, gigantesca opera come il Ponte».
Italia Viva critica invece chi ha promosso l'esposto perché è un metodo che «evidenzia la debolezza e la povertà di argomentazioni tecniche di chi li presenta». Nelle nove pagine di denuncia su cui i pm della Capitale sono chiamati ad indagare, i denuncianti chiedono chiarezza sul perché la Società Stretto di Messina Spa abbia "ritenuto di non rendere pubblici documenti fondamentali per l'entità del progetto e le procedure". In particolare nell'atto d'accusa dei tre leader dell'opposizione si afferma che la società "ha opposto più volte diniego alle richieste di fornire" ai denuncianti "sia la relazione di aggiornamento al progetto, che l'atto negoziale, nonostante un componente del comitato scientifico avesse pubblicamente affermato di aver reso pubblica la suddetta relazione". Per i parlamentari il rifiuto "della SdM Spa, che con il Decreto viene costituita quale società in house, di consegnare documenti espressamente previsti dal decreto impedisce di esercitare un diritto ed un'azione di controllo e verifica. La SdM Spa si è rifiutata di consegnare l'atto negoziale che consentirebbe di verificare in quanto tempo la società Webuild ha raggiornato un progetto complesso, vecchio di 12 anni". Gli inquirenti dovranno ora decidere i prossimi passi dell'indagine: affidare delega alla polizia giudiziaria e procedere ad eventuali iscrizioni nel registro degli indagati.
Biden definisce Putin "un pazzo figlio di puttana"
Come riportano i media americani, durante una raccolta fondi a San Francisco mercoledì il presidente Usa Joe Biden ha definito il presidente russo Vladimir Putin un "pazzo figlio di puttana" ("a crazy SOB", abbreviazione di "son of a bitch", ndr), avvertendo che c'è sempre la minaccia di un conflitto nucleare, ma che la minaccia esistenziale per l'umanità rimane il clima. «Questa è l'ultima minaccia esistenziale. È il clima. Abbiamo un pazzo figlio di puttana come quel Putin e altri e dobbiamo sempre preoccuparci di un conflitto nucleare, ma la minaccia esistenziale per l'umanità è il clima», ha detto Biden a un piccolo gruppo di donatori. In passato Biden aveva già usato l'imprecazione "figlio di puttana" contro altri. Nel gennaio del 2022, ricordano i media, era stato sorpreso al microfono a usare lo stesso termine contro un giornalista della Casa Bianca di Fox News.
Spot per la sicurezza stradale: è polemica, sarà cambiato
È polemica sui nuovi Spot del Mit per promuovere la sicurezza stradale mettendo in risalto comportamenti pericolosi tra quelli che creano maggiori incidenti stradali: l'uso di droghe, la distrazione per i telefonini, l'alta velocità. I ragazzi usati per raccontare gli episodi, cercando di fotografare momenti di euforia, sono quasi sempre senza cintura. Ma i filmati saranno cambiati, assicura il regista Daniele Falleri che si dice rammaricato, mentre il ministero delle Infrastrutture e Trasporti specifica che i filmati non sono ancora andati in onda sulla tv pubblica né è stata definita la loro effettiva programmazione. I tre Spot resi noti dal ministero sono tutti e tre centrati sui comportamenti scorretti di una comitiva di ragazzi e ragazze che entrati in macchina in un caso fumano uno spinello, nel secondo caso si distraggono guardando un cellulare e nel terzo decidono di fare una corsa viaggiando ad alta velocità. Alla fine dello Spot l'immagine si sdoppia: da una parte si vede il comportamento errato e l'incidente; dall'altra parte invece il diverso esito della serata se il guidatore rifiuta di fumare lo spinello, chiede di non essere disturbato o, come nel terzo caso, proprio non accende il motore e invita a prendersi una pizza. "Non fai la scelta giusta, fai l'unica possibile" dice alla fine il pilota-testimonial Giancarlo Fisichella. Ma in nessuna delle diverse situazioni i protagonisti dello Spot indossano le cinture di sicurezza.
Sul tema, che raccoglie molte critiche sui diversi canali social, si è acceso anche l'interesse della politica. È intervenuto il capogruppo del Pd in commissione vigilanza Rai Stefano Graziano per chiedere al dipartimento per l'editoria di bloccare la nuova campagna sulla sicurezza stradale. Lo stesso fanno con una nota un gruppo di deputati del M5s che attaccano Salvini: «Guardando bene la pubblicità - affermano i deputati pentastellati - tutte le persone nell'auto sono senza cinture di sicurezza allacciate. Uno spasso: è la mesta conferma che Salvini e sicurezza stradale sono due rette parallele destinate a non incontrarsi mai». È quindi intervenuto il regista che ha spiegato l'intento e annunciato alcune modifiche. «Rammaricano - ha affermato Falleri - le polemiche sugli Spot riguardo la sicurezza stradale, che sono stati realizzati unicamente con l'obiettivo di sensibilizzare i giovani su alcuni comportamenti della vita di tutti i giorni, senza edulcorazioni. L'intento di questi filmati è e rimane educativo, apporteremo quindi alcune modifiche affinché gli spettatori non vengano distolti dall'unico obiettivo che ci sta veramente a cuore: sensibilizzare tutti a contribuire, ognuno nel suo piccolo, a salvare vite umane».