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Cultura
febbraio, 2024

Sanremo 2024 e il giorno della Marmotta

Sanremo 2024
Sanremo 2024

Un eterno ritorno : Amadeus e l'amico Fiorello, Ibra e la sua verve, campioni di ieri e citazioni continue delle passate edizioni. Praticamente, ricominciamo da capo

«Manca pochissimo e poi nulla sarà più come prima» esordisce Mengoni. Invece, no. È tutto esattamente come prima, una citazione con la testa girata, un gigantesco Giorno della marmotta in cui si torna indietro continuamente, nonostante la musica provi a guardare davanti.

«Sai perché le tende piangono? Perché sono da sole». Una barzelletta ripescata dalla scuola elementare, mentre sul palco rispunta Ibrahimovic, come tre anni fa. Stessa acconciatura e stessa verve, si fa per dire. Però nel 2024 c’è il pubblico e qualche applauso tocca pur farlo. 

 

Ci sono di nuovo le poltrone, i sofà, i saldi fino a domenica. E i Negramaro cantano “Ricominciamo tutto”, neanche fosse un biglietto da visita per il primo appuntamento smisurato di questo Festival che chiude il ciclo, ma viste le premesse chi può dirlo, magari Amadeus ci ripensa, magari ci ha già ripensato e ricomincerà tutto da capo anche lui. C’è di nuovo l’amico Fiorello, che cerca di tenere in mano quel briciolo di entusiasmo e pettinato come un attore del muto si presenta con lo striscione “Ama pensati libero” ed è un attimo che si ritorna allo scorso anno con la piccola Chiara che scrive la letterina senza l’ombra di un pandoro a toglierle la luce. 

 

Tutto ricomincia, ancora e ancora, Mengoni canta “Due vite” sul palco e Lazza la “Cenere” fuori, chissà, magari vincono ancora. Sanremo del passato, come lo spirito del Natale di Scrooge, omaggia Toto Cutugno in bianco e nero e poi c’è la scopa con cui Morandi spazzò i resti dei fiori di Blanco, il materassino per l’aspirante suicida di Baudo, il retino per raccogliere gli spartiti lanciati dall’orchestra per la vittoria del principe, un pensierino per Bugo e Morgan. 

 

E mentre si alternano sprazzi di futuro, con giovani e giovanissimi che ascoltano solo i nati domani,  Il Volo fresco di elogi al buon governo, canta ancora a occhi chiusi, il pubblico si alza per la “Pazza” di Loredana Bertè e le sue lunghe gambe sfrontate, ieri come oggi e i Ricchi e Poveri come un regalo d’altri tempi tornano dopo 32 anni con le stesse faccette monelle. Altro che giorno della marmotta, si sfiora l’accanimento terapeutico in un Sanremo che ha fermato il Paese nell’attesa da mesi, con gli annunci nel tg di prima serata, evento regale scacciapensieri, purché di pensieri non ne dia neanche per scherzo. Al massimo una sorpresina a notte fonda, che fa capolino sotto gli occhiali di Dargen.

 

In mezzo alla sarabanda giocosa dell’eterno ritorno non trova il suo posto la parentesi della madre di Giogiò che legge la lettera al figlio ammazzato, una statua tragica buttata, stritolata nel modello C’è posta per te, tra una pubblicità e un reggicalze di Annalisa. Incomprensibile, come spesso Sanremo è stato, ma si va avanti, che un nuovo tormentone nato vecchio è pronto a entrare nel cervello per uscirne il prossimo anno. Quando si ricomincerà, ancora una volta.

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