Scrivo in relazione all’articolo “Algoritmo nel processo-maneggiare con cautela” pubblicato sul numero 9 (1 marzo) a firma avv. Paola Balducci, che contiene, a mio giudizio, affermazioni non corrispondenti al vero e gravemente lesive dell’immagine reputazionale della cooperativa CIPM che presiedo.
Nel merito, preciso che strumenti di valutazione del rischio sono espressamente previsti dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, in particolare dall’art. 51. In tema di trattamento degli autori di reato, previsti ex art. 16 Convenzione di Istanbul, secondo il comma 3 sono prioritarie la sicurezza delle vittime e l’attuazione dei programmi in coordinamento con i servizi di sostegno alle vittime. In tale prospettiva le Reti antiviolenza , le Forze dell’Ordine, la magistratura e i Centri per gli uomini autori di violenza, ed in particolare il CIPM, utilizzano, con riferimento alla violenza di genere e domestica, strumenti di valutazione del rischio condivisi, seppur non ancora validati a livello internazionale.
Preciso che il CIPM, ha contribuito a validare, insieme al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, strumenti specifici di valutazione del rischio per autori di reato sessuale. Si tratta di scale verificate su base statistica, metodo utilizzato da decenni nella clinica, con ottimi risultati in termini di abbattimento del rischio di recidiva. Rappresentano il più avanzato e prezioso metodo predittivo che si possa affiancare ai percorsi di trattamento intensificato che la cooperativa CIPM, su ispirazione di analoghi comprovati modelli internazionali, ha adottato dal 2005 presso la Casa di Reclusione di Milano-Bollate e presso il Presidio Criminologico territoriale del Comune di Milano. La conferma viene dai dati: su 363 detenuti trattati sono state rilevate in tutto 14 recidive, ovvero circa il 4%, un risultato estremamente incoraggiante che dovrebbe, mi permetto di dire, trovare migliore accoglienza anche presso un settimanale serio ed autorevole quale “L’Espresso”.
Non si tratta, in nessun caso, di strumenti di intelligenza artificiale. Ribadisco peraltro che la valutazione del rischio viene effettuata proprio con la finalità, che si contrappone al rischio di gender gap, di prevenire qualsiasi tipo di violenza di genere.